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METALMECCANICA VENETA: STATO DELLE CRISI INDUSTRIALI E DELLA CONTRATTAZIONE

“Difendiamo il lavoro, ma continuiamo anche a conquistare salario e diritti. Di fronte a un’industria a due velocità servono politiche industriali mirate e investimenti” .La mappatura realizzata dalla Fiom Cgil Veneto registra oltre 80 situazioni aziendali di crisi o difficoltà, che coinvolgono oltre 9.000 lavoratrici e lavoratori. Allo stesso tempo, però, nello stesso sistema industriale si continuano a realizzare contrattazioni aziendali di alto valore e importanza: quasi 90 accordi, molti dei quali con aumenti salariali significativi e nuovi diritti.

Da questa istantanea dell’industria metalmeccanica veneta è evidente che si sta attraversando una fase difficile e profondamente articolata. Ci sono settori e aziende che stanno soffrendo pesantemente la riduzione degli ordini e dei volumi produttivi, mentre altri comparti e altre imprese continuano a registrare risultati positivi, investimenti e redditività. La situazione più rilevante nel panorama regionale è certamente quella di Electrolux, per dimensione occupazionale e per il peso che il gruppo e la sua filiera hanno nel sistema industriale veneto e nazionale. Ma Electrolux non è un caso isolato.

La mappatura della Fiom Cgil del Veneto registra situazioni difficili nell’automotive, nella siderurgia, nella componentistica, nei macchinari, nella termomeccanica e in altri comparti della metalmeccanica.

Tra i casi più significativi ci sono la AGCO nel vicentino, la FDF nel veronese, l’Agritalia a Rovigo, la Speedline nel veneziano, la Inglass a Treviso, la Hydro a Feltre, la Aluminium Die Casting a Padova, tutte realtà in cui i lavoratori e le lavoratrici stanno soffrendo il ricorso agli ammortizzatori sociali. Ma queste sono solo alcune delle situazioni, che, sommate, descrivono una difficoltà industriale che non può essere sottovalutata. “Non siamo però di fronte a una crisi omogenea e generalizzata. È proprio questo uno degli elementi sui quali riteniamo necessario richiamare l’attenzione. La metalmeccanica veneta è composta da filiere, settori e aziende molto diversi tra loro. Alcuni sono esposti maggiormente alla crisi dell’automotive, alla debolezza della domanda europea o alla competizione internazionale; altri continuano invece a lavorare a pieno regime e a produrre risultati economici importanti. Dietro le difficoltà attuali esistono certamente ragioni congiunturali, ma ci sono soprattutto problemi strutturali che il nostro sistema industriale si trascina da anni.” Commenta Antonio Silvestri, segretario generale della Fiom del Veneto, continuando: “La frammentazione e la fragilità delle filiere produttive, il nanismo industriale, gli insufficienti investimenti in ricerca, innovazione e nuove produzioni, la dipendenza da decisioni assunte da multinazionali che hanno altrove i propri centri decisionali e il crescente costo dell’energia stanno rendendo una parte del nostro sistema produttivo più vulnerabile di fronte alle trasformazioni in corso. A questo si aggiunge l’assenza, ormai da troppo tempo, di una vera politica industriale nazionale capace di scegliere quali produzioni strategiche difendere e sviluppare e di accompagnare le transizioni tecnologiche ed energetiche. Per questo non basta intervenire quando una crisi è già esplosa. Servono politiche industriali nazionali e regionali, investimenti pubblici e privati, energia a costi competitivi, ricerca, innovazione e un rafforzamento delle filiere e delle dimensioni industriali. Dobbiamo decidere quali produzioni vogliamo continuare a realizzare in Veneto e in Italia nei prossimi dieci o vent’anni, invece di limitarci a gestire gli ammortizzatori sociali quando quelle produzioni vengono messe in discussione.”

