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PIOVE DI SACCO – I CARABINIERI ARRESTANO DUE ITALIANI PER POSSESSO DI ESPLOSIVI AD ALTO POTENZIALE; TRE DEFERITI IN STATO DI LIBERTÀ

Tra le giornate del 27 e 28 febbraio 2015, i Carabinieri della Compagnia di Piove di Sacco (PD) hanno arrestato gli incensurati SAMBIN Stefano, 41 anni, residente nella frazione di Arzerello e BALDAN Silvio, 51 anni, di Camponogara (VE), per detenzione illegale di esplosivi, ordigni bellici e munizionamento, mentre hanno deferito in stato di libertà S.G., 52enne di Cavarzere (VE) per concorso in detenzione di esplosivo, B.M., 51enne di Pontelongo (PD) e M.N. 31 anni anch’esso di Pontelongo (PD), per detenzione abusiva di munizionamento.

L’operazione condotta dai militari dell’Arma, si è sviluppata dapprima con la perquisizione, eseguita nelle prime ore della mattina del 27 febbraio, in Pontelongo (PD), nei confronti di B.M., il quale veniva trovato in possesso di una proietto d’artiglieria risalente alla prima guerra mondiale e di ulteriori 19 munizioni di vario calibro.

La ricerca veniva estesa, nello stesso comune, all’abitazione di M.N., al quale veniva sequestrata un proietto da contraerea dello stesso conflitto bellico.

Proseguendo nell’attività e risalendo la china dell’indagine, a Piove di Sacco (PD), frazione  Arzerello, i Carabinieri della locale Stazione davano esecuzione alla perquisizione domiciliare a carico dell’incensurato SAMBIN Stefano, ritenuto ricoprire, nell’ambito dell’intera filiera, il ruolo di tecnico nella materiale gestione degli ordigni e degli esplosivi.

Infatti, sul retro dell’abitazione, all’interno di un container, i militari rinvenivano 11,36 chilogrammi di materiale esplodente tipo ecrasite”, un potente esplosivo utilizzato per il confezionamento di ordigni da guerra, un innesco-detonatore di fabbricazione artigianale, due proietti da cannone rispettivamente da 149 mm. e da 100 mm., risalenti al primo conflitto mondiale e privi del loro contenuto detonante, due granate dello stesso periodo (una delle quali tuttora offensiva), due baionette e 57 cartucce di vario genere sempre della prima guerra mondiale.

Dagli accertamenti, risultava che i due imponenti proietti da cannone ritrovati nel container, erano stati opportunamente sezionati da SAMBIN Stefano, con l’aiuto del cavarzerano S.G. utilizzando  una grossa sega a nastro con raffreddamento ad acqua, operazione che aveva consentito ai due indagati di estrarre dall’ordigno il copioso quantitativo di “ecrasite”, rinvenuto in possesso del SAMBIN.

Le indagini venivano quindi indirizzate su una ditta di Camponogara (VE), che,  con le previste autorizzazioni di legge, si occupa delle operazioni di individuazione, prelevamento e recupero di ordigni da guerra.

In particolare, uno dei dipendenti della ditta, BALDAN Silvio, veniva trovato in possesso di un proietto da cannone da 149 mm., del peso complessivo di kg. 37,60, risalente al primo conflitto mondiale, ma tuttora attivo, quindi potenzialmente in grado di sprigionare tutto il suo devastante potenziale offensivo.

Al termine della prolungata attività, tutti gli ordigni e i materiali esplodenti rinvenuti venivano sottoposti a sequestro, quindi trasportati con tutte le cautele del caso presso idonei depositi autorizzati, per la custodia degli esplosivi.

Condotti presso gli uffici della Stazione Carabinieri di Piove di Sacco (PD), S.G, B.M. e M.N. venivano deferiti a piede libero all’Autorità Giudiziaria, mentre SAMBIN Stefano e BALDAN Silvio venivano arrestati e associati, rispettivamente, alla Casa Circondariale di Padova e di Venezia.

Ulteriori perquisizioni effettuate il 28 febbraio su obiettivi secondari davano esito negativo.

Le indagini, coordinate dalle Procure della Repubblica di Padova e Venezia, nelle persone rispettivamente dei Pubblici Ministeri Dott.ssa Daniela RANDOLO e Dott. Giorgio GAVA,  proseguono al fine di verificare la provenienza degli ordigni e degli esplosivi ritrovati, nonché allo scopo di accertare la destinazione di un così ingente e preoccupante quantitativo di materiale esplodente, peraltro contraddistinto da una spiccata capacità disruttiva.

Non si esclude infatti che le sostanze rinvenute fossero destinate alla vendita sul mercato clandestino, da impiegare per cruenti atti predatoti, quali ad esempio assalti a sportelli bancomat o a furgoni portavalori, nonché da utilizzare per gravi eventi ritorsivi o estorsivi.

Articolo di Redazione Venezia

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