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ATTACCO HACKER. Lazio: una lezione da non dimenticare

 

Tra spyware e attacchi hacker si sta realizzando quella “profezia” e consiglio di cui vi accennavo in sede di rassegna stampa: prendere coscienza di un mondo in cambiamento dove le agorà mediatiche e pubbliche si sono sempre più spostate verso il digitale con comunità che vivevano la “piazza fisica” trasformate in communities web che ora più che mai sono tutt’altro che semplicemente virtuali…

Le communities, infatti, sono l’evoluzione di una socialità mutata e che vive in un mondo ibrido ed estremamente connesso dove le chiavi per quel mondo sono nelle mani potenzialmente di tutti.

Con gli smartphone, l’accesso al democratico internet ha permesso al cittadino, infatti, di diventare un netizen, un vero e proprio cittadino “connesso” a cui, però, ancora mancano i sani principi del vivere sociale digitale!

Per troppo tempo, infatti, concepire il web come una “realtà altra” e virtuale, ne ha comportato una sottovalutazione e da qui la cristallizzazione di una concezione che, ad oggi, possiamo renderci conto di quanto fosse errata e che proprio così ci ha anche reso inconsapevolmente complici di quella  radicalizzazione di un nuovo stato di natura alla Locke: il luogo perfetto ed insondabile in cui poter dar sfogo alle proprie tensioni represse o almeno così si credeva…

 

Devianza, aggregazionismo di varia natura che dal web riempie le piazze vere e proprie delle città, ma anche beneficenza, sensibilizzazione, emancipazione, insomma la tecnologia nella tecnologia ha permesso di comunicare “con e attraverso il web” aprendo tante piccole porticine che possono essere però anche violate da criminali (che di virtuale hanno ben poco se non il modus operandi)  e come accaduto con l’attacco hacker alla regione Lazio e che nonostante le indagini incrociate di Fbi ed Europol e il salvataggio dei dati di backup, fa ancora temere per la loro vendita sul dark web.

Luciana Lamorgese – Ministro dell’Interno del governo Draghi

 

Lamorgese dal Copasir: “Alzare livello di sicurezza”

 

La fiducia nel mondo iperconnesso si evolve, così, diventando fiducia digitale e fatti anche come questo della Regione Lazio ci ricorda quanto ad oggi sia fondamentale non abbassare mai la guardia anche e soprattutto quando si tratta di accesso al web, quel dedalo “virtuale” che conserva la complessità del suo alter ego.

Nel mondo online come in quello offline, infatti, fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio, e ad oggi questa massima gode di indiscussa approvazione e forse pure mai come prima…

Sembrano essere, infatti, molto lontani i tempi delle password uniche alla “dadada” di Zuckerberg prima che gliela hackerassero nel 2012 e che trovano conferma in quanto osservato da un’indagine sul digital trust condotta da Frost & Sullivan e CA Technologies, per cui la fiducia dei consumatori italiani sulla capacità delle organizzazioni di proteggere i loro dati risulta essere al minimo.

Incredulità poi fondata se senza tanti giri di parole si viene a sapere che i nostri dati anche con i semplici “consensi” vanno a finire in un vaso di Pandora da vendere tranquillamente al miglior offerente.

E che l’accesso ai nostri dati sia diventato prioritario e il vero business a cui tutti mirano ce ne siamo ormai resi conto tutti, o quasi…

E allora ecco che anche noi ci troviamo ad essere trasformati in dati, preferenze, password, codici che rappresentano a tutti gli effetti il nostro sé digitale a rischio se entrasse in possesso di mani sbagliate.

I consumatori che per molto tempo sono stati così “share friendly”, ad oggi sembrano però aver compreso l’importanza della cara e vecchia privacy che prende le sembianze di quel crollo del digital trust e come registrato dal Digital Trust Index in grado di misurare la fiducia in senso digitale.

Il crescente sospetto degli users denuncia il bisogno di trasparenza e di tutela per i propri dati che oggi più che mai, con l’avvento dei dati sanitari “online” oltre a tutti i servizi connessi, portano la nostra esistenza all’interno degli schermi e da qui la necessità doverosa non solo di un approccio etico nei confronti di tutti quei dati ma anche in termini di media education per noi netizen.

Di Eleonora Passarella

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