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SCHIO (VI) : SI APRE IL CASO DELLE “MOSCHEE FANTASMA”. MA PRIMA DI TUTTO VIENE LA NOSTRA COSTITUZIONE

Ritorna il caso  delle moschee non autorizzate a Schio e del dibattito che ne deriva in Consiglio comunale. Parliamo di più di una moschea, o meglio centro culturale, nei confronti dei quali si sono mobilitati anche i residenti del quartiere Santa Croce.
“Ribadisco che, a mio giudizio, il dibattito è impostato male perché incentrato su questioni urbanistiche e normative regionali inerenti titoli abilitativi riguardo i locali.
Nella realtà, invece, si stratta di principi costituzionali che andrebbero applicati e rispettati. In Italia, secondo la Costituzione, tutte le confessioni sono egualmente libere davanti alla legge, ma i loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese. Ebbene, nel caso dell’islam, non esiste un’intesa tra lo Stato italiano e una rappresentanza riconosciuta delle comunità islamiche. Le ragioni sono complesse, ma riguardano anche una questione di fondo: nella tradizione giuridica islamica non esiste una distinzione netta tra sfera religiosa e sfera civile paragonabile a quella maturata nella civiltà cristiana e poi tradotta nel costituzionalismo occidentale. La legge religiosa e la legge civile tendono a coincidere, o comunque la prima rivendica una superiorità sulla seconda. Anche l’adesione ai principi universali dei diritti umani è spesso formulata, nei documenti ufficiali del mondo islamico, con clausole di subordinazione alla legge coranica”. LO AFFERMA IL CONSIGLIERE REGIONALE DAVIDE LOVAT  . ” In questo contesto, parlare di costruzione di moschee come se si trattasse semplicemente dell’apertura di un luogo di culto analogo a una chiesa o a un tempio di altre confessioni rischia di essere fuorviante. Senza un’intesa ai sensi dell’articolo 8 della Costituzione, infatti, manca il presupposto giuridico che regola i rapporti tra Stato e confessione religiosa. Di fatto, e di diritto, il problema non si pone: non si possono aprire moschee. Dunque più che discutere in modo ideologico di edifici religiosi, sarebbe utile interrogarsi sul rapporto tra i valori costituzionali e le proposte culturali che circolano all’interno delle associazioni ispirate alla tradizione islamica.

In altre parole, spostare la discussione dal piano simbolico a quello sostanziale: non “moschea sì o moschea no”, ma quale modello di convivenza civile si intende costruire all’interno della società italiana. In una democrazia costituzionale, il pluralismo è possibile solo se tutti riconoscono il medesimo quadro di regole e di diritti che tiene insieme la comunità politica. È da qui che dovrebbe ripartire una discussione finalmente adulta.

 

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