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VENEZIA: Andrea Micalizzi (Pd). “Nuova SR 10, opera monca dopo vent’anni di attese. La Regione rassicura a parole, ma i cantieri restano invisibili e la viabilità esistente cade a pezzi”

“A un anno dal trionfalistico avvio dei lavori con tanto di ruspa presidenziale, i cittadini si ritrovano con l’ennesima promessa a metà: una strada che nasce già monca e un cronoprogramma che rischia di slittare ulteriormente, mentre chi percorre quotidianamente i tratti esistenti deve fare i conti con un asfalto pericoloso e abbandonato”. Con queste parole, il vicepresidente del Consiglio regionale, Andrea Micalizzi, commenta “lo stato del cantiere della Nuova Regionale 10, l’infrastruttura da quasi 170 milioni di euro che dovrebbe collegare la Bassa Padovana. Nonostante le rassicurazioni che arrivano da Venezia, la realtà sul territorio è ben diversa: i sindaci sono costretti a scrivere per avere aggiornamenti e i cittadini vedono recinzioni arancioni, ma pochissime macchine in movimento. È inaccettabile che dopo vent’anni si parli ancora dei ritardi un’opera che si fermerà a Borgo Veneto, e che rinuncerà di fatto a completare il tracciato originario fino a Montagnana e Legnago. La Regione continua a parlare di fasi e cronoprogrammi, ma intanto l’orizzonte del completamento si sposta già verso il 2029”.
Il Vicepresidente del Consiglio regionale sottolinea inoltre “l’urgenza di intervenire sulla sicurezza della rete attuale: mentre si attendono i famosi mille giorni per pochi chilometri di variante, il tratto esistente tra Monselice e Carceri versa in condizioni preoccupanti. Non si può pensare solo alle inaugurazioni future dimenticando la manutenzione del presente: il manto stradale degradato mette a rischio la sicurezza degli utenti e non garantisce più la stabilità della circolazione”.
“Alle slide e alle foto aeree – conclude Micalizzi – devono seguire i fatti: chiediamo alla Giunta di smetterla con gli annunci e di garantire tempi certi. Parliamo di un’opera fondamentale per la Bassa Padovana, che altrimenti rischia di restare isolata e priva di collegamenti efficienti; un’infrastruttura strategica per la competitività delle nostre imprese e per la mobilità dei cittadini. Il territorio non può più accontentarsi di un’arteria monca”.

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