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PADOVA : 44ENNE DECEDUTO IN CASA PER INFARTO, I CARABINIERI ARRESTANO IL PUSHER CHE GLI AVEVA CEDUTO LA DOSE LETALE DI COCAINA.

I Carabinieri della Compagnia di Abano Terme (PD), a conclusione di un’articolata attività d’indagine durata diversi mesi e diretta e coordinata dal Sostituto Procuratore della Procura della Repubblica di Padova Dott. Sergio DINI, ieri pomeriggio, hanno tratto in arresto Ahmed AIT EL FAKIRA, 32enne di nazionalità marocchina. Allo straniero, regolare sul territorio nazionale, dimorante in provincia di Padova e incensurato è stata infatti notificata stamane, dai militari di viale delle Terme, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa a suo carico dal GIP presso il Tribunale di Padova, Dott.ssa Domenica GAMBARDELLA, per i reati previsti dagli artt. 586 del Codice Penale (morte come conseguenza di altro delitto) e 73 del DPR 309/90 (spaccio di sostanze stupefacenti).

Le indagini dei Carabinieri scattavano a seguito della morte improvvisa, avvenuta la notte del 24 giugno 2017, di un 44enne di Monselice, Andrea POLATO, rinvenuto cadavere sul divano del soggiorno di casa dai suoi famigliari, gestori di un ristorante, che si erano allarmati poiché il loro congiunto non si era presentato regolarmente al lavoro la mattina. L’appartamento in ordine e l’assenza di apparenti segni di violenza sul cadavere facevano propendere per un decesso causato da malore improvviso e fatale, ma. tuttavia, anche per la giovane età dell’uomo, gli inquirenti e l’Autorità Giudiziaria decidevano di effettuare degli ulteriori accertamenti sulla vicenda.

Già i primi esiti, positivi, dell’esame autoptico e tossicologico disposto sulla salma del giovane evidenziavano una drammatica circostanza, che veniva in seguito dettagliatamente confermata dalla consulenza tecnica appositamente disposta dal Dott. DINI: il nesso di causalità esistente tra il decesso del POLATO, avvenuto per “infarto miocardico in intossicazione acuta da cocaina” e, appunto, l’assunzione di stupefacente da parte di quest’ultimo.

Le indagini si concentravano  sulle ultime ore di vita del giovane. L’analisi meticolosa del telefono cellulare della vittima, l’esame dei suoi spostamenti (preziose informazioni venivano estrapolate, a questo proposito, da un braccialetto “WIFIT” indossato al polso dal POLATO)che , al termine della giornata di lavoro, aveva incontrato un soggetto di nazionalità marocchina che gli aveva ceduto quella che si rivelerà essere la “dose” fatale di cocaina, che il giovane consumerà, verosimilmente, in parte, prima di recarsi con amici in alcuni locali del centro di Padova, ed in parte una volta rientrato a casa, da solo, a fine serata.

I Carabinieri di Abano riuscivano quindi a identificare il “pusher” nordafricano traendo conferma, nel prosieguo delle investigazioni, del fatto che  POLATO era stato l’ultimo “contatto” dello straniero la sera del 23 giugno e che lo stupefacente consumato dal giovane, che ne aveva causato la morte, era proprio quello vendutogli da EL FAKIRA.

Il marocchino, ormai nel mirino dai militari dell’Arma, si confermava uno spacciatore attivo nella provincia di Padova (il Monselicense, in particolare, risulterà essere la sua “zona di caccia”, così definita dal Pubblico Ministero nella sua richiesta di emissione di provvedimento cautelare al GIP), nonché notevolmente spregiudicato, risultando riscontrato come in diverse occasioni i suoi “clienti” abituali – destinatari di numerose, sistematiche e documentate cessioni di cocaina – si lamentassero con EL FAKIRA per la pessima qualità dello stupefacente fornito, “tagliato male” con sostanze chimiche potenzialmente letali, che provocava loro malesseri diffusi e che addirittura, in alcuni casi, essi in parte restituivano al pusher.

Il GIP stesso non ha mancato di evidenziare le condotte dello straniero – nelle oltre venti pagine del provvedimento che ha condotto al suo arresto – come particolarmente gravi, proprio in quanto caratterizzate oltre che dal “dolo” derivante dall’attività illecita di spaccio anche da quello della “colpa”, quanto alla prevedibilità di eventi infausti (la morte del POLATO appunto) conseguenti all’assunzione del tipo di stupefacente da lui posto in commercio.

L’arrestato, espletate le formalità di rito presso la caserma dell’Arma di Abano, è stato tradotto presso il carcere “Due Palazzi” di Padova, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Articolo di Redazione Padova

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