Roshe Run Outlet, Nike Air Max 90 Outlet, Air Jordan Outlet
Home / Notizie / Cronaca / VENETO ORIENTALE – OSPEDALE UNICO, LE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA CI CREDONO

VENETO ORIENTALE – OSPEDALE UNICO, LE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA CI CREDONO

Le Associazioni Economiche Apindustria Venezia, Coldiretti Portogruaro,

Confartigianato Imprese Veneto Orientale, Confcommercio Imprese per l’Italia

Portogruaro-Bibione-Caorle, Confederazione Nazionale dell’Artigianato Cna

Portogruaro e Confindustria Venezia, hanno inteso promuovere questo incontro con i

Sindaci del comprensorio del Portogruarese per porre alla loro attenzione alcune tematiche che

si ritengono strategiche, prioritarie ed urgenti per la salvaguardia del nostro territorio.

Pur nelle diversità che sottendono le singole sigle associative che rappresentiamo, abbiamo

superato le logiche di rappresentanza specifica per unirci in un univoco pensiero rivolto al bene

della collettività, delle imprese e del territorio in cui quotidianamente operiamo.

Gli argomenti che abbiamo individuato come prioritari, ancorché siano di precisa

responsabilità e competenza degli Enti Locali, ma rispetto ai quali ci sentiamo in dovere di

dare un nostro contributo di idee, sono sostanzialmente tre: la Sanità, la Città Metropolitana e

l’efficienza, l’efficacia e l’economicità degli Enti Locali in un’ottica di Rete.

Oggi vogliamo portarVi il punto di vista dei piccoli e medi imprenditori e delle attività

economiche locali, ai quali non interessa certo inserirsi nei dibattiti politici e misurarsi con

equilibri che non appartengono loro, nè in generale ai ragionamenti di chi fa impresa.

Entrando nel merito della prima tematica, la Sanità rappresenta un “bene comune”,

una di quelle poche, basilari questioni sociali che devono mantenere un carattere collettivo a

prescindere dal “colore politico”.

In particolare la polemica scaturita sull’Ospedale Unico, ovvero su come strutturare per il

prossimo futuro la politica sanitaria nella non va a beneficio del territorio.

Il progetto era nato con l’intento di migliorare l’offerta sanitaria del Veneto Orientale,

attraendo personale medico-infermieristico di alta professionalità ed attrezzature

all’avanguardia. Nelle intenzioni, pur determinate da ragioni di razionalizzazione della spesa

e di risparmio delle risorse disperse nelle varie sedi ospedaliere, l’ospedale unico doveva

diventare un polo di attrattiva e riferimento per tutta la Regione, concentrando in un’unica

struttura le eccellenze sanitarie.

Si è detto che un nuovo, efficiente ospedale unico potesse costituire non solo un presidio

d’eccellenza ed un’opportunità da non perdere, ma addirittura una scelta obbligata per

scongiurare una caduta dei servizi divenuta ineluttabile.

Tutti questi buoni e condivisibili propositi si sono arenati di fronte all’identificazione di un

sito per la realizzazione di una struttura sanitaria unica nella Venezia Orientale. Ma la volontà

di arrivare ad una scelta condivisa, senza lacerazioni ed estenuanti battaglie campanilistiche,

non può prescindere da un’opportuna pianificazione territoriale.

A nostro avviso mantenere una visione globale del territorio e migliorare la qualità dei

servizi offerti, induce a non concentrare in pochi chilometri due eccellenze ospedaliere (Mestre

e, in ipotesi, S. Donà di Piave).

Se parliamo della costruzione di una struttura sanitaria di eccellenza che ambisce

ad essere polo attrattivo anche in ambito regionale e sovra regionale, non possiamo non

considerare le peculiarità geografiche del nostro territorio. Se è vero che la provincia di

Venezia, per come l’abbiamo intesa fino ad oggi, ma anche come la intenderemo a partire

dal 2015, è la provincia di tutti i veneziani, dobbiamo far riferimento alla fotografia di tutto

l’ambito provinciale e non solo dei comprensori di San Donà di Piave e Portogruaro.

Ragionamenti legati principalmente alla numerosità dei residenti non tengono

minimamente conto della dislocazione geografica delle strutture sanitarie già esistenti. Un

cittadino di Bibione non deve essere meno veneziano di un cittadino di San Donà di Piave,

che già oggi può raggiungere agevolmente una struttura sanitaria di tutto rispetto, l’Angelo

di Mestre, in tempi brevi. Ragionare in termini di accessibilità e logistica non può essere

considerato, quindi, un parametro di secondaria importanza, tra quelli individuati dalla

commissione regionale di consulta dei tecnici.

Inoltre, se di ospedale di eccellenza si deve parlare, una struttura siffatta non può non

avere tra i propri, prioritari obiettivi il contenimento delle fughe di pazienti in Friuli, che oggi

arrecano costi quantificabili in circa 60 milioni di euro, soldi persi ogni anno. Non si può

ignorare che Portogruaro sia rimasto l’ultimo baluardo a difesa del fenomeno delle migrazioni

dal Veneto verso gli ospedali delle province di Udine e Pordenone, che non solo sono più vicini,

ma sono anche considerati maggiormente competitivi.

Entrambi questi aspetti, ovvero i servizi ospedalieri già in essere nelle vicinanze della

futura struttura e quindi la garanzia di pari accesso a tutti i cittadini del Veneto Orientale, da

un lato, ed il rischioso aumento delle fughe sanitarie e conseguentemente dei costi sostenuti

dalla Regione, dall’altro, meritano massima attenzione.

