PADOVA : morto il secondo operaio ustionato nell’incidente di maggio scorso alle Acciaierie Venete

E’ morto Marian Bratu, l’operaio di 43 anni ricoverato in gravissime condizioni in ospedale dal 13 maggio in seguito al grave incidente avvenuto alle Acciaierie Venete. In quella occasione l’operaio ha riportato ustioni sul 90 per cento del corpo. Ricoverato in ospedale, prima nel reparto Grandi Ustioni è stato portato in Rianimazione dove, attorniato dai suoi cari, è deceduto . Marian Bratu è la seconda vittima dell’incidente del 13 maggio. Il 6 giugno scorso, infatti, è  mancato anche Sergiu Todita, 39enne moldavo, anche lui investito dalla bomba di calore che ha causato le ustioni ai lavoratori.

I Sindacati hanno espresso il loro dolore e vicinanza alle famiglie degli operai morti con il seguente comunicato : ” Non possiamo non esprimere la nostra vicinanza come Fiom Fim Uilm anche ai compagni di Marian alle Acciaerie Venete, coloro con i quali ha condiviso lavoro e quotidianità per tanti anni e che speravano di poterlo rivedere presto. Il 16 novembre Marian aveva compiuto 44 anni i colleghi avevano voluto essergli vicino anche in ospedale. La speranza è sempre stata nel cuore di tutti, speranza che ieri ha dovuto cessare per sempre per far posto ad una cupa rassegnazione. Ma questa morte, come quella di Sergiu e come quella di ogni morto sul lavoro, non può e non deve essere vana! La sicurezza e l’organizzazione del lavoro devono mettere al primo posto le persone, i lavoratori e non il profitto e l’ottimizzazione dei tempi. Le responsabilità di quello che è accaduto in Riviera Francia devono essere accertate per rispetto nei confronti delle famiglie e di tutti i lavoratori. Tutto il sindacato è e sarà vicino ai famigliari in questo triste momento e il loro sacrificio non sarà dimenticato. Questo è un colpo per tutti i lavoratori, non solo per quelli di Acciaierie Venete. È una notizia che lascia tutti atterriti e che chiude un anno tragico dal punto di vista delle morti sul lavoro nella nostra regione e sul territorio nazionale. Un triste primato quello del Veneto con oltre 60 vittime che non può non essere affrontato con la dovuta attenzione e serietà. Quando muore un lavoratore, quando muore un operaio è una sconfitta per l’intera società e non possiamo né dobbiamo rimanere indifferenti davanti a tragedie di tal fatta. È necessario ribadire in maniera sempre più forte che la vita dei lavoratori deve essere l’assoluta priorità in ogni luogo di lavoro del nostro Paese».

Ci stringiamo alla Famiglia Bratu e assicuriamo loro tutto il sostegno di cui siamo capaci e il nostro impegno affinché venga fatta giustizia. Con questo secondo decesso, la tragedia della Acciaierie Venete assume – se possibile – contorni ancora più drammatici. Stiamo parlando di uno degli incidenti sul lavoro più gravi della storia recente del sistema produttivo padovano. Salgono così a 5 i morti sul lavoro del 2018, a livello Veneto abbiamo superato abbondantemente le 60 vittime, contendendo un tristissimo primato nazionale alla Lombardia.

Da quell’evento nacque la manifestazione unitaria che si tenne proprio qui a Padova in Piazza Garibaldi e che contribuì in maniera decisiva alla sottoscrizione del protocollo regionale sulla sicurezza sul lavoro. Ad oggi non è stato ancora applicato, a partire dall’assunzione di 30 nuovi ispettori dello Spisal, in una Regione in cui un’azienda riceve un controllo ogni 20 anni. L’inerzia della Regione è ingiustificabile, a fronte del bollettino quotidiano che misura ogni giorno l’insicurezza dei luoghi di lavoro. La Cgil non si fermerà, né nel pretendere giustizia sulla vicenda della Acciaierie, con la chiara individuazione delle responsabilità, né nell’esigere l’applicazione dell’accordo firmato in Regione. Non ci fermeremo finché non sarà estirpato il cancro degli incidenti mortali sul lavoro dal nostro sistema economico. Lo faremo in memoria di Sergiu e Marian e di tutti i loro compagni che hanno perso la vita avendo come unica colpa quella di dover lavorare per poter vivere».