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Ancora asini in corsa per una rievocazione: la tradizione sappia evolversi

Le associazioni IHP  Italian Horse Protection, Partito Animalista Italiano del FVG e Animal Pride Defending Association tornano a sollevare una questione che si ripresenta puntuale a ogni palio: perché gli animali, in questo caso gli asini, devono ancora essere esposti a stress, folla e corse in nome di una rievocazione storica?

Porcia, 26 settembre – Lettera-appello inviata questa mattina al Comune di Porcia

Sabato 26 settembre a Porcia si terrà il Palio di Porcia, con la 39ª Rievocazione Storica del 494° anniversario della visita dell’Imperatore Carlo V ospite dei Conti di Porcia e la 121ª edizione, non competitiva, dell’antica sfida tra gli allevatori “dei Mus” della Contea.

Non contestiamo il valore culturale e identitario di una ricorrenza che unisce una comunità intorno alla propria storia. Contestiamo l’idea che quella storia debba essere raccontata mettendo in scena animali costretti a correre in un contesto di caos, rumori e incitamento del pubblico. Una rievocazione, per quanto legata alla tradizione, dovrebbe dimostrare di essersi evoluta anche nella sensibilità verso le creature viventi. A sottolinearlo, in una nota congiunta, le associazioni Italian Horse Protection con il presidente Sonny Richichi, il Partito Animalista Italiano del FVG con il coordinatore Fabio Rabak e la portavoce Irene Giurovich e l’Animal Pride Defending con la presidente Patrizia Munarin: le associazioni hanno anche inviato oggi una lettera-appello al Comune di Porcia per chiedere una revisione per le prossime edizioni.

Al giorno d’oggi sappiamo bene, e la letteratura scientifica lo dimostra, che “gli equidi – se esposti al pubblico, in un ambiente eccessivamente carico di stimoli e costretti a fare cose contro natura come ad esempio una gara – subiscono forme estreme di stress e di disagio psicofisico che sconfinano nel maltrattamento etologico”, dichiara il presidente di IHP Sonny Richichi.  Le rassegne sul benessere equino concordano nel ritenere che le gare, incluse quelle non competitive, comportino un aumento temporaneo del cortisolo, una frequenza cardiaca elevata e cambiamenti in molti altri indicatori fisiologici di stress. E gli stessi studi ricordano che lo stress dipende dalla percezione della minaccia da parte dell’animale, non dalla nostra valutazione dell’evento: ciò che a noi appare festoso può essere vissuto dall’animale come pericoloso e foriero di malessere che sfocia in maltrattamento.

Le nostre richieste – Ci chiediamo perché tutto questo debba ancora essere inscenato a scapito del benessere animale, in nome di una rievocazione che non richiede necessariamente l’esibizione e la corsa di animali. Chiediamo agli organizzatori, alle amministrazioni e ai cittadini di avviare una rivisitazione delle feste storiche che ne preservi la memoria e il valore comunitario, sostituendo la presenza degli animali con alternative moderne: corse di figuranti, carri e sfilate in costume, rappresentazioni teatrali, installazioni e percorsi storici. Una tradizione viva è quella che sa cambiare e che oggi tiene conto anche delle istanze degli animali.

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