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BELLUNO : VERTENZE HYDRO ED EDIM BOSCH, ANCHE IL PREFETTO SOLLECITA L’INTERVENTO IL GOVERNO

Nel corso dell’incontro che si è tenuto stamattina in prefettura a Belluno si sono affrontate le situazioni delle due aziende bellunesi sull’orlo della chiusura, entrambe in mano a multinazionali che intendono lasciare il territorio, senza preoccuparsi né della tenuta sociale e occupazionale del bellunese né del futuro di 200 lavoratori e lavoratrici. Il prefetto Roccoberton ha espresso la sua preoccupazione per le due vertenze e ha confermato alle Rsu e ai sindacati il proprio impegno per la convocazione al Mimit dei tavoli di crisi, informando i presenti di aver già inviato a Roma una nota formale per sollecitare il governo.

“Cura, Coraggio e Collaborazione” sono le parole che ogni lavoratore e lavoratrice della Hydro di Belluno legge quando timbra il cartellino, lo slogan della multinazionale e la costante di ogni giornata. Tre parole importanti che però in questi anni sono state onorate solo da lavoratori e lavoratrici che si sono sempre impegnati e hanno sempre fatto la loro parte, mentre l’azienda non ha avuto alcuna cura del sito, non facendo alcun investimento che potesse rendere lo stabilimento più produttivo (gli ultimi investimenti sono stati fatti da Sapa prima della cessione e quindi risalgono alla prima metà degli anni 10) né cura delle persone, la mancanza di coraggio la stanno dimostrando in questi giorni, con la decisione di chiudere alla prima difficoltà e collaborazione, da parte dell’azienda, non ce n’è mai stata, visto che la proprietà ha sfruttato e fatto cassa finché ha potuto e adesso, invece di fare la loro parte, chiudono, come hanno già fatto anche a Bolzano (venduta) e a Fossanova (mai più riaperta) negli scorsi anni. Una modalità di azione simile a quella delle locuste, che distruggono tutto ciò che trovano dopo averne eroso ogni linfa vitale. Non si può pensare di fare profitto solo sfruttando le persone, senza fare alcun investimento migliorativo. E anche in Edim-Bosch la modalità è stata simile, hanno rilevato l’azienda perché gli serviva per non interrompere le forniture e per non pagare le altissime penali legate alle consegne, però non hanno mai fatto investimenti, anzi hanno lavorato per svuotare la fabbrica visto che dai 160 dipendenti che erano sono diventati e non hanno più clienti. “La provincia di Belluno non può rassegnarsi a perdere le proprie industrie e a vedere cancellata la propria anima manifatturiera. Chiediamo a tutti e in primis al governo di intervenire quanto prima perché ci siano dei tavoli ministeriali in cui individuare soluzioni che non siano la chiusura. La nostra priorità è che non si chiuda nessuno dei due stabilimenti e questa dovrebbe essere la posizione di tutte le forze politiche e degli enti preposti. La questione delle vendite e della ricerca di acquirenti viene in subordine per noi.  E per quanto riguarda Hydro sono i bilanci della stessa azienda a dimostrare che non c’è alcuna necessità di arrivare ad una chiusura.” ha dichiarato Stefano Bona, segretario della Fiom Belluno, dopo l’incontro con il prefetto. 

 

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