
«A seguito dei gravi fatti avvenuti in Italia lo scorso 27 dicembre sono emerse notizie e immagini, diffuse pubblicamente dai media, che mostrerebbero una contiguità tra rappresentanti delle istituzioni europee e soggetti riconducibili all’inchiesta Hannoun. In un’ottica di tutela della sicurezza europea, e considerata la rilevanza dei fatti riconducibili al finanziamento illecito di organizzazioni terroristiche, ho ritenuto doveroso investire formalmente della questione la Commissione europea. Ho chiesto alla Commissione come valuti la vicinanza tra rappresentanti istituzionali dell’UE e soggetti collegati all’inchiesta, se siano state avviate verifiche ufficiali sull’autenticità delle informazioni e sulla natura dei rapporti intercorsi; se nell’ambito dell’indagine sui finanziamenti illeciti risultino coinvolti — anche indirettamente — fondi dell’Unione europea di cui possano aver beneficiato soggetti riconducibili a organizzazioni inserite nelle liste UE del terrorismo. Ho chiesto anche quali strumenti di controllo, prevenzione e sanzione debbano essere attivati nei confronti di rappresentanti istituzionali UE qualora emergano situazioni di incompatibilità rispetto ai valori, agli obblighi e alla sicurezza dell’Unione».
«È triste — conclude l’Onorevole Cisint — constatare come la sinistra continui a mantenere una vicinanza politica e culturale con ambienti che sfiorano il sostegno al terrorismo, sponsorizzando soggetti che non dovrebbero nemmeno risiedere in Italia e ponendosi contro gli interessi del nostro Paese, mettendo a rischio democrazia e futuro. Da dieci anni porto avanti, spesso in solitaria, una battaglia per dire: attenzione, l’Islam radicale è qui e i radicalizzati si stanno organizzando. Ho ricevuto insulti, minacce — anche di morte — anche dalla sinistra, ma ora i fatti dimostrano che avevo ragione. Ringrazio Matteo Salvini, che mi è sempre stato vicino e che aveva compreso il pericolo. Le nostre proposte di legge vanno esattamente in questa direzione: nuova e decisiva stretta sui ricongiungimenti familiari, divieto del velo integrale nei luoghi pubblici, istituzione di un Osservatorio anti-radicalizzazione incaricato di elaborare ulteriori interventi normativi per chiudere le moschee abusive e istituire un registro dei luoghi di culto e degli imam. Forse è tardi, ma possiamo ancora intervenire: è il momento di muoverci tutti».




