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LE GIORNATE DEL CINEMA MUTO: A PORDENONE IL DISNEY RITROVATO A VIENNA E LA CENSURATA NANÀ ITALIANA RISCOPERTA A BUENOS AIRES

Prima di Topolino c’era il coniglio Oswald che aveva molti elementi in comune con il topo che diventerà nel giro di pochi anni non solo il re assoluto dei cartoon, ma una vera e propria un’icona della cultura del Novecento. Walt Disney e il suo principale collaboratore Ub Iwerks danno già con la serie di Oswald dimostrazione dell’alto livello tecnico raggiunto e soprattutto di una vena surrealista che si manifesta nella composizione dello stesso corpo di Oswald. In Africa Before Dark vediamo ad esempio la faccia che si stacca come fosse una maschera, coda e naso che si gonfiano, un elefante in bicicletta che gli fa da balia. Il cartoon era appena uscito nel febbraio 1928 e tempo neanche una settimana Disney apprende che il suo distributore gli ha sottratto il personaggio di Oswald insieme a tutti i collaboratori dello studio. Meno, fortunatamente, il più talentuoso di tutti, quell’Ub Iwerks con il quale Disney proseguirà la sua attività e costruirà un vero e proprio impero. Ritenuto a lungo perduto, Africa Before Dark è stato ritrovato a Vienna, restaurato e presentato finora soltanto a Los Angeles e a Vienna. Alle Giornate del Cinema Muto di Pordenone è in programma martedì 4 ottobre in prima serata, alle 20.30, come sempre al Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Pordenone.
Martedì è anche la giornata di Nanà, nelle due versioni, italiana con la regia di Camillo De Riso del 1917, e francese firmata dal grande Jean Renoir nel 1926. Le dive del muto italiano degli anni Dieci hanno sempre avuto un’attrazione per la cultura francese, complice anche il fatto che la capitale del cinema era Torino. Naturale quindi che anche la creatura letteraria di Emile Zola diventasse soggetto per un film che venne affidato alla regia di un veterano quale Camillo De Riso, la cui maggiore qualità stava nella direzione degli attori, avendo lavorato con Lyda Borelli e Francesca Bertini. In Nanà si trova a che fare con una giovane attrice, Tilde Kassay, che della diva ha già vezzi e vizi. Il film era composto da tre capitoli e, per il suo contenuto scabroso, fu per un certo periodo anche proibito. D’altronde la sua uscita nelle sale era stata di poco successiva alla disfatta di Caporetto e l’atmosfera generale non era certo favorevole a spettacoli di quella natura. Fu derubricato solo dopo aver subito molti tagli e con un altro titolo, Una donna funesta, ad evitare un riferimento diretto con lo scandaloso romanzo di Zola.  Si è accertato che la copia presentata alle Giornate, ritrovata a Buenos Aires, è stata montata sulla versione originale, la Nanà del 1917, e quindi la sua visione costituisce un’ottima occasione per verificare nello stesso film la difficile coesistenza di due elementi così diversi come il melodramma divistico e il crudo naturalismo del testo di Zola. Il fim è in programma alle 9.30, nell’ambito della sezione Riscoperte e Restauri.
Molto più famosa la Nanà francese, terzo film di Jean Renoir (Teatro Verdi, ore 14.30), produzione costosissima finanziata anche dallo stesso regista che per riprendersi dal fallimento commerciale del film dovette vendere parecchi quadri del padre, Auguste, uno dei maestri dell’impressionismo. Come ebbe a dire nelle sue memorie lo stesso regista, Nanà fu forse fatto troppo presto perché avrebbe richiesto il colore e il sonoro. Sicuramente nel disastro pesò molto un pregiudizio antitedesco, il film era una coproduzione con la Germania, e l’interpretazione, peraltro notevolissima di Catherine Hessling allora moglie di Renoir, anti naturalista e stilizzata.  Nanà è oggi da riabilitare per l’impatto visivo della messinscena e della regia che rivela già la mano di un maestro.
La giornata riserva molte altre sorprese, a partire da Three Live Ghosts, del 1922, regia dell’hollywoodiano George Fitzmaurice, il più antico film ancora esistente cui abbia collaborato – ai cartelli delle didascalie (oggi purtroppo perduti) e agli arredi – Alfred Hitchcock. Tornato alla luce a Mosca dopo decenni di attribuzioni errate, uno dei motivi di maggior interesse sta nel rimontaggio del film per adeguarlo alle direttive del regime sovietico, in particolare per quanto riguardava la posizione rispetto alla Grande Guerra e il tema della solidarietà tra le classi. Dai documenti conservati negli archivi moscoviti risulta che il film fu dapprima vietato e poi radicalmente modificato. Seguendo una pratica che sarebbe stata in seguito ampiamente utilizzata – un pervasivo rifacimento delle didascalie, qualche cambiamento nell’ordine delle sequenze e, in questo caso, perfino l’inserimento all’inizio di nuove inquadrature che contrappongono i quartieri alti della Londra mondana a quelli della miseria – i montatori sovietici “crearono” un altro film. Il contesto bellico dell’originale è eliminato e i tre protagonisti, non più reduci di guerra, appaiono come derelitti  che si aggirano per la città, in diverso modo vittime del sistema capitalistico.
Rimaniamo in Russia con The Cossack Whip all’epoca della rivoluzione del 1905-06. È un melodramma intenso e coinvolgente che mette in luce il talento di un giovane regista, John H. Collins, la cui folgorante carriera fu interrotta dalla morte precoce a soli 28 anni.
I film della serata sono il britannico The Guns of Loos del 1928 con la regia di Sinclair Hill, ambientato all’epoca della prima guerra mondiale, con buone scene d’azione. E infine il tedesco Die Weisse Wüste (Il deserto bianco) del 1922, regia di Ernst Wendt, salutato dalla  stampa dell’epoca come “il grande film d’inverno con lapponi, samoiedi, orsi polari, leoni marini, renne, ecc.”. È curioso citare la recensione del grande scrittore Joseph Roth: “Possiamo accettare questo film con gratitudine, nonostante le sue intrinseche debolezze. La regia è ottima, ma passa in secondo piano di fronte alla fotografia…”

Articolo di Roberto Mattiussi

Passione per il giornalismo, Webmaster, esperto Seo & On Line Marketing. Precedentemente anche Dj, Tecnico-Informatico , Regista in diverse Radio. Laurea nel 2004. Tutte le sere conduce il Telegiornale del FVG su Cafè24. Orari Tg: 19:20, 21:00, 00:05, 07:20. Tutte le mattine in onda su Radio Fantasy con la rassegna stampa alle 06:00, 06:30, 07:00, 07:30, 08:30.

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