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Verso il voto in Veneto

PADOVA Prova a sottrarsi ai veleni e alle contumelie di una campagna elettorale «mai scesa così in basso», Enrico Letta. E a Beppe Grillo, che lo dileggia definendolo un desaparecido del Palazzo, replica senza alzare il tono di voce: «Lui usa termini forti perché, non sapendo cosa dire in positivo, riesce solo ad insultare. Siamo purtroppo abituati, spero che gli italiani capiscano che bisogna dare il voto a chi propone e non a chi distrugge e vorrebbe condurci alla deriva». Poi l’affondo sull’attualità economico-finanziaria: «L’impennata dello spread rispecchia fedelmente i timori europei di un’Italia a prevalenza populista. Anzi, è solo un’avvisaglia. Un successo del M5S sancirebbe il ritorno del nostro Paese alla condizione di isolamento propria della stagione Berlusconi. Saremmo concepiti dai partner come un problema, non come agenti della soluzione». L’ex premier è di scena a Padova per sostenere la candidatura a sindaco di Ivo Rossi, che siede al suo fianco, e la corsa europea dell’amico Franco Frigo. In sala, lettiani provetti come Rosanna Filippin, Giorgio Santini e Stefano Fracasso; e poi Flavio Zanonato – che gli fu al fianco da ministro – l’imprenditore Mario Carraro, Alessandro Naccarato e Paolo Giaretta, il segretario regionale del Pd Roger De Menech. L’accoglienza è fragorosa. Un’ovazione spontanea, prolungata, che emoziona visibilmente l’ospite: «È una testimonianza di gratitudine per la serietà, il rigore e l’impegno di statista che hai manifestato, contribuendo al recupero di una credibilità internazionale smarrita», chiosa Rossi, che ne loda «il tono sempre pacato, forse in eccesso». Annuisce e sorride Enrico Letta: nel febbraio scorso, al brusco licenziamento decretato da Matteo Renzi, ansioso di subentrargli a Palazzo Chigi, lui oppose un gelido, assordante, silenzio. Qualcuno lo accusò di debolezza, altri vi colsero l’eco del lealismo istituzionale predicato da Alcide De Gasperi, il suo riferimento morale e politico. Ma self control non equivale a cerchiobottismo e in vista del voto di domenica, le parole del democratico sono nette: «Le affermazioni della coppia Grillo-Berlusconi rasentano l’incredibile. Dipingono l’Europa come la causa dei nostri problemi e l’Unione come un potere ostile, dominato da burocrati, finanza e banche. È un messaggio falso ma, in tempi di crisi, rischia di trovare ascolto. Perciò, come Pd, dobbiamo spiegare che i nostri guai nascono perché c’è poca Europa, non perché ce n’è troppa. Gli Stati Uniti sono usciti dalla crisi in nove mesi, l’Unione dopo sei anni non è ancora uscita dal tunnel: ci sono voluti 27vertici europei per autorizzare il presidente Draghi a varare provvedimenti indispensabili, che a Washington sono stati decisi e attuati in qualche settimana». La frantumazione di poteri e competenze, ecco il peccato capitale di Bruxelles: «Abbiamo 5 autorità competenti sull’energia e nei 28 Paesi partner ci sono 70 operatori di telefonia mobile, contro i 4 degli Usa e i 3 della Cina, che presto piomberanno qui a fare shopping. Da sola, l’Italia non potrà competere con i giganti e gli emergenti; ma non ce la farà neppure la Germania». Sul web l’eco dell’ultima bordata a cinque stelle: ci fu un complotto inglese per insediare Letta premier e Napolitano presidente bis. L’Enrico del Pd sospira, alza gli occhi al cielo. E taglia corto: «Farneticazioni».

Articolo di Roberto Mattiussi

Passione per il giornalismo, Webmaster, esperto Seo & On Line Marketing. Precedentemente anche Dj, Tecnico-Informatico , Regista in diverse Radio. Laurea nel 2004. Tutte le sere conduce il Telegiornale del FVG su Cafè24. Orari Tg: 19:20, 21:00, 00:05, 07:20. Tutte le mattine in onda su Radio Fantasy con la rassegna stampa alle 06:00, 06:30, 07:00, 07:30, 08:30.

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