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PORTOGRUARO – ALL’OSPEDALE DI PORTOGRUARO LA CHIURUGIA CONSERVATIVA BERNESE CHE PERMETTE DI TORNARE A CAMMINARE

Arrivano da tutta Italia e dall’estero, sono ragazzi affetti da patologie congenite e all’anca dall’età adolescenziale, costretti a spostarsi utilizzando stampelle o carrozzine. La maggioranza di loro si è rivolta a strutture mediche ricevendo risposte negative sulla cura della propria patologia oppure, come unica soluzione, è stato proposto l’impianto di una protesi da sostituire più volte durante la crescita. All’’ospedale di Portogruaro trovano invece una risposta concreta alle loro speranze e a quelle delle rispettive famiglie: è la chirurgia conservativa bernese praticata dal dottor Luigino Turchetto e  dal suo  gruppo  di  lavoro.

Sono oltre una trentina l’anno i giovanissimi che affrontano il “viaggio della speranza” e ritornano  ad una vita normale dopo essere stati sottoposti a uno dei vari interventi  di chirurgia conservativa   eseguiti dal primario di Ortopedia, il dottor Luigino Turchetto, allievo del professor Reinhold Ganz di Berna, che da nove anni esegue interventi  di  chirurgia  conservativa  dell’anca  (non sostitutiva e non protesica) con risultati estremamente positivi.

<<Lo scopo della chirurgia conservativa dell’anca è evitare o posticipare più a lungo possibile l’utilizzo di artroprotesi nei giovani pazienti – spiega il dottor Turchetto –. Questa chirurgia prevede la sezione chirurgica e il riorientamento nella posizione ottimale della cavità acetabolare e, quando  necessario, il  rimodellamento o un nuovo orientamento del femore prossimale. L’obiettivo finale è il ripristino dei normali rapporti articolari tra le  due componenti scheletriche che formano l’articolazione  dell’anca, la cavità acetabolare e la testa femorale>>. Si tratta di interventi chirurgici molto impegnativi per i chirurghi, per gli anestesisti, per il personale tecnico della  sala operatoria e anche per gli infermieri di reparto. Al termine dell’intervento non vengono utilizzate apparecchiature di stabilizzazione esterna e la mobilizzazione senza carico è possibile fin dai primi giorni, utilizzando delle semplici stampelle.

L’ospedale di Portogruaro è stata la prima struttura in Italia a praticare la  chirurgia conservativa Bernese. Oggi solo 2 strutture pubbliche italiane (l’Ospedale di Portogruaro e la 2° Clinica Universitaria di Torino, diretta dal professor Massè) praticano questa chirurgia. Altri prestigiosi ospedali, grazie all’attività svolta in tali sedi dal  professor Ganz e dal dottor Turchetto, si stanno gradualmente avvicinando a tale chirurgia.

In questi giorni Laura, Giorgia e Angela,  di Meduna di Livenza (Tv), Verona e Bari, rispettivamente di 23, 16 e 30 anni, in seguito all’intervento chirurgico hanno voluto testimoniare la propria soddisfazione.

<<Ho giocato a pallavolo sino a 18 anni poi, a seguito della comparsa di un dolore all’inguine, mi è stata diagnosticata una anomalia congenita dell’anca che mi ha costretto a zoppicare e ad assumere continuamente antidolorifici – spiega la trevigiana Laura – . Tre anni fa ho eseguito il primo intervento all’anca destra: è stato eccezionale perché non ho più avuto problemi. Così ho deciso di operarmi anche all’anca sinistra, ora sono convinta che riuscirò a risolvere il problema e a ritornare in piena forma>>.

La mamma della giovanissima Giorgia racconta un percorso estremamente difficile prima di giungere all’ospedale di Portogruaro: <<Alla richiesta di curare mia figlia ho ricevuto tante risposte negative. Poi sono arrivata qui, in questo piccolo ospedale, dove io e mia figlia abbiamo trovato finalmente la giusta cura, personale disponibile e preparato, un clima meraviglioso>>.

<<I giovani arrivano in questo reparto dopo un percorso di vita complesso e doloroso. La ridotta mobilità e la difficoltà a deambulare li penalizza fortemente e spesso determina in loro anche problemi psicologici – conclude il dottor Turchetto – . La chirurgia conservativa ha un grande valore sociale: è dedicata ai bambini e ai giovani che non troverebbero risposte alternative se non l’utilizzo di una protesi da impiantare in età tuttavia non giovanissima>>.

Articolo di Redazione Venezia

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