
Verona si sveglia con un leggero velo d’inverno quando, nella Sala Rossa del Palazzo Provinciale, si apre un appuntamento che profuma di storia e di terra bagnata dalla brina: il Radicchio d’Argento spegne venticinque candeline. Non un compleanno qualunque, ma quello di un concorso che da un quarto di secolo porta in scena il Radicchio Rosso di Verona IGP come un protagonista che non ha mai smesso di raccontare la sua pianura, i suoi contadini, la sua cultura.
La Sala Rossa accoglie visi attenti e parole che non sono solo istituzionali: sono dichiarazioni d’amore per un prodotto che la gente del posto sente proprio. Il segretario generale della Provincia, Francesco Corsaro, apre gli interventi con il calore di chi porta un messaggio sentito, ricordando l’impegno dell’ente nel custodire e far crescere le eccellenze locali, a partire proprio da quel radicchio che nasce tra nebbie leggere e suoli generosi.

Accanto a lui, la presidente del Consorzio, Cristiana Furiani, parla con l’orgoglio di chi vive il radicchio ogni giorno, nei campi, nelle cucine, nelle storie di chi lo lavora da generazioni. Chiede spazio ai giovani, ai loro sguardi nuovi, alle mani che sapranno interpretare il rosso brillante di Verona in ricette capaci di sorprendere senza smarrire la tradizione. Un pensiero che trova eco immediata nel presidente di ESU Verona, Claudio Valente, che vede nella trasmissione di questi valori un seme prezioso piantato nel futuro dell’agroalimentare veneto.
Poi la parola passa a chi questo evento lo costruisce con cura artigianale: Enrica Claudia De Fanti, che accompagna i presenti in un viaggio anticipato verso la giornata finale del 30 novembre. È qui che lo scenario cambia, e Verona si fa porta d’accesso a due luoghi che sembrano dipinti apposta per accogliere cultura e sapori.
San Salvaro, con il suo monastero che un tempo offriva riparo a mercanti e pellegrini, tornerà a essere crocevia di idee. Alle 11.00 la tavola rotonda “Le neuroscienze, ricerche per nutrire la mente” accenderà riflessioni sul cibo che cura non solo il corpo, ma anche la memoria e le emozioni. Il giornalista enogastroturista Maurizio Drago guiderà gli ospiti in un percorso che intreccia psichiatria, antropologia, storia agricola e certificazioni di qualità:
– Michele Antonelli, che racconta la dieta mediterranea come un argine contro le demenze;
– Enzo Gambin, custode della storia del Radicchio IGP e della Pianura dei Dogi;
– Alessandro Norsa, che esplora il colore del cibo come porta d’accesso alle emozioni;
– Luca Valdetara, voce autorevole sulle certificazioni DOP e IGP;
– ancora Cristiana Furiani, che porta la prospettiva delle imprenditrici e del Consorzio.
E come ogni viaggio che si rispetti, dopo il sapere arriva il piacere: l’Aperitivo del Viandante, preludio alla parte più viva del concorso.
Il sipario, infatti, si sposta al Castello di Bevilacqua, dove la pietra antica incontra il talento dei giovani chef degli istituti alberghieri. Li attende una sfida che profuma di foglie croccanti e di cotture delicate: reinventare il Radicchio di Verona IGP senza tradirne l’anima. A guidarli, una giuria presieduta dallo chef Andrea Cesaro, pronta a giudicare equilibrio, estetica, innovazione e fedeltà al territorio.
Non mancano i compagni di viaggio nel bicchiere: i vini delle cantine locali – da Vicentini a Colognola ai Colli, al Consorzio del Bardolino, alla Gorzoni di Villimpenta, fino alla Annafrancesca Wine di Legnago – portano le loro sfumature per accompagnare il radicchio nei piatti in gara.
A suggellare la giornata, il trofeo Radicchio d’Argento, firmato dall’artista veronese Daniela Gugole, un’opera che racchiude nel metallo la memoria di un intero territorio.
Tra istituzioni, Pro Loco, produttori e chef, ciò che emerge con forza è un messaggio limpido: il Radicchio Rosso di Verona IGP non è solo un ortaggio, ma un “Oro Rosso” che custodisce identità, turismo, innovazione e cultura. È un ponte tra passato e futuro, tra campi e cucina, tra storie di chi lo coltiva e sogni di chi lo cucina.
Ed è forse proprio questo il segreto dei suoi venticinque anni: continuare a parlare alla gente come fa un vecchio amico di famiglia, che ogni inverno torna a farsi trovare sulle tavole, portando con sé un pezzo di pianura veronese.