Accanto ai disastri e alle crisi ogni tanto accadono esempi positivi, come l’acquisizione della Riello da parte di Ariston, che potrebbe essere una delle poche operazioni con una visione industriale seria e ampia degli ultimi anni. “Fondamentale importanza in questo frangente è stato pretendere l’apertura di un tavolo al ministero specifico sulla termoidraulica che ha permesso di evitare la svendita a soggetti speculativi e ha dato spazio per poter costruire un’alternativa industriale seria e in controtendenza con quanto invece abbiamo vissuto negli ultimi anni, cioè Il fatto che diverse aziende metalmeccaniche venete sono finite nelle mani dei fondi finanziari. Questi soggetti si presentano come specialisti del rilancio industriale, capaci di acquisire e risanare stabilimenti considerati non strategici dai grandi gruppi che li cedono. La realtà, però, racconta spesso una storia diversa. E, in molti casi, questi fondi finiscono per assumere il ruolo di liquidatori industriali, incaricati di accompagnare aziende e stabilimenti verso la chiusura o il fallimento. Significativa per spiegare questi movimenti è la vicenda di Accursia Capital. Nel Nord-Est questo fondo ha lasciato dietro di sé una vera e propria scia di aziende in crisi o avviate verso la chiusura, una storia che vale la pena ricostruire perché rappresenta in modo esemplare il modello di intervento di una parte della finanza contemporanea. In meno di due anni Accursia Capital ha acquisito quattro aziende metalmeccaniche del Nord-Est, tutte operanti nel settore della pressofusione e dello stampaggio dell’alluminio: la Likum di Treviso, 120 dipendenti, acquisita nel 2022 e chiusa nel 2025; la Costampress di Venezia, 125 dipendenti, acquisita nel maggio 2025 e oggi a rischio liquidazione giudiziale; la Friulpress di Pordenone, 170 dipendenti, acquisita nel marzo 2025 e ceduta appena un mese dopo a una società immobiliare con un capitale sociale di appena 2.000 euro; la Aluminium Die Casting di Padova, 40 dipendenti, acquisita nell’ottobre 2025 e rivenduta pochi giorni dopo alla stessa società immobiliare che aveva rilevato Friulpress. Parliamo complessivamente di circa quattrocento lavoratrici e lavoratori coinvolti in una serie di operazioni che tutto avevano come obiettivo, tranne che il rilancio strutturato e ponderato di queste realtà industriali nordestine.” Sottolinea il segretario generale del sindacato dei metalmeccanici della Cgil veneta.

Fortunatamente la fotografia della metalmeccanica veneta ha anche un’altra faccia: la contrattazione aziendale acquisitiva, sviluppata e presente in tutto il territorio regionale. La contrattazione aziendale di secondo livello portata avanti dalla Fiom nei luoghi di lavoro non si è fermata e ha prodotto risultati economici e normativi molto significativi. Ci sono premi di risultato che raggiungono cifre importanti: 5.000 euro alla Stam, fino a 3.600 euro alla Carel, 3.400 euro all’Alfa Laval, 2.600 euro all’Irsap, 2.580 euro alla Piaggio-Aprilia, 2.400 euro all’Asfo, alla Pandolfo Alluminio 2750 euro, alla Forgitall, all’Aquatech 3.830 euro. A questi si aggiungono aumenti fissi, welfare, quattordicesime, indennità e miglioramenti delle maggiorazioni. Non si tratta soltanto di aumentare salario perché la contrattazione aziendale interviene in maniera sempre più significativa anche sulla qualità del lavoro e della vita: permessi aggiuntivi, sostegno alla genitorialità, miglioramenti dei congedi parentali, flessibilità degli orari, borse di studio, formazione, previdenza complementare, indennità per il lavoro notturno e la reperibilità, conciliazione tra vita e lavoro.

Alla Parker il premio può arrivare fino al 10% della RAL e l’accordo comprende welfare e ulteriori istituti normativi. All’Irsap, oltre al premio di risultato e al welfare, sono previste misure sulle indennità e sulla genitorialità, alla Cebi Motors si è arrivati a stabilire una limitazione dell’uso dello staff leasing, e ad avere un giorno in più al mese per patologie di genere e 8 ore di permesso per gestire l’inserimento dei figli a scuola. Mentre all’Aquatech sono stati istituiti 500 euro di welfare per la nascita di un/a figlia/o e alla Salvagnini si indicizza all’inflazione anche il trattamento di trasferta. Questi sono esempi concreti di cosa significa contrattare la redistribuzione della ricchezza prodotta. “Il messaggio che emerge da questi dati è chiaro: non permetteremo che le crisi industriali vengano utilizzate come alibi per comprimere salari e diritti. La buona contrattazione aziendale dimostra inoltre che competitività e diritti non sono in contraddizione. Le imprese più solide non sono quelle che pagano meno il lavoro, ma quelle che investono, innovano, valorizzano le competenze e costruiscono relazioni industriali avanzate. Per questo la Fiom Cgil Veneto continuerà a muoversi su due fronti: difendere il lavoro e conquistare salario e nuovi diritti.” Conclude il segretario della Fiom regionale Antonio Silvestri. 

 

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