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VENETO : COL TFR, ANCHE IN REGIONE SALARIO MINIMO ORARIO A 9 EURO GIA’ OGGI

Salario minimo per legge a 9 euro lordi all’ora ? Non serve, c’è già.  Se conteggiamo anche la liquidazione (o TFR)[1], istituto che tra i grandi paesi d’Europa è presente solo in Italia, nei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) sottoscritti dalle principali associazioni datoriali e sindacali, la retribuzione oraria è già oggi superiore ai 9 euro lordi; anche in quasi tutte le categorie dell’artigianato che, tradizionalmente, è il comparto che conta i livelli retributivi d’ingresso più bassi tra tutti i settori economici del Paese. A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA.

  • In Veneto tutti i dipendenti artigiani sono coperti dal contratto integrativo regionale   
  • Se oltre alla liquidazione aggiungiamo anche le quote retributive riconducibili ai contratti integrativi regionali e/o aziendali, al welfare aziendale e alle altre indennità non incluse nelle tabelle retributive dei rispettivi CCNL (cioè in tutti i casi dove a firmare gli accordi sono le parti sociali più rappresentative del Paese),  il minimo salariale è ben sopra i 9 euro lordi all’ora, anche nell’artigianato. In Veneto, in particolar modo, ci sono ben 11 contratti integrativi regionali di lavoro che coprono praticamente tutti i 240 mila lavoratori dipendenti dell’artigianato.
  • Il pericolo dell’effetto trascinamento
  • Chi ritiene sia necessario introdurre per legge il salario minimo non tiene conto anche dell’effetto trascinamento che questa misura comporterebbe. Se, infatti, si ritoccasse all’insù la retribuzione prevista dai CCNL dei livelli più bassi, portandola a 9 euro lordi, la medesima operazione dovrebbe essere effettuata anche per gli inquadramenti immediatamente superiori. Diversamente, molti lavoratori si vedrebbero ridurre o addirittura azzerare il differenziale salariale con i colleghi assunti con livelli inferiori, pur svolgendo mansioni superiori a questi ultimi.

  Il Trattamento di Fine Rapporto è stato introdotto nella nostra legislazione nel 1927. E’ una forma di salario differito che l’azienda, al termine dell’esperienza lavorativa, eroga al proprio dipendente e ammonta ogni anno a circa una mensilità. Essi riguardano le seguenti categorie: Alimentazione/Panificazione, Trasporto merci conto terzi, Benessere/Acconciatura, Comunicazione, Concia, Edilizia, Legno, Metalmeccanica, Servizi di pulizia, Tessile/Moda/Chimica/Ceramica/Gomma/Vetro, Noleggio autobus con conducente e attività correlate.

  • Buste paga più pesanti con meno tasse e contributi

Tuttavia, il problema rimane, anche in Veneto le retribuzioni nette sono basse. Per renderle più pesanti, comunque, siamo convinti che non sia sufficiente normare solo la rappresentanza sindacale, bisogna tagliare anche le tasse e i contributi. Un operazione che è iniziata con il Governo Renzi ed è proseguita, in modo del tutto insufficiente, con gli esecutivi Gentiloni e Conte 1.

 

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