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FOTOGRAFIA, SABATO PRIMO OTTOBRE A SESTO AL REGHENA APRE LA PERSONALE DI ELIO CIOL

Un progetto culturaleintessuto fra vestigia del mondo e contemporaneita’fatto di arte, fotografia e musica: un evento che esprime l’urgenza di ‘materializzare’ ponti e network fra latitudini estreme del pianeta, affiancando popolo a popolo nel costante fluire dell’umanita’. Da queste premesse nasce la nuova edizione del Festival internazionale di Musica Sacra promosso da Presenza e Cultura con il Centro Iniziative Culturali di Pordenone: un grande cartellone autunnale che come sempre attraversa diversi linguaggi, oltre a quello piu’ specificamente musicale. Due esposizioni ‘gemelle’, concepite nel segno del grande fotografo paesaggista Elio Ciol, sono chiamate a integrare un percorso che ci guidera’ attraverso il tema “Da nord a sud del mondo. La fede dei popoli”, traccia guida del Festival in questo 2016.

Sabato primo ottobre, innanzitutto, nella splendida Abbazia di Santa Maria in Sylvis a Sesto al Reghena sara’ inaugurata – alle 17 – la mostra “Elio Ciol. Il canto della pietra. Armenia 2005”, che raccoglie una quarantina di scatti raccolti nel 2005 dal grande fotografo paesaggista, allora 76enne. «Sara’ questa suasacralità non esibita – spiega la presidente CICP Maria Francesca Vassallo – senza effetti speciali, che scioglie alberi e colline tra le nebbie in spazi senza confini, che va a cercare anche in Paesi lontani segni e significati in muri, pietre, case e chiese, a siglare idealmente l’avvio della 25^ edizione del Festival Internazionale di Musica Sacra. Un richiamo ai valori presenti in ogni cultura, ieri e oggi, attraverso la musica, l’arte, la storia, in un progetto molto articolato che coinvolge con presenze e collaborazioni importanti istituzioni del Friuli Venezia Giulia e di altre regioni che si affacciano al Nord come pure ad Oriente e sul Mediterraneo. Una scelta che ci porta all’attualità, dove i conflitti stravolgono e distruggono, mentre cresce a dismisura l’urgenza di pensieri solidi e azioni costruttive. Ci siamo affidati a Elio Ciol e al suo sguardo che, dal Friuli Venezia Giulia, ha seguito le tracce trasfigurate del sacro nei tantissimi luoghi da lui scelti e percorsi. Come in Armenia con le sue croci, ora visibili a noi in Sesto al Reghena. E come nella mostra “Nel soffio della storia”, che sarà a San Vito al Tagliamento». “Elio Ciol. Il canto della pietra. Armenia 2005” restera’ visitabile fino al 13 novembre (con ingresso libero, da venerdi’ a domenica in orario 10/12 e 15/18. L’evento e’ promosso con il Comune di Sesto al Reghenae inoltre in collaborazione con la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia. Alla vernice del primo ottobre interverranno, con l’artista Elio Ciol, il critico Giancarlo Pauletto e la presidente CICP Maria Francesca Vassallo.

Info www.centroculturapordenone.it/cicp tel 0434/553205,

Le immagini di Elio Ciol sono solo parte di unampio lavoro elaborato durante il viaggio del 2005 in Armenia: ben sufficienti, tuttavia, a coinvolgere lo spettatore nel fascino enell’ancora attuale vitalità di un’antica culturacristiana, creatrice di straordinari capolavori diarchitettura e scultura. Elio Ciol, maestro indiscusso della fotografia, è vincitore di ben due Premi  Kraszna Krausz a Londra, nel 1992 e 1996. Tre sue stampe sono inoltre catalogate nella collezione del Metropolitan Museum of Art di New YorkOmbre sul Meduna” (circa 1955), “Neve a Povolaro” (1970) e “Colli di Castelnuovo” (1962). A commento del percorso di scatti ‘armeni’ scriveva l’archeologo Ermanno Arslan:“Percepii come il primo dato significativo per il visitatore fosse rappresentato dalla constatazione che nell’Armenia medioevaletutto è costruito con le pietre delle sue montagne, sempre con una precisa continuitàvisiva tra territorio ed edificio. Così lamontagna diveniva chiesa o monastero, proponendosi come drammatica emergenza in drammatici paesaggi, con strutture che hannoil colore delle montagne e che paiono esserneparte integrante. Il colore caldo della rocciavulcanica, il medesimo delle pareti delle valliselvagge che incidono il territorio dell’Armenia, èonnipresente nella sua architettura, come aGarní, Noravank o Goshavank, e ne caratterizzail cromatismo”. Le croci scolpite, o khatchkar,sostanziano buona parte della mostra.L’Armenia aderì al Cristianesimo sin daiprimissimi anni del III secolo, senza mai aver completamente soppiantato gli antichissimiculti pagani. Nel corso dei secoli successivi gli armeni resistettero a innumerevoli tentativi di conquista e assimilazione dall’esterno anche grazie allo strenuo attaccamento alla propriareligione. Non mancarono tuttavia le sconfitte,e la croce diventò un rifugio e un baluardo. Siscolpirono croci ovunque e fiorì un’iconografiache, piuttosto che alla passione di Cristo, dava ampio spazio ai riferimenti alla resurrezione, con un’abbondanza degli elementi che sirifanno all’Albero della vita, quali i frutti delmelograno e della vite, o il seme da cui ha originel’Albero, raffigurato dal disco scolpitotradizionalmente sotto la croce dei khatchkar.Spiega il critico Giancarlo Pauletto che «lecroci scolpite su colonne e paretiarchitettoniche, oppure isolate e poi comesteli di cimitero oppure guida in salita ai luoghi sacri, sono tutte diverse, e di diversitempi, dai primi secoli dell’era cristiana all’eramoderna.  Ogni croce indicava una presenzasostanziale, rappresentava un fedelematerialmente presente, pellegrino a fronte delsuo Dio, a chiedere ‘personale’ misericordia.Ogni khatchkar così costituiva un’identitàsacrale, con la preghiera, per ciascuno diversa,riassunta nella croce, tramite di salvezza pertutti e per ognuno di noi. Ecco perché ognuna diqueste croci, dalle più semplici alle piùelaborate in stesura e raffigurazione, è scolpitacon tanta attenzione e cura, fino a giungere, purrimanendo entro lo stesso schema sostanziale,a rese straordinarie per complessità dicomposizione, tanto da proporsi come veri epropri, ricchissimi gioielli di pietra. Ciol èmaestro nel mettere in evidenza, con il suoobiettivo, questa preziosità. Si veda peresempio il khatchkar “del Salvatore”, risalente alXVI secolo, o l’altro riferito al maestro Pogos(1291) presso la chiesa di San Gregoriol’Illuminatore, a Goshavank: incredibile lavoro diricamo in pietra che in nulla cede ai più altiesempi di oreficeria dell’epoca».

Articolo di Roberto Mattiussi

Passione per il giornalismo, Webmaster, esperto Seo & On Line Marketing. Precedentemente anche Dj, Tecnico-Informatico , Regista in diverse Radio. Laurea nel 2004. Tutte le sere conduce il Telegiornale del FVG su Cafè24. Orari Tg: 19:20, 21:00, 00:05, 07:20. Tutte le mattine in onda su Radio Fantasy con la rassegna stampa alle 06:00, 06:30, 07:00, 07:30, 08:30.

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