BELLUNOMAI SENZAQUI REGIONE VENETOTOP NEWSVENETO

CRISI IDRICA E TENUTA DEL TERRITORIO. I DATI DELL’ADIGE EUGANEO CONFERMANO LA LINEA DI ANBI VENETO

In occasione dell’assemblea di ANBI Veneto a Venezia, lo scorso 22 luglio, i Consorzi di Bonifica hanno riunito le organizzazioni agricole regionali Coldiretti, Confagricoltura e Cia per fare il punto sulla situazione in corso. Dall’esame della severa crisi idrica estiva – che in questa prima parte dell’anno ha registrato picchi di calore e scarsità di precipitazioni superiori persino al 2022, anno simbolo della siccità – è emerso un dato inequivocabile evidenziato dal presidente di ANBI Veneto, Alex Vantini: la netta tenuta dei territori in cui i finanziamenti pubblici hanno permesso ai Consorzi di realizzare opere strutturali come impianti a pressione, invasi, manufatti di regolazione e condotte, ossia di strutturare i vari territori con opere nuove e adatte alle nuove situazioni ambientali.

Lo sforzo profuso dal Consorzio di Bonifica Adige Euganeo negli ultimi anni è, infatti, mirato a riconvertire una gestione del territorio che per secoli è stata orientata alla sola bonifica – intesa come rapido allontanamento delle acque – verso un modello duale. Oggi, se da un lato permane la necessità di difendere il suolo dai deflussi torrenziali causati dai nubifragi, dall’altro sorge l’obbligo strategico di trattenere, accumulare e gestire quella stessa risorsa per garantirne la disponibilità irrigua. Si tratta di un processo lungo, articolato e strutturale, che l’ente attua passo dopo passo, coordinando i cantieri in base alle risorse che lo Stato e la Regione mettono progressivamente a disposizione. Per pesare la scala di questa sfida, basti pensare che il comprensorio dell’Adige Euganeo si estende su una superficie totale molto vasta – circa 120.000 ettari, in cui vivono più di 200 mila abitanti, a cavallo di quattro province: Padova, Venezia, Verona e Vicenza – e mostra un’evidente asimmetria: se l’ovest è ben irrigato con i suoi 46.000 ettari strutturati, l’area est sconta un deficit storico di 22.000 ettari ancora privi di reti idriche dedicate e per questo altamente vulnerabili alla siccità. Una macchina idraulica che, per funzionare, deve muovere tra marzo e fine ottobre circa 70 milioni di metri cubi d’acqua a stagione (con portate medie di 20 metri cubi al secondo e picchi autorizzati fino a 34 nel mese di luglio), attingendo dalle infrastrutture del LEB (Consorzio di secondo grado Lessinio-Euganeo-Berico) per una portata massima complessiva di 9.598 litri al secondo (l/s) e dal prelievo diretto dal fiume Adige per complessivi 4.046 l/s.

Come emerge con chiarezza dalla relazione consuntiva approvata recentemente dall’Assemblea, lo sforzo economico e operativo messo in campo nel corso del 2025 per riallineare questo ecosistema è stato ingente, e si sta sviluppando lungo direttrici ben definite che vedono al primo posto la programmazione di grandi piani infrastrutturali d’area e la ricalibratura dei vettori demaniali. La principale risposta in termini di impiego di risorse ed impatto territoriale è rappresentata dal sistema PFAS-free da 45 milioni di euro per l’utilizzo delle acque del LEB in sostituzione delle derivazioni del fiume Fratta: un’opera vitale, i cui lavori principali hanno registrato un avanzamento significativo nel corso del 2026 e che potrà mettere in sicurezza circa 7 mila ettari di territorio portando risorsa pulita direttamente dall’Adige ed evitando il contatto con gli inquinanti di matrice industriale. A questa pianificazione strutturale si aggancia l’incremento volumetrico degli invasi e il risezionamento dei canali, ribaltando la logica del passato per trattenere e depurare la risorsa prima del rilascio. Ne è un esempio l’opera da 3 milioni di euro ultimata nei bacini Foresto Superiore e Centrale nei comuni di Agna, Anguillara, Cona e Cavarzere, dove i canali principali sono stati trasformati in veri polmoni di accumulo capaci di rallentare il deflusso e sfruttare l’autodepurazione ecologica. Sulla stessa linea si inseriscono le progettazioni esecutive del 2025: la riqualificazione dello scolo Berto (800.000 euro) tra Cartura e Terrassa Padovana, dotata di paratoia con saracinesca irrigua incorporata, e i progetti dello scolo Desturello (2 milioni di euro) e della Fossa Monselesana (800.000 euro) per la ricalibratura delle sezioni idrauliche e la posa di paratoie elettromeccaniche automatizzate da remoto.

