PADOVA : Sei un possibile terrorista Jihadista e viene espulso ma lui , albanese , vuole tornare a Padova. Il giudice gli nega il visto .

Non può tornare. Lo aveva decretato il Prefetto su richiesta del Questore lo scorso 20 dicembre, lo conferma  ora il Giudice di Pace poco più di due mesi dopo. In mezzo c’è il ricorso presentato da Shaban Caca, attualmente a Tirana nel suo paese natale, ma rigettato dal tribunale di Padova.

Il trentottenne albanese  Caca ha vissuto a lungo in città, lontano dalle cronache ma molto attivo sui social. Su Facebook  , in particolare, tanto da attirare l’attenzione della Digos. Tra post, amicizie e messaggi infatti spiccavano in bella vista contenuti inneggiati alla jihad (la guerra santa islamica), all’Isis e all’odio razziale e religioso. Post antisemiti, contro il Natale e le feste cristiane, contro lo stile di vita occidentale. E poi gli espliciti apprezzamenti all’Isis, i contatti con imam radicali (taluni in carcere per terrorismo) e i tentativi di reclutamento di nuovi combattenti. In particolare avrebbe tentato di radicalizzare un connazionale richiedente asilo convincendolo a condividere sulla sua pagina Facebook un inno jihadista.

Lo scorso dicembre le misure di controllo Anti Terrorismo vengono potenziate in vista del Natale.  Shaban Caca cade nella rete dei poliziotti e le prove schiaccianti che ha sbandierato pubblicamente si ritorcono contro di lui. Il 20 dicembre scatta l’espulsione per pericolosità sociale e rischio terrorismo, l’uomo viene portato alla frontiera. Torna in Albania ma non si arrende: lui si ritiene innocente e vuole tornare a Padova, presenta ricorso al giudice di pace del tribunale di Padova.

Il 27 febbraio il responso: ricorso rigettato, l’espulsione resta valida. Caca, estremista islamico a tutti gli effetti, per dieci anni non potrà rientrare in area Schengen. Per il giudice le motivazioni che hanno portato al decreto di allontanamento, basate sulle indagini della Digos, sono fondate. É un individuo pericoloso, inequivocabili i messaggi lanciati sui social, pericolose le sue amicizie. Virtuali sì, ma «Non meno gravi dei contatti personali» dice la  sentenza.  Obiettivo centrato per la propaganda dell’Isis che attraverso internet ha raccolto seguaci in ogni parte del mondo. Stavolta però si è ritorta contro uno di loro.