

Succede sempre così: arrivi al Castello Bevilacqua pensando di partecipare a una gara gastronomica, e invece ti ritrovi dentro una storia.
La mattina, tra neuroscienze, storia contadina e identità cromatiche, aveva già preparato il terreno: lì, nel vecchio monastero di San Salvaro, qualcuno aveva ricordato che il radicchio non è solo un ortaggio ma un dialogo continuo tra terra e mente. Una pianta che calma, accende, stimola, racconta.
Una pianta che vive nei campi ma pensa come un uomo.
Poi arriva il pranzo. E l’atmosfera cambia.
I discorsi lasciano spazio ai profumi, i profumi alle attese, e le attese a quei piatti che – uno dopo l’altro – hanno composto il racconto più sincero del Radicchio di Verona IGP.
Il menù della festa: un viaggio sensoriale in sette capitoli
Antipasto
Sfera al radicchio dry

Un boccone che pare una piccola cometa amarognola, croccante fuori, morbida dentro. Una specie di iniziazione al linguaggio del radicchio: breve, intensa, diretta.
Il vino, asciutto e verticale, la tiene per mano senza sovrastarla.
Primi piatti
Gnocchetti “Profondo Rosso”
Abb. Soave Superiore – Cantina Vicentini Agostino

Sono loro, gli gnocchetti vincitori del Radicchio d’Argento: un piatto che ha la voce profonda dei funghi, la grassezza controllata della salsiccia, e il radicchio che arriva come un suono di viola, preciso, inconfondibile.
Il Soave porta luce dove il piatto va in ombra: un abbinamento studiato, quasi naturale.
Bricciolone del Borghetto
Abb. Consorzio Vini del Bardolino

Qui si viaggia nella memoria. C’è qualcosa di antico, di familiare, come quei piatti che sanno di campagna, di mani pazienti, di ricette che non si scrivono ma si tramandano.
Il Bardolino, morbido e fruttato, lo accompagna come si accompagna un vecchio amico.
Risotto al radicchio IGP di Verona – Rosso di Carpanea
Abb. Rosé – Cantina Passarini

Il più classico, il più atteso.
Il riso accarezza, il radicchio risponde con eleganza. È un passo a due.
Il rosé della Passarini aggiunge un ritmo nuovo: fresco, brillante, a tratti sorprendente.
Secondo piatto
Carezza d’anatra al radicchio IGP di Verona
Abb. Merlot – Cantina AnnaFrancesca

Una carezza, davvero.
La carne d’anatra cede, si allunga al palato, trova nel radicchio un complice che le smorza la ricchezza e le regala profondità.
Il Merlot fa quello che sa fare meglio: scalda, arrotonda, accompagna.
Dessert
Terradicchio in giardino
Abb. Appassito del Crepuscolo – Cantina GorzonI

Il dolce si prende la scena.
Il cioccolato sembra voler dettare legge, ma arriva il radicchio, puntuto, fresco, quasi balsamico, e rimette tutto in equilibrio.
L’appassito, denso come una storia d’inverno, completa il finale.
Un brindisi lungo venticinque anni
Alla fine, più di ogni piatto, resta la sensazione di aver partecipato a un rito collettivo.
Il Radicchio d’Argento non è una semplice gara: è il luogo in cui la tradizione si rinnova senza paura, in cui i giovani chef imparano a dialogare con un ingrediente che richiede rispetto, pazienza, visione.

E mentre i calici si svuotavano e il Castello si faceva più silenzioso, sembrava quasi che quel radicchio – cuore rosso del paesaggio veronese – avesse trovato un nuovo modo di raccontarsi.
Tra gola e mente.
Tra innovazione e memoria.
Tra la terra che lo genera e le persone che gli danno voce.

Proprio come quel menù: un percorso che non si limita a nutrire, ma vuole dire qualcosa.
E ci riesce. Sempre.



