Alienazione di Palazzo Bizzarrini. La Provincia di Belluno fa chiarezza sulle dichiarazioni dell’ex consigliere Lise

In merito all’articolo intitolato “Addio palazzo Bizzarrini Provincia ora più povera” apparso sull’edizione locale del Gazzettino, nel quale l’ex consigliere provinciale Ezio Lise solleva dubbi su presunti danni economici, erariali e di immagine legati alla vendita dell’immobile, l’Amministrazione Provinciale di Belluno ritiene doveroso e necessario fare chiarezza, riportando i fatti alla loro reale dimensione storica e amministrativa.
Innanzitutto, è utile ripercorrere la storia dell’immobile: Palazzo Bizzarrini fu acquisito nel 1960 dall’Amministrazione provinciale per la cifra di 3.000.000 di Lire, somma che rivalutata ad oggi risulta pari a circa 45.000 euro. Nel 2005 l’edificio fu effettivamente oggetto di un intervento complessivo di restauro. È bene precisare che il quadro economico vide circa 800.000 euro impiegati per lavori, finanziati per metà dalla Regione del Veneto e per l’altra metà dal bilancio provinciale, ridimensionando così le cifre milionarie vagamente evocate sulla stampa. Come ricordato nell’articolo dall’ex consigliere, all’epoca uno dei principali promotori dell’intervento, la destinazione del palazzo doveva essere la “Casa della Cultura”. Gli spazi furono infatti allocati in parte al Comune di Feltre per gli uffici cultura, in parte alla Provincia come ufficio di rappresentanza senza attività operative e in parte alla Fondazione Università.
Purtroppo, con l’andare degli anni, questo progetto non si è concretizzato. È nota a tutti la chiusura della Fondazione per l’Università e l’Alta Cultura nel 2014. Inoltre, il Comune di Feltre, a seguito della fuoriuscita della IULM da Palazzo Borgasio, e della definitiva acquisizione dal Demanio di quello storico palazzo nel 2017 ha deciso di puntare all’ottimizzazione del proprio portafoglio immobiliare, collocando proprio in quel complesso le attività della biblioteca e gli uffici cultura. A fronte di questa situazione, la Provincia di Belluno ha dovuto prendere atto di un contesto profondamente mutato. In un’ottica di corretta e attenta razionalizzazione del proprio patrimonio, considerato che il palazzo non aveva più la possibilità di trovare un utilizzo per attività istituzionali e in totale assenza di proposte alternative, l’Ente non ha potuto fare altro che inserirlo nella lista delle alienazioni.
Alienare il patrimonio non significa causare un “danno all’immagine” dell’Ente. Al contrario, significa reimmettere un bene all’interno del tessuto economico e sociale pur se in mani private, evitandogli la non certo idilliaca prospettiva di rimanere chiuso per anni, con il conseguente e inevitabile degrado. Vale la pena ricordare che Palazzo Bizzarrini era stato inserito nel piano delle alienazioni già nel 2025, per poi andare all’asta a maggio di quest’anno, al termine delle necessarie attività volte alla predisposizione del bando. In tutto questo periodo non sono mai pervenute, dagli enti o dalle realtà territoriali, proposte per una modifica di questa decisione.
In merito al processo di vendita si chiarisce come la Provincia di Belluno ha incaricato l’Agenzia delle Entrate di redigere un’apposita perizia di stima: quest’ultima ha certificato il valore di mercato, cifra che è stata posta esattamente a base d’asta. Il bando di vendita è stato pubblicizzato a livello nazionale attraverso la Rete delle Aste Notarili, con la quale l’Ente ha una convenzione in essere. A testimonianza che l’appetibilità dell’immobile non era certo altissima è pervenuta una sola offerta.
Infine, con riferimento al paventato “sospetto di danno erariale” per i beni contenuti all’interno dell’edificio, si precisa quanto segue. L’aggiudicazione di un’asta non equivale all’immediata sottoscrizione dell’atto di compravendita. Pertanto, si informa come l’immobile risulti ancora nella disponibilità dell’amministrazione che si è adoperata che nel mese di luglio ad organizzarne la liberazione: l’operazione ha interessato prima i mobili di competenza del Comune e si sta ora dando seguito al trasloco dei mobili di proprietà provinciale, i quali troveranno nuova e adeguata collocazione presso la sede provinciale di Belluno.
Qualora l’ex consigliere avesse nutrito dubbi in merito, avrebbe potuto in qualsiasi momento interloquire con gli uffici provinciali per conoscere la reale situazione.



