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Avv.to Moneta

Riceviamo e Pubblichiamo : 10 Punti per smontare il tram secondo l’Avv.to Roberto Carlo Moneta

In questi giorni si sta continuando a dibattere e discutere sulla possibilità di una nuova linea di tram nel territorio della città di Padova.

Ritengo opportuno esporre le mie considerazioni a riguardo, intervenendo non solo come Consigliere comunale membro della Commissione urbanistica, il cui pensiero potrebbe essere influenzato da visioni politiche, ma anche come avvocato esperto ambientale, probabilmente uno degli unici nella nostra città.

Premetto che, innanzitutto, un amministratore locale nella scelta della gestione cittadina deve optare per criteri di efficienza, produttività ed economicità, valutando tutte le condizioni del caso concreto, proprio come farebbe un imprenditore per la propria azienda.

Infatti, non si può parlare di un progetto per il futuro della città senza una valutazione oggettiva dei fattori positivi e negativi che lo riguardano.

Purtroppo, per il progetto tram è difficile trovare punti favorevoli rispetto ad altre soluzioni elettriche, tanto quanto è invece agevole evidenziare alcuni limiti, visibili e riscontrabili da chiunque operi nella piena libertà intellettuale.

1. Costi dell’infrastruttura elevatissimi (circa 120 milioni sono serviti per attivare la linea sir1) e lunghi tempi di costruzione (7 anni di lavori in corso sono stati necessari per realizzare la tratta Guizza-Arcella). Anche se arrivasse il paventato e tanto chiacchierato finanziamento del Ministero, rimarrebbe scoperta oltre metà della somma necessaria per completare l’opera che graverebbe quindi sulle tasche dei padovani.

2. Ogni singolo convoglio del tram costa 5 volte di più rispetto ad un autobus elettrico con batterie di durata giornaliera e pari capacità di passeggeri trasportabili. Per cambiare gran parte del parco bus di Padova basterebbero 50 milioni di euro in quanto ogni mezzo elettrico di nuova generazione costa circa 500mila euro. Al contrario ogni vettura del tram costa addirittura 2 milioni e mezzo di euro!

3. La guida vincolata del tram comporta l’impossibilità di modificare il percorso in caso di necessità sopravvenute, ostacoli o incidenti lungo il proprio tragitto con inevitabili disagi e ritardi, soprattutto in una città come Padova dove le strade strette impediscono la realizzazione di corsie preferenziali ovunque. Gli autobus di nuova generazione, invece, sono a guida libera, dotati di sensori ottici e avvicinamento magnetico alle banchine, la ricarica a fine giornata può avvenire mediante induzione wireless, oppure tramite pantografo nei capolinea.

4. I costi di manutenzione della linea del tram sono molto più elevati di qualsiasi altro mezzo di trasporto pubblico: la tratta Guizza-Arcella costa a Bus Italia e di riflesso alla collettività oltre 2 milioni all’anno.

5. I numerosi difetti di fabbricazione riscontrati nei mezzi Translohr per la linea sir 1 e l’elevato numero di incidenti in cui il tram è coinvolto, con in media un sinistro ogni 3 giorni, riscontrano l’elevata pericolosità dei mezzi su rotaia soprattutto per moto e biciclette.

6. Il tram incontra una serie di incompatibilità con il sistema viabile padovano che è dotato di numerose rotonde e strette carreggiate ad una sola corsia di marcia. Il percorso delle rotaie comporterebbe l’eliminazione di molti nuovi rondò con il ripristino dei vecchi sistemi semaforici, l’eliminazione di alcuni percorsi ciclopedonali oppure, addirittura, la trasformazione in strade a senso unico con relativo stravolgimento della viabilità.

7. La corsia dedicata esclusivamente al tram, come accaduto in tutti i rioni coinvolti dalla linea sir 1, comporta l’eliminazione di molti parcheggi a lato strada e conseguente crisi del commercio nei quartieri, con in media 5 negozi chiusi ogni chilometro di rotaia.

8. Lungo la tratta interessata dal tram, la manutenzione dei sottoservizi (acqua, gas, fognatura, telefonia) costa mediamente 30 mila euro ad intervento, circa 10 volte maggiore rispetto alle riparazioni nelle strade senza presenza di rotaia, in quanto è necessario un supporto speleologico per aggiustare le tubature, che purtroppo nella nostra città sono molto datate.

9. Il progetto tram a Padova ormai è vetusto di ben 20 anni e solo nella sua realizzazione originaria degli anni ‘90, nella città di Strasburgo, dove corre addirittura su corsie realizzate in erba e prati di fori colorati, si può dire abbia veramente portato a dei risultati apprezzabili. Nella nostra città per ottenere un miglior livello di servizio urbano, senza dover spendere un quattrino pubblico, sarebbe sufficiente creare delle corsie preferenziali per gli attuali autobus. E se vogliamo migliorare l’impatto ambientale basterebbe sostituirli con i nuovi mezzi elettrici ampiamente collaudati nel resto del mondo (solo nella città di Shenzhen, in Cina, ce ne sono oltre 15 mila).


10. Il sistema Tram comporta più traffico e inquinamento in quanto, eliminando le rotonde e restringendo le carreggiate, costringe le auto a rimanere ferme in coda ai semafori, per questo non si può definire una soluzione ecologica. La rete dei fili elettrici sospesi e le strutture a sostegno della stessa comportano, inoltre, il taglio di alberi secolari che oggi ombreggiano strade e marciapiedi durante la calura estiva.

Concludendo, di fronte alle nuove tecnologie e alle varie tipologie di mezzi elettrici che nel 2018 eliminano tutti i difetti del tram e delle rotaie, solo una forte ottusità politica può fingere di non vedere quante e quali numerose alternative più ecologiche, efficienti e sicure può offrire il mercato.

Mi auguro che il Sindaco Giordani, da bravo e competente imprenditore, saprà fare le corrette valutazioni e che anche il Vicesindaco Lorenzoni abbandonerà il progetto proposto nei propri manifesti elettorali nel momento in cui si renderà conto quale danno comporterebbe per Padova e per i padovani.

Avv. Roberto Carlo Moneta

Articolo di Redazione Padova

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