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VENETO : GREEN PASS,TREMANO GLI ARTIGIANI VENETI CHE RISCHIANO IL FERMO PRODUZIONE. FONTE CGIA MESTRE

Molti artigiani e altrettanti piccoli imprenditori veneti sono preoccupati e sperano nell’effetto annuncio; ovvero che entro il prossimo 15 ottobre la gran parte dei 400mila dipendenti del settore privato del nostro territorio che non si sono ancora vaccinati[1] lo facciano. Se ciò non dovesse avvenire, tante aziende potrebbero trovarsi nella condizione di dover bloccare l’attività lavorativa[2], perché impossibilitate ad avvalersi dell’apporto, in particolar modo, di tecnici e operai altamente specializzati che costituiscono l’asse portante di queste realtà.

Figuriamoci se, poi, fosse necessario sostituirli, così come prevede il decreto per le imprese con meno di 15 dipendenti: trovare alcune figure professionali, infatti,  è da tempo un’ impresa quasi impossibile, soprattutto in Veneto. Ricordiamo, altresì, che anche nella nostra regione il numero degli addetti medi per azienda è pari a 4 (un titolare e 3 dipendenti). L’impossibilità di rimpiazzarne anche uno, implicherebbe al titolare dell’attività di non disporre per un determinato periodo di tempo di un terzo della forza lavoro. Insomma, per le aziende con pochi o pochissimi dipendenti, lo stop per uno di loro significa il fermo della produzione. Certo, per ottenere il certificato verde c’è la possibilità che, in alternativa al vaccino,  il dipendente si sottoponga periodicamente al tampone: ma quanti saranno disposti a sostenere un costo mensile per persona di almeno 180 euro al mese ?Secondo l’Ufficio studi della CGIA, le imprese più  a rischio potrebbero essere quelle del settore metalmeccanico, dell’edilizia, del tessile e della calzatura, dove già ora molti posti di lavoro non scoperti perché mancano i candidati.

  • Saldatori, fresatori, lattonieri, piastrellisti e orlatrici non si trovano quasi più

Nel comunicato stampa del 17 settembre scorso, Unioncamere e Anpal hanno presentato i dati del Bollettino del Sistema informativo Excelsior. In Veneto la percentuale media di difficile reperimento è pari al 40,4 per cento, contro una media Italia del 36,4 per cento.  Vuol dire che 4 nuovi posti di lavoro su 10 in Veneto si faticano a trovare. Tra i comparti che presentano la percentuale di reperibilità più elevata, vale a dire nel 60 per cento dei casi, scorgiamo molti tecnici specializzati che operano nel settore metalmeccanico. Essi sono:

  • saldatore;
  • fresatore;
  • tornitore;
  • fabbro;
  • manutentore e riparatore macchine fisse e mobili;
  • addetto alle macchine a controllo numerico.

Altrettanto interessato da questa criticità è il settore del comparto casa/costruzioni. Le figure che presentano grosse difficoltà di reperimento sono:

  • montatore di infissi;
  • gruista;
  • piastrellista;
  • elettricista;
  • lattoniere;
  • cappottista;
  • dipintore;

Come nei due precedenti settori, anche gli imprenditori del tessile/abbigliamento e calzature che, sebbene più degli altri abbiano subito gli effetti della crisi pandemica, nel 60 per cento circa dei casi denunciano di faticare a trovare le seguenti professionalità:

  • orlatrice;
  • tagliatore;
  • prototipista;
  • tintore;
  • tessitore;
  • addetto al finissaggio.

Ora, ci chiediamo: quanti lavoratori dipendenti attualmente assunti con queste mansioni non sono stati ancora vaccinati ? Ovviamente, non lo sappiamo, come non conosciamo nemmeno quanti di questi operatori, dopo il prossimo 15 ottobre, non si recheranno in azienda perché sprovvisti della certificazione verde.  Tuttavia, il problema, almeno in linea teorica,  si pone, eccome, visto che a metà di questo mese erano 400mila i dipendenti privati veneti non ancora immunizzati. Per tanti piccoli imprenditori, pertanto, rimpiazzare una parte di queste professioni potrebbe non essere possibile. Un rischio che dobbiamo mettere in preventivo, anche se siamo convinti che per evitare che la curva epidemiologica torni a crescere – scongiurando così nuove chiusure e ulteriori limitazioni alla mobilità – è indispensabile allargare il più possibile la platea delle persone vaccinate.

  • Chi controlla i lavoratori in nero ?

Nel ribadire che solo attraverso l’incremento del numero degli immunizzati possiamo sconfiggere la pandemia e agganciare la ripresa economica, la CGIA segnala un’ altra categoria che il certificato verde non “intercetterà”: ovvero i lavoratori irregolari. Ebbene, chi controllerà, in particolar modo,  le decine e decine di migliaia di finti artigiani che ogni giorno si recano abusivamente nelle abitazioni dei veneti per aggiustare un rubinetto, cambiare la serratura, fare una messa in piega o sostituire una tapparella ? In Veneto l’Istat stima che i lavoratori irregolari siano 206.500. Un esercito di lavoratori in nero che si muove in assoluta libertà, senza che nessuno, nemmeno il Covid, sia stato in grado di fermarlo.

[1]  La stima è stata fornita dai sindacati a metà settembre di questo mese, prima dell’approvazione del Decreto Legge n. 127 del 21 settembre 2021 che obbliga l’estensione del green pass a tutto il mondo del lavoro.

[2] L’art. 3 comma 7 del Decreto Legge n. 127 del 21 settembre 2021 stabilisce: “Per le imprese con meno di quindici dipendenti, dopo il quinto giorno di assenza ingiustificata, il datore di lavoro può sospendere il lavoratore per la durata corrispondente a quella del contratto di lavoro stipulato per la sostituzione, comunque per un periodo non superiore a dieci giorni, rinnovabili per una sola volta, e non oltre il predetto termine del 31 dicembre 2021”.

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