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VERONA : Troppa acrimonia verso il lavoro dei poliziotti (e non solo loro) Respingiamo con fermezza ipotesi di complotto basate su supposizioni

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO  : L’ordinanza del GIP sul caso Diarra, che abbiamo voluto attentamente esaminare prima di esprimerci, sostiene la tesi che le attività di indagine presentino molteplici anomalie. Ce n’è per tutti. Per alcuni poliziotti che quel giorno erano in servizio in stazione, nei confronti dei quali viene configurata l’ipotesi di depistaggio. Ma non ne escono bene nemmeno: la Procura e gli investigatori, vista la mole di nuovi accertamenti disposti dall’ordinanza, che evidenzia lacune nello svolgimento delle indagini preliminari; alcuni testimoni oculari, segnatamente – e non casualmente verrebbe da dire – quelli le cui versioni sono collimanti con la ricostruzione degli operanti; il consulente tecnico balistico, le cui conclusioni sono valutate – nientemeno – come inattendibili, e che – come si legge a pag. 46 – “ha riportato in maniera non fedele le risultanze dei filmati, così da fornirne una descrizione che collima perfettamente con la versione dell’indagato” oltre ad essersi (pag. 47) “assunto il ruolo di fornire una descrizione (falsata) di quel che si vede (vedrebbe) dai filmati”.

Vengono insomma tratteggiati gli estremi di un vero e proprio complotto i cui sintomi primari insorgerebbero dalla disamina delle estremamente lacunose riprese video e, soprattutto, dalle perplessità circa la genuinità del video realizzato da uno dei poliziotti presenti sulla scena, quello che documenta i drammatici momenti immediatamente successivi all’esplosione dei colpi che hanno attinto la persona poi deceduta. Un video la visione del quale non renderebbe (pag. 18)  “possibile dare per provato che DIARRA avesse davvero agito con il coltello da cucina con manico bianco in mano solo perché il video effettuato da OMISSIS lo ritrae, ancora agonizzante, con detto coltello in mano”, che non sarebbe peregrino ipotizzare “possa essere stato creato ad hoc per fornire un’utile difesa a OMISSIS”. Indizi in tal senso sarebbero recuperati dalla constatazione che tale video “è spuntato, per quanto si può ricavare dagli atti contenuti nel fascicolo, solo il 30.10.2024, quando OMISSIS è stato sentito per la seconda volta a sommarie informazioni”. E dunque (19) “l’unica sensata spiegazione di questo iniziale silenzio circa l’esistenza del video” sembra essere l’esigenza di “riservarsi di effettuare un’attenta valutazione circa la convenienza o meno, in prospettiva difensiva di OMISSIS, della messa a disposizione del video medesimo all’AG inquirente”.

Orbene, in quel video, che è ragionevole ritenere sia lo stesso che è stato divulgato sui social media, per quanto non siano mancati aggiustamenti di comodo da parte di chi voleva rappresentare una evidentemente non disinteressata decontestualizzazione, si vede chiaramente che un poliziotto toglie dalle mani della persona a terra agonizzante un coltello da cucina, mentre il collega che ha sparato tenta disperatamente manovre di rianimazione e invoca via radio l’invio di soccorsi. E allora qualcuno ci dovrebbe spiegare come mai potrebbero una persona sana di mente e l’avvocato che la assiste decidere di non mettere con ogni consentita solerzia a disposizione degli inquirenti un documento fondamentale per la tenuta della tesi difensiva.

La lista dei presunti sprovveduti si arricchirebbe poi anche dei firmatari del comunicato stampa congiunto di Procura della Repubblica e Questura, divulgato poche ore dopo il verificarsi del tragico evento, nel quale si dà atto, tra l’altro, che “Lo stesso poliziotto ha disperatamente tentato di rianimare l’uomo ferito”. Una affermazione che autorizza a presumere come, a dispetto delle adombrate opacità supposte dal Gip, di quel video l’A.G. procedente fosse stata messa a conoscenza sin da subito, essendo stata differita la sola acquisizione formale. Ci sarebbero poi molti altri spunti che meriterebbero di essere sviluppati per portare in rilievo le discutibili chiavi di lettura delle fonti di prova. Un lavoro che lasciamo volentieri a chi di competenza. Non possiamo fare però a meno di tornare sulle sferzanti critiche rivolte all’insieme degli organi, istituzionali e tecnici, che si sono occupati delle indagini e, soprattutto, sulle taglienti considerazioni che configurano, come sintetizzato dal titolo di uno dei quotidiani locali di oggi, l’esistenza di una inquietante “alleanza in aiuto al collega che sparò”. Una tesi che non ci trova affatto sorpresi e impreparati. Non certo perché la possiamo accreditare come plausibile. Quanto perché ricalca le straordinariamente analoghe considerazioni svolte dal medesimo Gip nelle ordinanze con le quali aveva disposto l’applicazione di misure cautelari ad un gruppo di colleghi accusati di aver commesso inaudite violenze nei confronti di un fermato, che sarebbe stato sottoposto ad angoscianti vessazioni, tra le quali il versamento di liquidi organici mentre era riverso a terra. Identico era stato infatti l’approccio scettico del Gip verso le dichiarazioni rese dai poliziotti indagati. Eloquente al riguardo il sarcastico commento dedicato alla linea difensiva di uno degli agenti sottoposto agli arresti domiciliari, “che – conviene sottolinearlo – sino ad oggi ha rappresentato un vero e proprio leit motiv portato avanti da tutti gli indagati che hanno scelto di rispondere in occasione dei rispettivi interrogatori… evidentemente nella perdurante convinzione che la propria veste di poliziotti, di per sé, debba portare a ritenere maggiormente credibili le proprie parole rispetto a quelle delle persone offese”. Ed ancora: “nel presente procedimento, purtroppo, con specifico riferimento alla vicenda riguardante OMISSIS, si è potuto constatare che la verbalizzazione è totalmente inaffidabile e spesso ideologicamente falsa”.

Altrettanto simmetrico l’atteggiamento rispetto alla valutazione dei video ripresi dalle body cam personali degli indagati, ritenuti presentare “gravi criticità, che escludono in radice la possibilità di effettuare, sulla base di quei filmati, una fedele ricostruzione degli accadimenti” e “anomale interruzioni in momenti significativi: e non si ha modo di escludere che si tratti di tagli appositamente effettuati dagli indagati”. Ci sia a questo punto consentito ricordare come quella tesi investigativa, avvalorata dal Gip con caustici commenti sull’onorabilità professionale e sull’onestà di quei sei colleghi, sia stata rumorosamente smantellata nel seguito delle fasi procedimentali. Lo stesso va detto con riferimento alla posizione di altri indagati. A significare che forse, prima di lanciare strali contro pressochè tutti quelli che si sono occupati delle indagini, vista la frantumazione di quelle che nel recente passato si pretendeva fossero adamantine certezze, un po’ di autocritica e di cautela sarebbe quantomeno opportuna. In definitiva, nel rinnovare la nostra vicinanza e la solidarietà ai due colleghi della Polfer per le vicissitudini, umane e giudiziarie, che sono costretti ad affrontare, e nel respingere ogni tentazione di trasformare in verità assolute quelle che allo stato sono da rubricare come mere ipotesi, confidiamo che il lavoro della Procura, per quanto ci riguarda ineccepibile, saprà restituire l’onore e la dignità all’intera comunità dei poliziotti veronesi, che si sentono parte in causa nella vicenda, che non meritano di essere descritti con gli acrimoniosi toni che si percepiscono in filigrana all’ordinanza.

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