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VENEZIA – Diabete: associazioni pazienti chiedono accesso a nuove insuline ‘intelligenti’

Per curare il diabete sono disponibili nuovi farmaci, più ‘intelligenti’ e sicuri, ma l’Agenzia italiana per il farmaco ne limita la prescrizione a poche classi di pazienti, per ragioni di sostenibilità economica. “Così non si migliora la qualità della vita dei diabetici e delle loro famiglie – denuncia Giovanni Franchin, coordinatore delle 34 associazioni diabetici della Regione Veneto – né si contiene la spesa sanitaria, perché l’impiego dei ‘vecchi’ farmaci, più rischiosi e meno appropriati, significa far aumentare il numero dei ricoveri. Per curare i diabetici ogni anno la Regione Veneto  investe un miliardo e 200 milioni di euro, di cui 800 milioni di spesa ospedaliera per i ricoveri, pari al 10 per cento dell’intera spesa sanitaria della Regione, e 200 milioni per i farmaci. Assicurare l’accesso a farmaci migliori e più efficaci consentirebbe di risparmiare e di evitare ai pazienti diabetici il rischio di crisi ipoglicemiche”. Le associazioni dei diabetici, che rappresentano circa 300 mila pazienti in Veneto (4 milioni in Italia), hanno colto l’occasione del terzo forum organizzato a palazzo Ferro­Fini dal Consiglio regionale del Veneto in collaborazione con la Fondazione ‘Italian Barometer Diabetes Observatory’, per lanciare un appello, a medici di base, specialisti diabetologi, responsabili dei servizi territoriali e ospedalieri, dirigenti sanitari e politici regionali, perché incretine e insuline di nuova generazione entrino nei protocolli ordinari di cura. “Il numero dei diabetici diagnosticati è in continuo aumento – ha ricordato Franchin ­ negli ultimi 18 anni è cresciuto del 70 per cento e nel 60 per cento dei casi coinvolge ultrasessantacinquenni. Il diabete è una patologia sociale che pone un problema crescente qualità di vita e di sostenibilità economica, che va affrontato accogliendo tutte le innovazione terapeutiche”. Sul fronte delle novità terapeutiche e assistenziali il forum – introdotto dal presidente del Consiglio regionale Clodovaldo Ruffato ­ ha posto l’accento sull’attesa riorganizzazione della rete diabetologica regionale, che darà attuazione alla principale novità della legge regionale 24/2011 che ha codificato gli standard di assistenza e cura della patologia in Veneto. “L’istituzione della rete diabetologica è prevista dal nuovo piano sociosanitario 2012­2016 – hanno sottolineato Antonino Pipitone e Sandro Sandri, i due consiglieri regionali ‘padri’ della legge veneta ­ e dovrà dare capillare attuazione al modello veneto di assistenza e cura disegnato dal legislatore regionale”. Il perno della nuova rete regionale di assistenza e cura, strutturata in tre livelli (medici di base, centro diabetologici territoriali, centri di ricerca e di cura specialistica nei capoluoghi e nelle due aziende ospedaliere), dovranno essere i centri provinciali di diabetologia, dove team multi-professionali prenderanno in carico – in collaborazione costante con i medici e i pediatri di famiglia –  tutti i casi, in particolare quelli a media ed alta complessità. Perché il diabete – come ha spiegato il professor Enzo Bonora, presidente nazionale della Società italiana di diabetologia – è una patologia cronica estremamente complessa, che colpisce tutti gli organi e tutti i tessuti dell’organismo umano e genera infinite complicanze. Il diabete è un ‘killer’ silenzioso’ che lancia una sfida letale all’individuo e alla società: ogni 2 minuti in Italia una persona riceve una diagnosi di diabete e ogni 20 minuti si registra un decesso a causa del diabete”. Una sfida difficile da gestire – sia per i sanitari, alle prese con almeno 150 possibili combinazioni di farmaci, sia per i pazienti e i loro familiari esposti ai rischi delle tante complicanze ­ che richiede gioco di squadra e una solida e complice alleanza tra medico e paziente. Il Veneto, su questo fronte, è regione modello, come ha testimoniato Paola Pisanti, presidente della commissione ministeriale sul diabete che ha tracciato le linee guida del piano nazionale per il diabete. Ma molto resta ancora da fare, sul fronte dell’organizzazione multi-professionale, dell’implementazione dei team diabetologici (fondamentali a questo proposito – secondo i rappresentanti dei medici di base ­ le figure dell’infermiere e dello psicologo), della formazione integrata dei medici e dell’educazione responsabile dei pazienti. Nonché sul fronte dell’accesso e della gestione appropriata dei nuovi farmaci e delle insuline ‘intelligenti’ a rilascio dosato, più maneggevoli e sicure delle insuline ‘tradizionali’. “Nella fase iniziale i nuovi farmaci sono molto costosi – ha confermato il professor Bonora – ma nella cura del diabete abbiamo bisogno di farmaci che siano più sicuri e maneggevoli di quelli che avevamo prima. Certo, il ministero e le Regioni devono tener conto della sostenibilità economica delle cure, ma non si può negare la possibilità di utilizzo alle persone che ne hanno effettivamente bisogno. Si tratta di trovare il modo di prescriverli secondo la logica migliore, con appropriatezza e raziocinio”.

Articolo di Redazione Venezia

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