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PORTOGRUARO – CIAMBETTI: CAMBIARE LE LEGGI PER FARE PRIMA E NELLA LEGALITÀ

“Le leggi Merloni, della seconda metà degli anni ’90 del secolo scorso, non hanno garantito certezze, qualità, tempi, economicità e legalità negli interventi. Questa variante viene completata a 42 anni dal suo primo progetto. Così non va: occorre rivedere la legislazione sulle opere pubbliche, per renderla concretamente efficiente ed efficace”. Lo ha ribadito l’assessore al bilancio del Veneto Roberto Ciambetti, intervenuto in rappresentanza del presidente Luca Zaia, impossibilitato ad essere presente, alla inaugurazione dell’ultimo tratto della Variante di Portogruaro alla Strada Statale n. 14 “Della Venezia Giulia”. La nuova arteria, nella sua completezza, libererà dal traffico passante uno dei più bei centri abitati del Veneto, nei pressi del confine con il Friuli Venezia Giulia, rendendolo più sicuro e vivibile. In proposito, il sindaco Antonio Bertoncello ha annunciato la predisposizione di un provvedimento di divieto di transito per i mezzi pesanti nel centro cittadino, possibile proprio grazie al completamento della Variante. All’inaugurazione sono intervenuti tra gli altri, oltre a Ciambetti e al sindaco Bertoncello, il primo cittadino di Concordia Sagittaria Paolo Anastasia, il vicepresidente della Provincia di Venezia Mario Dalla Tor, il presidente dell’Anas Pietro Ciucci che ha portato i saluti del ministro Maurizio Lupi, autorità civili e militari, il vescovo di Concordia e Pordenone Giuseppe Pellegrini che ha benedetto la nuova arteria. Per quest’area cerniera tra Italia ed Europa Centrale dell’Est, per la quale Ciabetti ha richiamato anche la Macroregione Euregio Senza Confini, si tratta di un intervento atteso, addirittura sospirato, visto che il primo progetto dell’opera è datato 1972: 42 anni di ritardi, attese, complicazioni, con l’appalto dell’ultimo tratto affidato nel 2009 ad una ditta che poi ha dovuto rinunciare perché in odore di mafia, con lavori ripresi solo nel 2012 affidati ad altra ditta. Questa attesa e questi intoppi non sono la norma, ma neppure una eccezione e, alla luce anche dell’inchiesta Mose, tutti gli intervenuti hanno rimarcato l’esigenza di migliorare e rendere trasparenti gli affidamenti dei lavori e dare certezza e qualità ai tempi e alle modalità di realizzazione. Come ai tempi della Serenissima che, proprio il 9 giugno 1588 – ha fatto presente Ciambetti – decise quale progetto approvare per il Ponte di Rialto, realizzandolo in tre anni.

Articolo di Redazione Venezia

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