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SECONDO ALDO DI GIACOMO DEL CENTRO ITALIANO DI ANALISI CRIMINOLOGICHE ” IL RISCHIO DI OMICIDIO NON SI ESAURISCE CON UN AMMONIMENTO “

SULL’OMICIDIO DI CAMPONOGARA (VE) ALDO DI GIACOMO: «UNA DONNA AVEVA DENUNCIATO ED ERA SCATTATO L’AMMONIMENTO. IL RISCHIO NON SI ESAURISCE CON UN PROVVEDIMENTO» . Il femminicidio di Tania Terrin, 39 anni, trovata morta nella propria abitazione a Camponogara, e il successivo suicidio dell’ex compagno Dino Keber, 43 anni, impongono di guardare soprattutto a ciò che è accaduto prima dell’omicidio. “Secondo quanto finora ricostruito, la donna aveva denunciato l’ex compagno e nei confronti dell’uomo era stato emesso un ammonimento del Questore di Venezia” . Lo afferma Aldo Di Giacomo, criminologo ed esperto di fenomeni criminali: «Il suicidio dell’autore dopo il femminicidio non deve diventare la spiegazione del delitto e tantomeno trasformare l’assassino in una seconda vittima. Dal punto di vista criminologico è invece importante analizzare l’intera sequenza comportamentale: la relazione precedente, la separazione, gli eventuali comportamenti persecutori, la denuncia, l’intervento dell’autorità, ciò che è accaduto successivamente e, infine, l’omicidio. «Il dato che maggiormente deve far riflettere, se confermato nella sua interezza dagli accertamenti, è proprio la presenza di una segnalazione precedente e di un ammonimento. Non significa sostenere automaticamente che vi siano state responsabilità o omissioni. Significa però porre una domanda che non possiamo evitare: dopo il primo allarme, come è stato valutato e rivalutato nel tempo il rischio?» Secondo Di Giacomo, «uno dei problemi nella prevenzione dei femminicidi è pensare che il rischio sia una fotografia. Non lo è. È un processo dinamico. Può diminuire, ma può anche aumentare improvvisamente quando intervengono separazioni definitive, rifiuti, nuovi rapporti sentimentali, conflitti o la percezione, da parte dell’autore, di avere definitivamente perso il controllo sulla donna». «Per questo denuncia, ammonimento e altri strumenti di prevenzione sono fondamentali, ma non possono essere considerati semplicemente la conclusione di un procedimento. Devono rappresentare, nei casi più delicati, l’inizio di una valutazione continuativa dell’evoluzione del rischio». La dinamica precisa della morte di Tania Terrin è ancora oggetto di accertamenti e le forze dell’ordine mantengono riserbo; le prime ricostruzioni indicano che l’uomo, dopo il delitto, sarebbe rientrato nella propria abitazione a Dolo dove si sarebbe tolto la vita. «Ogni volta che una donna che aveva già manifestato paura o denunciato determinati comportamenti viene successivamente uccisa, non dobbiamo limitarci a dire che “aveva denunciato”. Dobbiamo studiare quello che è avvenuto dal momento della denuncia al momento dell’omicidio. È lì che la criminologia, insieme agli strumenti investigativi e di prevenzione, deve cercare di individuare ciò che può consentirci di intervenire prima».

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