UDINE, GIORNATA DI SANGUE NEL CARCERE: TRE POLIZIOTTI IN OSPEDALE DOPO LA FOLLE AGGRESSIONE DI UN DETENUTO

Violenta aggressione nella Casa circondariale di UDINE a tre poliziotti penitenziari in servizio: responsabile un detenuto straniero. Lo denuncia del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria. “In data 19.5.25 verso le ore 12.30 presso la Casa Circondariale di Udine, un detenuto senegalese di importante prestanza fisica ed ex pugile, trasferito ad Udine da Verona per motivi di sicurezza essendosi reso protagonista di numerose aggressioni al personale di Polizia penitenziaria, durante una contestazione disciplinare, dinanzi al Comandante facente funzioni ed il Funzionario Giuridico Pedagogico, dava in escandescenza colpendo con un pugno al viso un Vice Ispettore di Polizia penitenziaria presente alla contestazione, per poi afferrarlo al collo”, spiega il delegato nazionale Sappe Massimo Russo. “Veniva contenuto dal personale presente con notevoli difficoltà e durante tali operazioni il detenuto riusciva a colpire al viso e a strattonare per un braccio il Comandante facente funzioni; altresì, faceva cadere con il ginocchio a terra un Agente. Lo stesso detenuto già il giorno 15 u.s. si era reso protagonista di altra aggressione al personale di Polizia prontamente contenuta. A seguito di tali ultimi eventi sia il detenuto è sia 3 poliziotti sono rimasti feriti, con prognosi di zero giorni per il detenuto è in valutazione da parte del Pronto Soccorso per il Personale di Polizia”. “Incredibile che l’amministrazione penitenziaria continui a trasferire detenuti, per motivi di sicurezza, in strutture con carenze di organico e sovraffollate e con seri problemi di adattamento alla vita intramuraria”, denuncia Russo. “In questa mala gestione, gli eroi silenziosi della Polizia penitenziaria continuano a pagarne le conseguenze con il totale disinteresse dell’amministrazione”.
Donato Capece, segretario generale del Sindacato, ricorda che “il SAPPE da decenni chiede l’espulsione dei detenuti stranieri, un terzo degli attuali presenti in Italia, per fare scontare loro, nelle loro carceri, le pene ma anche la riapertura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari dove mettere i detenuti con problemi psichiatrici, sempre più numerosi, oggi presenti nel circuito detentivo ordinari.”. “Il disagio mentale, dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, è stato riversato nelle carceri, dove non ci sono persone preparate per gestire queste problematiche, mancano strutture adeguate e protocolli operativi”, evidenzia. “La Polizia Penitenziaria non ce la fa più a gestire questa situazione e nei prossimi giorni valuterà se indire lo stato di agitazione. L’effetto che produce la presenza di soggetti psichiatrici è causa di una serie di eventi critici che inficiano la sicurezza dell’istituto oltre all’incolumità del poliziotto penitenziario. Queste sono anche le conseguenze di una politica miope ed improvvisata, che ha chiuso gli ospedali psichiatrici giudiziari senza trovare una valida soluzione su dove mettere chi li affollava. Gli OPG devono riaprire, meglio strutturati e meglio organizzati, ma devono di nuovo essere operativi per contenere questa fascia particolare di detenuti”.
Il leader nazionale del SAPPE torna a sollecitare più tecnologia e più investimenti per il sistema carcere: “la situazione resta allarmante, anche se gli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria garantiscono ordine e sicurezza pur a fronte di condizioni di lavoro particolarmente stressanti e gravose. I decreti svuota-carceri, che più di qualcuno continua ad invocare ad ogni piè sospinto, da soli non servono: serve una riforma strutturale dell’esecuzione, serve il taser per potersi difendere dai detenuti violenti e la dotazione di body-cam”. “Quel che servono sono fatti concreti”, conclude Capece: “delle dichiarazioni di intenti i poliziotti penitenziari, che in carcere lavorano nella prima linea delle sezioni detentive h24, non sanno che farsene”.



