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ROMA: ISRAELE HA VIOLENTATO , STUPRATO E HA USATO VIOLENZE NEI CONFRONTI DI GIORNALISTI CARCERATI. LO AFFERMA IL REPORT PUBBLICATO DA ” COMMITTEE TO PROJECT JOURNALISTS”. COINVOLTI ANCHE GIORNALISTI ITALIANI MA IL GOVERNO ITALIANO RIMANE SUPINO A ISRAELE NON CHIEDENDO ALCUNA SPIEGAZIONE .

 FONTE : SCOMODI CONTRASTI .

Il Servizio Carcerario Israeliano ha dichiarato chetutti i prigionieri sono detenuti a norma di legge”, che i “diritti fondamentali sono pienamente garantiti” da parte di “guardie carcerarie professionalmente addestrate”. Questa è stata la risposta alla pubblicazione del terrificante report di “Committee to Protect Journalists” (CPJ), un’organizzazione indipendente no profit a favore della libertà di stampa, da parte di Israele . Un report che racconta le condizioni di detenzione dei giornalisti palestinesi nelle carceri israelianeViolenze, negligenza medica, fame forzata, violenza sessuale. Questo emerge dalle 59 testimonianze di altrettanti giornalisti palestinesi rilasciati tra il 7 ottobre 2023 e il 30 gennaio 2026. Il titolo del report è già abbastanza esplicativo: “We returned from hell”, Siamo tornati dall’inferno. E inizia così:

“Il giornalista palestinese Ahmed Abdel Aal ricorda il momento in cui la musica spaccatimpani iniziò. Per cinque giorni, ha raccontato, è stato tenuto bendato in una stanza di un centro di detenzione israeliano, spogliato e picchiato, mentre canzoni in inglese e in ebraico venivano riprodotte a un volume altissimo e implacabile”.

Non solo Ahmed Abdel Aal: almeno 14 giornalisti hanno raccontato al CPJ di essere stati sottoposti a un’esposizione prolungata a suoni ad altissimo volume. Il risultato: deprivazione del sonno e disorientamento sensoriale. Alcune testimonianze hanno parlato anche di un abbaiare continuo di un cane che aggravava il disagio psicologico dei detenuti.

La maggior parte dei giornalisti (48 su 59) non sono mai stati accusati di nessun crimine, ma il sistema di detenzione israeliano permette di tenere un individuo in arresto, senza capi di imputazione, per sei mesi che poi possono essere rinnovati in modo indefinito. Il senso di questa legge sarebbe quello di impedire agli arrestati di commettere un reato in futuro, come se si potessero fare dei processi alle intenzioni senza alcuna prova. I restanti giornalisti sono stati accusati di istigazione, attività antistatale o promozione del terrorismo.

58 dei giornalisti intervistati hanno raccontato di aver subito torture, 55 di loro hanno detto di aver patito la fame. 24 testimonianze hanno menzionato ossa rotte e ferite rilevanti. Nel report, 17 giornalisti hanno parlato di abusi sessuali ai loro danni e 2 addirittura di stupri. Per quanto riguarda la fame, in media i giornalisti hanno raccontato di aver perso 23,5 chili di peso durante la detenzione. Alcuni di loro sono arrivati a perdere tra i 40 e i 55 chili. In particolare, si sottolinea nel report, Ahmed Shaqoura ha affermato di aver perso 54 chili durante una detenzione di 140 giorni.

Nel documento vengono anche accostate delle fotografie di alcuni giornalisti prima e dopo la detenzione. Il confronto è impressionante, quelle nelle fotografie sembrano a malapena le stesse persone. Come il giornalista Sami al-Sai, che tra l’altro ha raccontato di aver subito uno stupro da parte di alcuni soldati israeliani durante la sua detenzione: “Non ho parlato con nessuno all’interno della prigione di quanto accaduto, tranne che con due detenuti anziani che sono incarcerati da 25 anni”.

Osama al-Sayed ha raccontato di essere stato spogliato nudo insieme ad altri detenuti. Poi sono stati attaccati da dei cani addestrati mentre i soldati ridevano e filmavano quello che stava avvenendo. Le accuse di violenza sessuale da parte dei soldati israeliani riguardano anche aggressioni ai genitali dei giornalisti, nudità forzata, registrazioni video e minacce di stupro. La lettura del report è difficile perché richiede al lettore di confrontarsi con la violenza subita da decine di giornalisti nelle carceri israeliane. E questo non riguarda solo i professionisti palestinesi:

“Nel dicembre 2025, la giornalista tedesca Anna Liedtke, a bordo di una delle imbarcazioni della Flotilla diretta a Gaza, ha affermato che dei soldati israeliani l’hanno stuprata mentre era in custodia. Il giornalista italiano Vincenzo Fullone e l’attivista australiana Surya McEwen hanno espresso accuse simili”.

A quanto sappiamo, né la Germania né l’Italia hanno mai chiesto ufficialmente (e pubblicamente) spiegazioni al governo israeliano su quanto accaduto a dei giornalisti loro cittadini durante la detenzione.

L’aggressione israeliana a Gaza ha ucciso più di 200 giornalisti dal 7 ottobre 2023, impedendo al contempo ai professionisti internazionali di andare a raccontare che cosa sta accadendo. Il report “We returned from hell” mostra anche un altro lato di questa aggressione all’informazione, quello che avviene nelle carceri. E non si può minimizzare parlando di casi isolati: la violenza contro i giornalisti (e non solo) nelle carceri israeliane è una piaga sistemica in quella che qualcuno si ostina ancora a definire “l’unica democrazia del Medio Oriente”.

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