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Omicidio all’Arcella,in queste ore fermato il coinquilino, un incendio nell’appartamento e l’aggressione per accusare il vicino

E’ Sanjay Budhwar 36enne indiano connazionale della vittima l’ accusato di omicidio volontario pluriaggravato. Secondo gli inquirenti  è lui ad aver provocato e cercato di coprire  poi la morte del 40enne senza permesso di soggiorno  che da una settimana ospitava nel suo appartamento.

Il quartiere Arcella, un tempo ambitissima zona residenziale di Padova  di cui oggi restano solo le sbiadite villette in stile liberty. Eppoi i  palazzoni, nati per le famiglie che non volevano allontanarsi troppo dal centro storico e inesorabilmente precipitati in un baratro di  degrado e criminalità. Dopo via Anelli è l’Arcella il nuovo, gigantesco, ghetto padovano. E se tanti residenti, studenti e non, difendono il quartiere multietnico che in molti angoli ha saputo tradurre in positivo la convivenza di una miriade di culture, lo squallore che risulta via via sempre più evidente è uno schiaffo alla città. Lo è  anche il residence Ibisco, alveare fatiscente dove  norme igieniche sembrano  essere dimenticati. Non c’è il riscaldamento, nessuno fa caso ai litigi, agli spacciatori, non si sa nemmeno quante persone vivano realmente tra quelle mura. C’è voluto del tempo prima che qualcuno si allarmasse sul serio vedendo i carabinieri, l’ambulanza, l’impresa funebre.

Questo omicidio è una vicenda con tanti punti oscuri, a partire da quello che per i carabinieri è un vero e proprio tentativo di depistaggio. Alle 5.30 di domenica al centralino del 112 arrivano in rapida sequenza due richieste di aiuto dal palazzo di via Altichieri da Zevio in quartiere San Lorenzo . La prima a chiamare è una donna pachistana: dice che il marito 40enne è stato ferito a coltellate. Poi telefona  il Budhwar, dice di essere in fuga dopo un violento diverbio con un vicino: per i carabinieri quello è il primo atto della messinscena per salvarsi.

Una pattuglia si precipita al residence. Nell’appartamento al piano terra che divide con la moglie e due figli piccoli c’è il 40enne pachistano ferito . Sanguina, viene portato al pronto soccorso, le ferite non sono letali. Dall’altra parte del corridoio c’è però un alloggio in fiamme e  all’interno l’orrore. Su un letto, sotto un cumulo di coperte e vestiti, il corpo semi carbonizzato di un uomo. In casa non c’è nessun altro. Lì dentro vive con regolare contratto il 36enne  Sanjay  Budh

war, ufficialmente residente a Saonara, colui che  aveva chiesto aiuto poco prima . Parte la macchina delle indagini. Il primo sospetto è che l’accoltellamento e la morte siano collegati.  Solo alcune ore dopo il cadavere viene identificato: è il 45enne indiano Singh Hoshiar. Irregolare in Italia, da qualche giorno era ospite del connazionale con cui però, come sosterrebbero i vicini di casa, i rapporti erano tesi. Mentre il corpo della vittima viene trasferito in obitorio, Budhwar viene interrogato. I sospetti in un primo momento si concentrano sul pachistano ferito, piantonato all’ospedale.

Al momento delle dimissioni finisce anche lui in caserma e le carte in tavola vengono rimescolate. Sul cadavere oltre alle bruciature ci sono numerose ferite da taglio. Almeno dieci, alcune, letali, anche alla gola. L’incendio sarebbe dunque un tentativo di coprire l’omicidio. Il pachistano racconta che quella mattina il 36enne indiano avrebbe bussato alla sua porta. Lo avrebbe attirato nel suo appartamento, accoltellandolo prima di scappare. Lo avrebbe fatto, questa la tesi degli inquirenti, per far ricadere le colpe sul 40enne e farlo passare per l’omicida.

Il pubblico ministero Andrea Girlando li ha torchiati per ore in un rimpallo di responsabilità. Al termine dell’interrogatorio è Sanjay Budhwar ad essere stato fermato con l’accusa di omicidio volontario. Avrebbe accoltellato, probabilmente nel sonno, il coinquilino dando alle fiamme l’appartamento nella speranza di coprire le proprie tracce e aggredendo il vicino per far ricadere su di lui le accuse. La dinamica dell’omicidio e i rapporti fra i tre uomini sono tutt’ora al vaglio degli inquirenti. Al momento non risulta alcun provvedimento nei confronti del pachistano. I carabinieri avrebbero anche recuperato la possibile arma del delitto, un coltello da cucina.

 

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Articolo di Redazione Padova

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