Ce ne è un terzo, che in ogni caso deve essere valutato nel modo giusto, che concerne

la necessità di dividere le specializzazioni mantenendo le professionalità esistenti, anche

attraverso la valorizzazione delle aggregazioni funzionali territoriali che fungeranno da rete

assistenziale integrata.

Ecco perché ci sembra riduttivo concentrare tutti gli sforzi sullo spostare o meno la

sanità dal Veneto Orientale. Deve trattarsi, più opportunamente, di ridisegnarla, di ripensarla

nell’ottica dei bisogni futuri ma anche nel rispetto di quelli esistenti.

Ancora di più in un territorio a forte vocazione turistica, non possiamo dimenticare che uno

degli aspetti significativi nella scelta della destinazione per le vacanze dei visitatori stranieri,

sia proprio l’accessibilità ed il presidio medico-ospedaliero in strutture qualificate.

A prescindere da quale sarà l’ubicazione finale dell’ospedale unico, chiediamo ai decisori

politici di non ignorare queste istanze di partecipazione che emergono dai territori e dalle

imprese, prendendo in debita considerazione le esigenze reali dei circuiti sociali ed economici

che insistono nelle nostre realtà.

E di sicuro, come sempre, il bene dei cittadini e della Comunità non potrà che coincidere

col bene delle imprese che operano su e per questi territori.

E non dimentichiamo che Venezia dal 31 dicembre rischia di coincidere geograficamente

con tutta la vecchia provincia: con l’avvento della città metropolitana diverremo sì un unico

comune, ma con caratteristiche, esigenze e competenze ben diverse da quelle attualmente di

respiro provinciale.

Nella partita della città metropolitana, iniziando proprio da qui, non vogliamo essere

figliastri, ma cittadini rispettosi e rispettati.

Entrando nel merito della seconda tematica che vogliamo porre alla Vostra attenzione,

come già accennato, la Provincia di Venezia subirà tra qualche mese delle significative

modificazioni.

La mancata definizione di ruoli e di rapporti di ruoli tra Città Metropolitana e singoli comuni

componenti, può creare incertezze e tensioni che si potrebbero ripercuotere sull’economia del

territorio.

L’attuale indeterminatezza delle competenze assegnate, con relative conseguenze

sul piano del governo del territorio e della programmazione allo sviluppo, e alla capacità

di raccogliere le istanze sia della cittadinanza sia del mondo produttivo, è elemento di

preoccupazione.

Non si tratta qui certo di negare la necessità di contenere i costi, ma di capire se l’assetto

sia davvero efficiente e se i servizi e le dotazioni messe a disposizione di cittadini ed imprese

siano all’altezza delle necessità di semplificazione, celerità e sufficiente contenuto tecnologico.

Riconosciamo il valore strategico del brand Venezia e di come quest’ultimo sia volano

per tutta l’economia della terraferma. Tuttavia non possiamo nascondere alcuni timori circa

la possibilità che Venezia “scarichi” le eventuali proprie inefficienze sul territorio assorbendo

invece tutte le risorse disponibili. Come categorie economiche di rappresentanza delle imprese

del mandamento dobbiamo, in tutti i modi, scongiurare l’ipotesi che le inefficienze e debiti della

città di Venezia vengano riversate sulle nostre fragili economie locali.

Sarà in grado la nuova Città Metropolitana di garantire l’efficienza dei servizi provinciali nel

territorio? Cosa succederà ad esempio ad Asvo?

Riteniamo fondamentale, pertanto, che le rappresentanze economiche siano coinvolte nella

stesura dello Statuto sia nella parte prettamente economica e finanziaria, sia nella parte della

governance.

La terza tematica che vogliamo oggi porre all’attenzione degli Amministratori locali

riguarda l’efficienza, l’efficacia e l’economicità degli Enti Locali in un’ottica di Rete.

La stretta creditizia, le difficoltà di accesso al credito, le politiche fiscali sempre più

complesse ed opprimenti, l’eccessiva burocrazia e l’incertezza amministrativa, il dilagare

di attività irregolari, i vincoli delle Amministrazioni comunali legati al patto di stabilità e la

difficoltà oggettiva di pianificare opere pubbliche necessarie, incidono su cittadini ed imprese in

modo oramai non più sostenibile.

Se poi andiamo a sommare a tale situazione una eccessiva frammentazione delle politiche

economiche, amministrative e tributarie locali il quadro risulta ulteriormente critico.

Riteniamo che, per quanto di competenza delle Amministrazioni Locali, una

razionalizzazione ed omogeneizzazione dei servizi e delle politiche tributarie non sia più

rinviabile.

Sollecitiamo pertanto l’avvio di una seria e fattiva pianificazione di interventi concertati,

che forniscano indicazioni precise e, ove possibile, concordate con coloro che operano nel

territorio. Undici uffici Attività Produttive, undici Tecnici, decine di regolamenti comunali,

ecc… creano incertezza, difficoltà di applicazione ed interpretazione, rallentano l’impresa e

scoraggiano gli investimenti.

Proseguire nelle positive sperimentazioni già avviate da alcuni dei nostri comuni

è fondamentale, ma è necessario osare di più con la messa in rete di servizi integrati,

regolamenti univoci e fiscalità omogenea.

Questo confronto deve necessariamente andare nella direzione di una semplificazione

amministrativa e verso una fiscalità locale meno gravosa per le imprese che rappresentiamo.

Le Associazioni rinnovano pertanto la propria disponibilità alla massima collaborazione in

tal senso.

Articolo di Redazione Venezia

Leggi anche...

CARMIGNANO DI BRENTA (PD) : Fa un volo 5 metri mentre sostituisce lamine di copertura di una stalla: grave 50enne

E’ caduto al suolo da un’altezza di 5 metri mentre stava cambiando delle lamine ondulate ...

Rispondi