Padova premiata a Roma per la valorizzazione della figura di Giulia Bigolina, unica donna a scrivere un romanzo in prosa nel Rinascimento

Il Comune di Padova è risultato vincitore di un premio nella categoria Donne di Penna per la biografia della scrittrice e poetessa Giulia Bigolina, nell’ambito dell’avviso pubblico del Dipartimento per le Pari Opportunità Italia delle Donne per l’individuazione di figure femminili che hanno istituito un legame significativo con il territorio e che meritano di essere sottratte all’oblio e di far parte della memoria nazionale. La cerimonia di premiazione si è svolta questa mattina a Roma al Maxxi e in rappresentanza del Comune ha partecipato la Consigliera Comunale Etta Andreella, Presidente della I Commissione Consiliare “Politiche della qualità della vita, digitalizzazione, pari opportunità, sicurezza, partecipazione e decentramento”.
L’assessora alle politiche di genere e pari opportunità Margherita Colonnello, sottolinea: “Con questo riconoscimento diamo nuova luce a una nostra importante concittadina che, secoli fa, ebbe il la volontà e il coraggio di descrivere un mondo di parità tra uomo e donna. Sono grata al lavoro della Commissione Pari Opportunità e all’associazione Toponomastica al femminile per aver contribuito a questo importante risultato che esalta la figura di Giulia Bigolina e, con lei, della nostra città”.
La Presidente della Commissione Pari Opportunità, Chiara Cattani commenta:” Mesi fa alla notizia della pubblicazione del bando nazionale del Dipartimento per le pari opportunità allo scopo di rintracciare le donne dimenticate che hanno fatto la storia dell’Italia non ho esitato a muovermi e spronare chi poteva darmi delle risposte. Era il mio passo che la Commissione intraprendeva, consapevole del significato che una tale partecipazione non avrebbe dovuto essere lasciata nel cassetto. Oggi siamo tutti soddisfatti, la menzione della biografia di Giulia Bigolina una “donna di penna” del nostro territorio, unica donna del Rinascimento a scrivere un romanzo in prosa incentrato sull’uguaglianza tra uomo e donna, è il miglior riconoscimento per la città e un buon auspicio per il lavoro della commissione”
Biografia di GIULIA BIGOLINA (1518-1569) –
La padovana Giulia Bigolina fu l’autrice non solo dell’unico romanzo in prosa scritto da una donna nel Rinascimento, Urania nella quale si contiene l’amore di una giovine di tal nome, composto intorno al 1556-1558, ma anche dell’unica novella del periodo, Giulia Camposampiero e Tesibaldo Vitaliani.Le notizie sulla vita di Giulia sono estremamente scarse e confuse. La scrittrice apparteneva ad una famiglia molto antica: i Bigolin sono nominati in un documento del 1297, mentre nel 1420 sono iscritti nella Lista dei nobili della città di Padova e considerati tra gli aristocratici più apertamente filoveneziani.Giulia fu in contatto con i prestigiosi circoli culturali della sua città. Verso il 1550, Padova era infatti sede di una ricca vita intellettuale, il suo Studio aveva i più famosi matematici e dottori in diritto civile e canonico e la facoltà di medicina vantava nomi come Vesalio e Falloppio. Nel 1540 Daniele Barbaro, Sperone Speroni e Domenico Varchi avevano fondato l’Accademia degli Infiammati, che annoverava tra i suoi membri anche Pietro Aretino, Tiziano, Marco MantoaBenavides e Alessandro Piccolomini. Gli Infiammati produssero un buon numero di novelle e tra essi compare anche quel Bartolomeo Salvatico, giureconsulto amato da Giulia e al quale dedicò il romanzo Urania. Giulia fu dunque in contatto con le personalità più in vista del suo tempo, fu amica di Sperone Speroni, di Tiziano e di Pietro Aretino, con il quale intrattenne un breve scambio epistolare.
Il testo di Urania è stato accuratamente studiato da Valeria Finucci, che così lo descrive: “un romanzo psicologico di 309 pagine manoscritte, più una lunga introduzione dedicatoria di 41 pagine” indirizzata a Bartolomeo Salvatico. La storia narrata è ben congeniata e adatta a suscitare l’interesse dei lettori, ma contiene anche un messaggio più complesso. Secondo quanto asserito nella stessa lettera dedicatoria al Salvatico, la ragione che aveva indotto Giulia a comporre questo romanzo era il desiderio di donare al suo amato un frutto del proprio ingegno che la ricordasse a lui, dopo morta, meglio di un ritratto



