VENEZIA : Carlo Alberto Carnevale Maffé al Premio Impresa Ambiente,”La storia di Venezia esempio di autonomia e ricchezza: oggi l’impresa sostenibile è quella libera”.

“La sostenibilità non è più solo un tema etico o ambientale, un investimento da preventivare in termini di compliance, ma la condizione necessaria per la libertà e la sopravvivenza delle imprese. Chi controlla le risorse e i flussi – energia, dati, supply chain – controlla la propria autonomia: proprio come Venezia costruì la sua potenza dominando il mare e le rotte commerciali”. Così Carlo Alberto Carnevale Maffé professore di Strategia alla SDA Bocconi, nel suo intervento di oggi alla XIII edizione del Premio Impresa Ambiente al Teatro La Fenice di Venezia, il più importante riconoscimento alle imprese che abbiano proposto innovazioni in un’ottica di sviluppo sostenibile, innovazione tecnologica ed economia circolare, organizzato da Camera di Commercio Venezia Rovigo e Unioncamere.
Nel suo intervento, il professor Maffé propone l’equazione sostenibilità/libertà, in un’evoluzione del concetto di sostenibilità non più confinato solo ai temi della riduzione delle emissioni e ai costi burocratici, ma come elemento strategico di sopravvivenza del sistema imprenditoriale. “Oggi i “mari” sono reti energetiche, cloud e catene di approvvigionamento: chi dipende da altri per queste infrastrutture è strutturalmente vulnerabile. Un’impresa che dipende da energia estera, software o infrastrutture straniere è a libertà condizionata, e lo vediamo in questo delicato passaggio storico”. Energia, tecnologia e libertà di commercio sono le tre grandi attuali dipendenze: assieme ad esse emergono temi di “servitù” digitale, di frammentazione normativa nell’ambito UE che ostacola la crescita delle PMI e dei crescenti rischi di cyber attacchi, cresciuti quasi del 50% nel 2025 e che rappresentano potenzialmente impatti esistenziali per le imprese. Da qui derivano i 4 pilastri dell’autonomia d’impresa: Autonomia termodinamica, che richiede di lavorare sulle risorse energetiche, sulla dipendenza critica dalle terre rare e sulla necessità di investire su rinnovabili, nucleare e riciclo (le cosiddette “miniere urbane”); Autonomia del silicio per hardware e infrastrutture tecnologiche; Autonomia algoritmica, per superare la dipendenza da cloud Usa e colmare il gap enorme in capitali e competenze che vede il nostro Paese in una posizione di particolare svantaggio; infine Autonomia della difesa e sicurezza, con la necessità di difesa industriale europea autonoma. Accanto a ciò, occorre il superamento della frammentazione normativa europea, vista come ostacolo strutturale: “la soluzione è quella di andare verso un quadro giuridico europeo unico per far nascere imprese realmente europee e ridurre le barriere burocratiche per riacquisire competitività” conclude Maffé.



