Venezia: (R)esistere il progetto fotografico che racconta le storie dei veneziani resilienti

Il musicista, l’infermiera, il mastro vetraio, lo scrittore, il compositore; ma anche il manager nel settore della ristorazione e dell’hotellerie, il pescatore, lo storico, l’architetto, il filmaker. Sono 31 in tutto i veneziani ritratti dal fotografo Paolo della Corte per “(R)esistere a Venezia”, il progetto fotografico che sarà presentato al pubblico sabato 13 aprile, a partire dalle 18.00 alla Scoletta San Giovanni in Bragora a Venezia (Campo Bandiera e Moro).

«L’obiettivo – spiega il fotografo – è di far capire attraverso le immagini come si vive a Venezia: il mio è un messaggio documentaristico. Non ho soluzioni, ma con le fotografie cerco di comunicare la sofferenza di questa città e dei suoi residenti, quelli che la amano, che sono rimasti, oppure tornati a vivere qui e rimangono in silenzio, sopportando una situazione diventata oramai insostenibile».

Quali sono i volti delle persone che hanno scelto di rimanere a Venezia? Perché hanno fatto questa scelta e cosa provano a vivere ogni giorno il flusso del turismo di massa? Paolo della Corte ha ritratto le persone in ventisette luoghi tra loro differenti, fra i quali: il Ponte di Rialto, Piazza San Marco, Ponte della Paglia, San Trovaso, Strada Nuova, Ponte della Costituzione e Ponte de le Meravegie. Zone considerate ad alta attrazione turistica e spesso affollate.

Alberto Sinigaglia, giornalista, ha scritto nella prefazione al catalogo della mostra: «Venezia vive ed è unica, bellissima, desiderata e posseduta da venticinque milioni di turisti l’anno… Ma vivono, oppure sopravvivono i cinquantamila veneziani che la abitano ancora? Che cosa li fa resistere all’alluvione di gente che un tempo aveva le sue stagioni e i suoi picchi, come Carnevale, Pasqua e Capodanno, ed ora non si ferma quasi mai?».

Tra le persone fotografate si sono volti più o meno noti. Accanto a nomi più conosciuti, come, per citarne alcuni (la lista completa è in allegato) Raffaele Alajmo, Ceo della società Alajmo Spa assieme al fratello Chef Massimiliano, ritratto in Piazza San Marco, invece Alessandro Bressanello, regista, attore e musicista, è stato fotografato in Corte Seconda del Milion; Franca Coin, presidente della Venice International Foundation, Alberto Toso Fei, scrittore, Nuria e Serena Nono, presidente Fondazione Luigi Nono e Artista. Ci sono residenti che hanno scelto di rimanere, oppure di tornare a Venezia, per scelta, per amore, per senso di appartenenza. Tra questi, Claudia Haglich, 24 anni infermiera dell’Ospedale civile di Venezia, residente a Castello; dopo la laurea in infermieristica è stata chiamata a lavorare in Inghilterra. Però la voglia di ritornare nella “sua amata Venezia” è stata più forte. Poi Laura Barozzi, psicologa, esperta in comunicazione, cura con passione progetti ed eventi di educazione sentimentale con l’obiettivo di prevenire e contrastare la violenza sulle donne; c’è Alessandro Zane che dal 1986 lavorav a Rialto in pescheria e Piero Dri, quarto e più giovane remèr di Venezia, il quale nel nuovo laboratorio “Il Forcolaio Matto“, dietro la Strada Nova, ha iniziato un  il suo percorso di lavoro autonomo, realizzando remi e forcole per i vicini gondolieri di S.Sofia, per i regatanti, le remiere.

Il progetto “(R)esistere a Venezia”  fa parte di una trilogia, iniziata circa tre anni fa con la mostra “Vivere a Venezia. Trasparenze. Storie di Uomini e Anfibi”, al quale è poi seguito “Vivere a Venezia: la Comunità Ebraica”.

La mostra sarà aperta al pubblico dal 14 aprile al 30 giugno 2019, l’ingresso è libero.

Orario: dal mercoledì al sabato, dalle 14.00 alle 18.00, la domenica dalle 16.00 alle 19.00.

Alessandra Natali

Redazione di Venezia