La manifattura in Veneto resiste ma cresce solo nell’export. Ordini in calo, personale specializzato, caro energia e materie prime preoccupano le imprese

Un sistema imprenditoriale che tiene, ma che è ancora lontano da un orizzonte di crescita. Occupazione e investimenti mostrano segnali di tenuta, mentre a frenare le Pmi sono soprattutto le fragilità sul fronte degli ordini e la difficoltà, ormai strutturale, nel reperire personale specializzato. È quanto emerge dall’analisi congiunturale condotta da Confimi Industria sullo stato dell’industria manifatturiera in Veneto, che analizza il consuntivo del primo semestre 2026 e le previsioni per il secondo semestre dell’anno. Nonostante una tenuta stabile dell’occupazione (68,7%) e degli investimenti (54,3%) nel primo semestre, l’analisi elaborata dal Centro Studi Confimi sul campione delle aziende venete, segnala l’instabilità degli ordini. Quasi un’impresa su tre (29,9%) ha registrato un calo, la percentuale più alta tra tutti gli indicatori. Consolano le attese per il secondo semestre: gli ordini in calo scendono al 23,9%, con più imprese che si aspettano stabilità (50,5%).
A livello territoriale, assume particolare rilievo la tenuta della Provincia di Padova, il cui sistema imprenditoriale si conferma il più numeroso a livello regionale con circa 85.000 unità operative attive. All’interno del comparto manifatturiero padovano si registrano dinamiche eterogenee, specialmente sul fronte delle esportazioni nei primi mesi del 2026: a trainare le vendite all’estero è il settore moda, che registra una notevole crescita del 15%. Al contrario, si nota un rallentamento in un settore trainante per il territorio come la meccanica, che segna una flessione dell’1,9%.
Sul fronte del lavoro, il nodo principale per le aziende della Confederazione resta la difficoltà nel reperire personale, segnalata dal 42,3% del campione, cui si aggiunge il carico fiscale sul costo del lavoro (37,3%). Il personale di produzione specializzato è il profilo più difficile da trovare (46,3%), ma la carenza si allarga a progettisti, Ricerca &Sviluppo, qualità, controller e pianificazione: per queste professionalità, un’azienda su due fatica a reperire o trattenere risorse. Il problema non riguarda solo i tecnici “alti”: attraversa trasversalmente l’intera produzione qualificata.Tra le criticità segnalate dalle imprese, pesano anche i costi per energia elettrica e gas (24,9%), l’eccessivo carico burocratico (23,9%) e le difficoltà di reperimento delle materie prime (23,2%). Tre fattori che disegnano un triangolo dell’insostenibilità e che, comprimendo i margini, rendono le imprese italiane non competitive sui mercati europei ed extraeuropei.
Da segnalare, infine, il ricorso agli ammortizzatori sociali: meno di un’impresa su dieci li ha utilizzati nel primo semestre, con la previsione in lieve aumento nel secondo. Il motivo principale segnalato dagli imprenditori è la riduzione degli ordini e la crisi del settore, che da sola spiega oltre la metà dei casi (50,8%). I costi energetici e l’aumento dei prezzi delle materie prime sono invece indicati come cause primarie per due imprese su dieci.
“Lo stato di salute della Manifattura Veneta presenta luci ed ombre , afferma Raffaele Zanon, Presidente di Confimi Industria Padova Rovigo, la proverbiale capacità di resilienza è sempre forte, con dati di crescita per l’export, ma pesano l’instabilità dei mercati internazionali e l’inefficienza strutturale del sistema economico italiano ed europeo”. “Le previsioni per il secondo semestre dell’anno, aggiunge il Presidente Raffaele Zanon, restano caute, gli ordini migliorano soprattutto per l’export, ma la strada verso la crescita resta ancora lunga: le performance delle nostre Imprese sono zavorrate dagli insostenibili extra costi energetici, fiscali e burocratici”.



