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I Testimoni di Geova contro l’Italia. Secondo la Corte di Strasburgo ‘sono discriminati’ e boccia il mancato accordo con lo Stato e l’esclusione dall’8 per mille.

L’esclusione della Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova dal sistema delle intese con lo Stato Italiano previsto dall’articolo 8 della Costituzione e, di conseguenza, dall’accesso ai benefici collegati, tra cui l’8 per mille, costituisce una forma di “discriminazione”. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo nella sentenza sul ricorso presentato dalla Congregazione nel 2016, ravvisando una violazione del diritto alla libertà religiosa e del diritto al rispetto dei beni. Nel ricorso, i Testimoni di Geova sostenevano di non essere mai riusciti a concludere un’intesa con lo Stato italiano nonostante i ripetuti tentativi avviati a partire dal 1977.Le intese consentono alle confessioni religiose diverse da quella cattolica di disciplinare i propri rapporti con lo Stato e di accedere al meccanismo dell’8 per mille. Secondo i giudici di Strasburgo, l’Italia non ha dimostrato che la differenza di trattamento rispetto riservato ai Testimoni di Geova fin qui rispetto  alle altre confessioni ,che hanno ottenuto un’intesa,  fosse fondata su una “giustificazione oggettiva e ragionevole”. La Corte ha inoltre respinto le argomentazioni del governo secondo cui alcune posizioni dei Testimoni di Geova – in particolare sul rifiuto delle trasfusioni di sangue, sulla donazione di sangue e sulla partecipazione al votopotessero giustificare il mancato accordo, rilevando che tali pratiche non configurano una violazione della legislazione italiana.

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