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La salute al centro del PNRR. È tempo di telemedicina.

S di salute, la parola chiave che in questi mesi ha dimostrato quanto se questa manca tutto passi in secondo piano.

Con l’emergenza pandemica da Covid-19, infatti, la salute (e non più solo il benessere economico) è entrata a far parte di quelle priorità fondamentali e imprescindibili su cui focalizzare il proprio impegno e, arrivati ad oggi, la ritroviamo anche tra gli obiettivi della ripresa e quindi in quel Pnrr su cui si basa il futuro.

A questa strategia di convivenza con il virus si aggiunge poi un altro aspetto fondamentale come quello della prevenzione e dell’eduzione che in quest’ottica sono da inserirsi nel più ampio respiro di un aumento di consapevolezza e di responsabilità volta alla presa di coscienza e sensibilizzazione nei confronti dell’importanza di adottare uno stile di vita sano che favorisca, inoltre, una reale e maggiore contezza proprio di questi.

Se pensiamo poi a quanto anche il concetto di “cure accessibili” sia passato da scontato a essenziale a questo tema è da aggiungersi quella progressiva confidenza  che in questi mesi è andata insinuandosi nel nostro quotidiano e che, forse, nella mancanza di opportunità ha pure accelerato una transizione tecnologica che altrimenti avrebbe continuato a tergiversare mentre così ha plasmato un nuovo tipo di socialità che, a sua volta, ha anche portato ad un approccio meno diffidente nei confronti di ormai realtà come quelle della telemedicina.

 Il distanziamento sociale e la necessità di snellire la gestione ospedaliera del paziente nei casi in cui non ci fosse necessità di interventi particolari, infatti, ha permesso di affrontare un tema che magari nei tempi passati avrebbe provocato solo un rifiuto mentre, ad oggi, se ne può parlare anche nella sfera pubblica aprendo ai plus di tali avanzamenti.

Ad oggi, infatti, parlare di telemedicina non è più così “astrofisico” ma rappresenta e ha rappresentato durante l’emergenza pandemica, uno strumento utile per la continuità di servizi che fino a poco tempo prima era quasi impensabile anche solo provare a concepirli in maniera diversa da quella della loro realizzazione standard.

Combinazioni sinergiche di servizi sanitari e supporto psicologico “da remoto”, infatti, hanno permesso il monitoraggio attivo sulle condizioni di salute per esempio proprio delle persone in quarantena, in isolamento o post dimissione ospedaliera ma anche se isolate a domicilio dalle norme di distanziamento sociale però bisognose di continuità assistenziale anche se non contagiate dal virus.

Ciò che appare è così una società nuova in cui l’essere connessi gioca un ruolo fondamentale mentre la “sanità smart” crea ibridi efficienti, tempestivi, e borderless…… ma questo è solo l’inizio…

 

Di Eleonora Passarella

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