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Valdegamberi (Gruppo misto): “Payback sanità, la mano armata dello Stato contro le nostre imprese. Una vergogna italiana che uccide il lavoro, la salute e la sovranità industriale”  

 “È una vergogna tutta italiana, uno scandalo che grida vendetta e che sta condannando alla chiusura decine di aziende storiche del Nord-Est, imprese che da anni garantiscono forniture salvavita ai nostri ospedali. Parliamo di dispositivi medici essenziali: pacemaker, protesi, strumentazione per sala operatoria. Parliamo di realtà produttive che rappresentano l’eccellenza del nostro Made in Italy: aziende che garantiscono qualità, capillarità, rapidità d’intervento, e che – cosa non da poco – pagano le tasse in Italia e danno lavoro alle nostre comunità. E qual è la ricompensa dello Stato? Un colpo di mannaia chiamato payback sanità, una norma folle, iniqua, anticostituzionale. Decisa ai tempi del governo Renzi, attuata e irrigidita dal governo Draghi, e oggi portata avanti anche dal governo Meloni, che ne ha sì mitigato notevolmente l’impatto economico iniziale, ma ha scelto di ripartire il carico economico in modo profondamente ingiusto, premiando di fatto le grandi multinazionali a discapito delle nostre PMI”. Sono le parole del consigliere regionale Stefano Valdegamberi (Gruppo misto) che aggiunge: “Invece di tutelare chi è più fragile e chi ha margini ridotti, si è fatta una scelta politica: assecondare gli interessi dei grandi gruppi industriali e non certo delle imprese italiane familiari che tengono in piedi il Paese. Una scelta miope e pericolosa, che mina la nostra sovranità sanitaria e industriale, consegnando il mercato nelle mani di pochi colossi stranieri, pronti a subentrare dopo il fallimento forzato delle aziende locali. Le aziende, intanto, non potevano rifiutarsi di fornire i materiali: erano obbligate per legge a farlo. Hanno rispettato tempi, garantito qualità, supportato il personale medico anche in sala operatoria. E ora, dopo anni, lo Stato si presenta con la pistola alla tempia e pretende la restituzione forzata di milioni di euro, come se avessero truffato, anziché servito il Paese. È una vera e propria rapina di Stato. Ieri a Venezia ho incontrato diversi imprenditori del Nord-Est. Tutti con la stessa disperazione negli occhi: entro oggi dovrebbero restituire somme enormi, insostenibili, pena la chiusura. Sono decine le aziende storiche costrette a chiudere, dopo una vita di lavoro, innovazione e servizio alla sanità pubblica. È la morte annunciata di un settore intero. E nel frattempo, chi ringrazia? Le grandi multinazionali, che possono permettersi di restituire tutto pur di veder fallire i loro concorrenti italiani. Così si accaparreranno intere quote di mercato, indisturbate. Oggi l’Italia è il Paese europeo che paga meno i dispositivi medici – il 30% in meno rispetto alla media UE – ma pretende servizi al massimo livello, reperibilità continua, qualità, supporto e assistenza. Questo è stato possibile solo grazie alle nostre PMI. Ma se muoiono loro, muore tutto: qualità, assistenza, capillarità. Muore la sanità pubblica. E con essa, anche il lavoro e la ricerca. Per questo motivo ho invitato tutte le aziende a non adempiere a questa follia. A non cedere al ricatto”.

“È ora di dire basta a questa logica perversa – conclude Valdegamberi – dobbiamo difendere la vita dei nostri cittadini e salvare il nostro tessuto produttivo, per il bene del Paese e per evitare che la nostra sanità diventi schiava di poche multinazionali straniere. Chi produce in Italia, chi crea occupazione, chi garantisce il funzionamento quotidiano degli ospedali non può e non deve essere punito dallo Stato. La politica si svegli, o sarà complice di un disastro epocale. Le Regioni, il Governo e il Parlamento devono intervenire subito, annullando questa norma scellerata e introducendo un sistema equo, che tenga conto della dimensione aziendale, dei margini e della sostenibilità reale. Basta massacrare chi lavora. Basta colpire chi produce valore in questo Paese. Lo Stato deve tutelare i suoi cittadini e le sue imprese, non distruggerli”.

 

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