VENEZIA : Quota 100, la Fnp Veneto: «Temiamo un blocco nella sanità»

La coincidenza è preoccupante: Quota 100 da un lato, dall’altro il blocco delle assunzioni nel settore pubblico fino al 1° novembre 2019. Il risultato è il timore concreto che in autunno vedremo ospedali, scuole e servizi pubblici sguarniti, soprattutto i primi, già in cronica carenza di personale. Questo perché in Veneto c’è già stata una grande fuoriuscita dal mondo del lavoro nel settore privato, con tutte le ristrutturazioni aziendali degli anni passati. «Da noi saranno soprattutto i lavoratori pubblici a usufruire di quota 100 – prevede Vanna Giantin, segretaria generale Fnp Veneto –. Lo vediamo dall’orientamento che ci arriva dai colleghi che lavorano sulla sanità». Impossibile in questo momento parlare di numeri, ma le premesse per lanciare un allarme ci sono tutte.  Su Quota 100 il sindacato dei pensionati Cisl non è contrario a prescindere, ma è evidente che la norma risente della mancanza di confronto con le parti sociali, perché apre a effetti collaterali e situazioni per il futuro poco chiare, di cui l’impatto sul settore pubblico è solo uno degli aspetti preoccupanti. «Vogliono far passare lo slogan che con Quota 100 si supera la riforma Fornero, ma non è affatto vero – continua Giantin -. Quota 100 è solo una opportunità in più di pensione anticipata, ed è assolutamente necessario che chi è interessato si faccia bene i conti per vedere se gli conviene questa o un’altra soluzione».

Ecco una sintesi delle problematiche che la Fnp Veneto evidenzia su Quota 100:   penalizzazione delle donne e dei lavoratori discontinui: il parametro dei 38 anni di contributi è molto alto. Infatti per le donne il decretone ha mantenuto l’Opzione donna, già prevista dalla Fornero.

  • l’accesso riguarda tutte le tipologie di lavoratori, ma non tutti i lavori sono uguali. È una finta uguaglianza che crea discriminazione.
  • reintroduzione delle finestre (che la Fornero aveva tolto): 3 per il settore privato, 6 per il settore pubblico. È una evidente furbizia contabile per ritardare l’erogazione dell’assegno, che costringe il pensionando a fare i conti con mesi di mancate entrate.
  • i paletti per il settore pubblico saranno, come detto, insufficienti: il 1° agosto sarà il giorno in cui i primi dipendenti pubblici potranno andare in pensione, con l’eccezione della scuola (1° settembre) e università (1° novembre). Mentre le eccezioni al blocco delle assunzioni nella PA riguardano solo enti locali e forze dell’ordine. In particolare la manovra ha bloccato le oltre 1000 assunzioni che erano già previste all’Inps per quest’anno. Si rinnova la domanda: che succederà in autunno nella sanità, scuola e servizi pubblici?
  • aumento del lavoro nero: è il rischio concreto che deriva dal divieto di cumulare Quota 100 con altri redditi da lavoro autonomo o dipendente (a meno di prestazioni occasionali col noto limite di 5mila euro/anno) fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia.