VENEZIA : Ospedale polesano di Trecenta, urge il ripristino del Pronto Soccorso per i codici rossi

“Ripristinare il Pronto Soccorso all’Ospedale San Luca di Trecenta, restituirgli i reparti in funzione prima del Covid-19, bloccarne gli ulteriori ridimensionamenti e rimuovere il tetto agli stipendi del personale nelle zone sanitarie disagiate, come appunto l’Alto Polesine”. Sono le richieste che Flavio Baldan, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale, ha formulato in una interrogazione a risposta scritta, rivolta alla Giunta regionale. “Lo scorso 17 aprile -spiega il consigliere- ho partecipato a un’affollata assemblea cittadina proprio a Trecenta, indetta dal locale Comitato in difesa dell’ospedale, dove è emersa in particolare la gravità della situazione relativa al servizio di Primo Intervento, abilitato a trattare solo i codici bianchi e verdi, non già quelli rossi e arancioni per via dell’assenza di un medico ortopedico. In tale circostanza il neo Direttore Generale dell’ULSS 5, Mauro Filippi, sostenne anche che nessuna programmazione regionale specifica è all’orizzonte. Qualora risponda al vero -afferma Baldan- ciò desta una certa preoccupazione. Ricordo che l’Ospedale spoke di Trecenta serve un territorio abitato da circa 70mila persone, le quali devono ricorrere all’hub di Rovigo non solo per le emergenze e urgenze più gravi – con rischio di pregiudizio per la salute, dovuto al tempo impiegato e alla lontananza dal plesso -, ma anche per numerose visite ed esami specialistici nei reparti un tempo presenti o previsti anche in loco, dove è stata operata anche la riduzione dei posti letto. È ad esempio il quadro che riguarda Ortopedia: nonostante il San Luca sia fornito del servizio di riabilitazione con piscina, mancano fisioterapisti e infermieri per farne quel grande polo che pure è al centro di un progetto esistente, dal momento che spesso i concorsi pubblici vengono disertati. Per questo motivo -argomenta l’esponente del M5S- interrogo la Giunta veneta al fine di conoscere se intenda rimuovere il tetto agli onorari, data l’attuale penuria di professionisti nel settore. È ugualmente fondamentale evitare migrazioni sanitarie e sgravare gli ospedali di Rovigo, Legnago e Schiavonia dagli eccessi di flusso, provenienti anche dall’Alto Polesine”. “Peraltro, intere ali del complesso Ospedaliero di Trecenta – aggiunge Baldan – sono di fatto inutilizzate, provocando quindi un danno economico per il progressivo deperimento. Risulta che anche le nascenti Case di Comunità, cioè gli ex Distretti sanitari territoriali, non hanno il personale per essere utilizzate. Sono tutti aspetti che minano l’applicazione pratica del fondamentale diritto alla salute, garantito dall’art. 32 della Costituzione, e assieme alla lontananza dai plessi e al tempo impiegato per raggiungerli portano con sé un forte rischio di pregiudizio. Sarebbe bene tornare almeno alle schede ospedaliere del 2019, scongiurando nuovi depotenziamenti”, conclude Flavio Baldan


