La guerra dei falsi prosciutti DOP

Giustamente per la produzione dei prosciutti di San Daniele DOP e Parma DOP, come materia prima si devono utilizzare le cosce di suini allevati in determinate regioni italiane, con metodi di allevamento stabiliti dai disciplinari dei Consorzi di produzione (linee genetiche, peso alla macellazione, tipo di alimentazione, ecc… ).

Giustamente chi non rispetta queste regole viene punito, gli allevatori non rispettosi vengono sanzionati, le partite di prosciutti non conformi vengono smarchiate e di conseguenza deprezzate.

Senza voler mettere in dubbio la buona fede dei produttori-stagionatori delle cosce che poi diventeranno prosciutto crudo DOP, credo sia giusto porci un’altro quesito: che fine fanno e che destinazione hanno le cosce di suino con provenienza Germania, Danimarca, Olanda o Romania che dal Brennero o d Fernetti arrivano copiose dentro camion frigo dirette in Emilia Romagna o sulle colline friulane ?

Non vorrei che questa materia prima sostituisse le cosce autoctone nella produzione DOP e che magari qualche stagionatore poco serio possa acquistare queste cosce “foreste” a prezzi sicuramente minori di quelle prodotte dagli iper-controllati e iper-tassati allevatori nostrani, senza tralasciare il fatto che le cosce provenienti dai paesi sopra menzionati, sono di qualità quantomeno discutibile, non essendo gli allevatori i quei paesi, sottoposti alla quantità abnorme di vincoli e controlli che i nostri allevatori sono invece obbligati a seguire.

Auspico che le Autorità non solo operative ma soprattutto quelle politiche (che dovrebbero prodigarsi per salvaguardare gli interessi degli allevatori di casa nostra….) agiscano per far luce su questi “traffici” tutt’altro che limpidi.

Riccardo Signor   (Referente per agricoltura, ambiente e foreste )