Sanità AULSS 8 Berica: medici ospedalieri penalizzati sulle Case della Comunità, lamentano il mancato coinvolgimento e carichi di lavoro poco sostenibili

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Sanità AULSS 8 Berica: medici ospedalieri penalizzati sulle Case della Comunità, lamentano il mancato coinvolgimento e carichi di lavoro poco sostenibili
“Carenza di programmazione: così l’Amministrazione mette a rischio gli obiettivi del DM 77 e del PNRR”
Grande partecipazione all’assemblea unitaria intersindacale della dirigenza sanitaria dell’AULSS 8 “Berica”, convocata per affrontare il tema dell’impiego degli specialisti ospedalieri nelle nascenti Case della Comunità. All’incontro hanno preso parte numerosi medici ospedalieri, rappresentanti sindacali regionali e una significativa presenza di Direttori di Unità Operativa Complessa e di Dipartimento. Una partecipazione ampia e trasversale che evidenzia il clima di forte preoccupazione presente all’interno dell’Azienda. Dal confronto è emersa una criticità centrale: la carenza di informazione, trasparenza e coinvolgimento da parte dell’Amministrazione aziendale. I professionisti lamentano l’assenza di un quadro chiaro sui piani organizzativi e sulle concrete modalità di impiego degli specialisti ospedalieri nelle Case della Comunità.
Coinvolgimento tardivo e assenza di programmazione
Secondo quanto emerso in assemblea, il coinvolgimento dei medici ospedalieri appare tardivo e non adeguatamente programmato, più legato all’urgenza di rispettare le scadenze del PNRR che a una reale visione strategica. “Siamo di fronte a una gestione organizzativa che negli ultimi anni, e soprattutto negli ultimi mesi, ha mostrato forti criticità, avvertite a tutti i livelli, dai medici di reparto ai vertici delle strutture”, dichiarano i rappresentanti sindacali. “Si utilizza la pressione sui dipendenti come ultima soluzione, senza una chiara progettualità sul ruolo specifico del medico specialista ospedaliero nei percorsi di cura e prevenzione previsti dal DM 77”.
Volontarietà, risorse e tutela dei carichi di lavoro
L’assemblea ha espresso forte apprensione per le modalità di ingaggio ipotizzate, ritenute non coerenti con il quadro contrattuale vigente. La presenza degli specialisti ospedalieri nelle Case della Comunità, sottolineano i medici, deve fondarsi sul principio della volontarietà, all’interno di una programmazione condivisa e sostenuta da adeguate risorse. In un contesto già segnato da carenza di organico e dall’impegno per l’abbattimento delle liste d’attesa, non è possibile attribuire ulteriori carichi di lavoro senza prevedere assunzioni, investimenti mirati e misure organizzative idonee a garantire la continuità dell’attività ospedaliera. I professionisti chiedono pertanto un confronto reale sulla riorganizzazione territoriale prevista dal DM 77, valorizzando il contributo di chi opera quotidianamente nei servizi e garantendo un’effettiva integrazione tra ospedale, territorio, medici di medicina generale ed équipe multidisciplinari.
Al centro la qualità dei servizi ai cittadini
Le preoccupazioni espresse riguardano non solo le ricadute sull’organizzazione ospedaliera, ma anche la qualità dei percorsi assistenziali rivolti ai cittadini che accederanno alle Case della Comunità. L’integrazione tra le diverse figure professionali deve essere costruita senza tensioni o divisioni, mantenendo al centro il paziente acuto e cronico.Secondo le sigle sindacali, l’attuale strategia aziendale rischia di disattendere lo spirito originario del DM 77 e di compromettere una riforma che dovrebbe rappresentare un’opportunità di integrazione tra ospedale e territorio.
Le organizzazioni sindacali, forti del mandato ricevuto dall’assemblea, chiedono quindi un’immediata inversione di rotta, sia nel metodo sia nel merito, e l’apertura urgente di un tavolo di confronto per tutelare la dignità del lavoro medico e garantire la qualità dei servizi ai cittadini. Le sigle sindacali si riservano inoltre di valutare ogni forma di tutela e mobilitazione eventualmente necessaria.



