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VENEZIA – Fondi europei: in arrivo oltre 3 miliardi di euro in Veneto in sette anni

– Vale oltre 3 miliardi di euro il ‘pacchetto’ di fondi  strutturali che l’Unione europea destina al Veneto per il periodo 2014/­2020. Tra Fondo europeo per lo sviluppo regionale (599 milioni) , Fondo sociale europeo (764 milioni) e Programma di sviluppo rurale (1184) sono in arrivo in Veneto 2,5 miliardi di euro, ai quali si vanno a sommare le risorse comunitarie riservate alla pesca, alla cooperazione transfrontaliera e transnazionale e al fondo sviluppo e coesione gestito dagli Stati nazionali, oltre ai fondi a gestione diretta messi a bando dalla Commissione europea, che negli ultimi sette anni hanno portato in Veneto 330 milioni di euro. Una pioggia di finanziamenti, ancor più generosa del precedente ciclo 2007­2013 (almeno 400 milioni di euro in più), che la Regione Veneto deve dimostrare di saper programmare, impegnare e rendicontare secondo precise modalità e indicazioni fissate da Bruxelles. Il nuovo ciclo di programmazione comunitaria impone di selezionare progetti e azioni e di privilegiare gli investimenti in ricerca e sviluppo, digitalizzazione, competitività delle imprese, energia sostenibile e prevenzione del rischio sismico ed idraulico. E per la prima volta nella storia della Regione, quest’anno la programmazione dei fondi strutturali europei passa al vaglio e all’approvazione del Consiglio regionale, chiamato ad esercitare il proprio ruolo di indirizzo sull’intera partita dei fondi comunitari. Oggi gli assessori di comparto (Roberto Ciambetti per il fondo di sviluppo regionale, Franco Manzato per il programma di sviluppo rurale e Elena Donazzan per il fondo sociale europeo) hanno presentato alle commissioni riunite di palazzo Ferro­Fini la proposta elaborata dalla Giunta, dando così avvio al percorso di esame e approvazione. Le commissioni hanno subito iniziato la ‘maratona’ di studio e approfondimento dei tre tomi (in totale oltre 800 pagine), in vista della seduta consiliare convocata per l’8, 9, e 10 luglio, quando l’assemblea legislativa dovrà approvare obiettivi, linee di spesa e azioni, in tempo utile per inviare il tutto alla Commissione europea entro il 21 luglio e non rischiare di perdere i finanziamenti. “Purtroppo i tempi stretti imposti dalle procedure europee – commenta Nereo Laroni (Ncd), presidente della commissione speciale per i Rapporti comunitari – e l’impostazione scelta dalla Giunta non hanno privilegiato una visione unitaria della programmazione europea. Il Consiglio si trova ad esaminare un pacchetto ‘chiuso’, già concertato con le parti sociali, con tempi troppo compressi per poter proporre correzioni o integrazioni. Eppure la sfida è cruciale per il Veneto, perché l’Europa ci chiede di fare sistema, di superare la logica della frammentazione dei progetti e dei finanziamenti a pioggia e di gestire in modo integrato le risorse comunitarie ragionando per macro­obiettivi. Inoltre, le decisioni che andiamo ad assumere diventeranno vincolanti per le amministrazioni future, sino al 2020”. Sono tre le parole d’ordine del nuovo ciclo di programmazione europeo: crescita intelligente, crescita sostenibile e crescita inclusiva. “Ciò significa – traduce Stefano Fracasso (Pd), vicepresidente della commissione speciale – che l’Europa ci chiede di privilegiare investimenti in ricerca e innovazione, nella tutela dell’ambiente e nell’efficientamento energetico, nell’occupazione e nel contrasto alle povertà. Sono tutti obiettivi condivisibili, in particolare quello su ricerca e innovazione, visto lo storico ritardo accumulato dal Veneto che in questo settore investe appena l’1,03 del proprio Pil, meno della metà della media dei paesi Ue. Ma c’è il rischio che altri ambiti peculiari del Veneto rimangano scoperti come la promozione del turismo o la valorizzazione del patrimonio culturale. Vedremo quel che si riuscirà a fare in queste due settimane di lavoro istruttorio per integrare la programmazione”. Sull’intero pacchetto della programmazione comunitaria pesa inoltre l’incognita dei vincoli della legge di stabilità, che ingessa la capacità di cofinanziamento degli enti territoriali e ingrossa il residuo dei fondi non spesi. “Dal Consiglio regionale – anticipa Laroni – partirà una richiesta forte e chiara al governo italiano che ora assume la presidenza di turno dell’Unione europea: svincolare dal rispetto del patto di stabilità i fondi europei di investimento destinati ad enti locali e Regioni”.

Articolo di Redazione Venezia

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