L’azione del Consorzio di Bonifica Adige Euganeo si spinge oltre la dimensione del cantiere tradizionale attraverso una rigorosa risposta tecnologica volta all’efficientamento digitale delle fonti di prelievo. Nel corso del 2025 è stato avviato un piano di installazione massiva di misuratori di portata elettromagnetici di primo e secondo livello in nove stazioni di prelievo cruciali – tra cui i bacini di Masi, Sant’Urbano e i sifoni di Motta, Bagnarolo, Beolo e Papafava – con un investimento di 225.400 euro finanziato dal Ministero dell’Agricoltura. Questa misura permette di digitalizzare ogni singolo flusso idrico per alimentare il sistema informatico nazionale SIGRIAN, razionalizzando i consumi e legandoli al fabbisogno reale e oggettivo delle colture, azzerando i prelievi non necessari. Tale gestione oculata si integra con l’automazione e il telecontrollo dei prelievi, una modalità già attiva nei nodi piloti di Monselesana, San Bonaventura e Cantarana, destinata a essere progressivamente estesa al resto della rete idrica per creare una griglia intelligente di distribuzione. Sempre sul piano dell’adeguamento delle fonti, l’ammodernamento delle zattere galleggianti flessibili sull’Adige, operato nel 2025 sugli impianti di Castelbaldo, Masi e Ca’ Morosini, ha dimostrato la sua efficacia: assecondando i livelli idrometrici del fiume anche in situazioni di basso regime idrico, l’ente ha garantito la continuità del pescaggio senza subire i tradizionali danni alle condotte e ai cavi, in attesa di poter completare l’iter autorizzativo sul terzo bacino di Masi.

La visione di lungo periodo dell’istituzione trova riscontro nella partecipazione diretta a progetti di ricerca e cooperazione internazionale per mitigare gli effetti della siccità e della salinità. Nell’ambito del progetto europeo SWAMRISK, focalizzato sui sistemi costieri tra la Laguna di Venezia e il Delta del Po, l’ente ha completato nel 2025 l’installazione di sei piezometri pilota nei supersiti di Buoro e Punta Gorzone, finalizzati a studiare i regimi idrologici del sottosuolo contro l’intrusione salina. In parallelo, il progetto VENUS sperimenta la riconversione di terreni marginali o minacciati da salinità e desertificazione in agroecosistemi produttivi stabili, testando colture a bassissimo consumo idrico e ad alta tolleranza salina, come la salicornia europea, la salsola soda e la bietola marittima, all’interno di campi pilota situati a ridosso delle idrovore di Gesia a Cavarzere e Zennare a Chioggia.

L’architettura idrica del futuro comprensoriale si gioca tuttavia sulle nuove candidature strategiche presentate ad inizio anno per il finanziamento nazionale PNIISSI, un pacchetto di interventi coordinato dall’ente che unisce il “Piano Laghetti” alla rigenerazione delle grandi strutture storiche. Qui figurano i progetti per l’invaso di Ca’ Bianca a Chioggia (4,1 milioni di euro), il bacino lungo il canale Sorgaglia a Bagnoli di Sopra (4,9 milioni), l’invaso Barbegara a Correzzola (3,1 milioni) e il bacino di Sagrede a Vo’ (1,2 milioni), quest’ultimo con una preziosa valenza di protezione antincendio boschivo per i Colli Euganei. A questi si affiancano la richiesta per il nuovo sbarramento sul canale Bagnarolo a Pernumia (6 milioni), il rifacimento strutturale anti-dispersioni del primo bacino irriguo di Castelbaldo (7,9 milioni) e la manutenzione straordinaria del deviatore Cantarana a Cona (7,3 milioni). Infine, la difesa della bassa pianura si completa con la progettazione della barriera contro il cuneo salino sul fiume Brenta alla foce di Chioggia: un’opera che necessita di una copertura economica di 12,2 milioni di euro, rispetto al progetto iniziale, concepita per sbarrare il passo al mare durante le grandi magre estive, impedendo alla risalita marina di penetrare nei canali e preservando l’acqua dolce per l’irrigazione dei territori di Chioggia, Codevigo, Cona e Correzzola.

“Mettendo a sistema i cantieri del consuntivo 2025, le risposte digitali a basso impatto e i grandi progetti infrastrutturali del PNIISSI – conclude il presidente del Consorzio di Bonifica Adige Euganeo, Fabrizio Bertin – il piano complessivo orchestrato dall’ente supera la soglia straordinaria dei 95 milioni di euro. È l’evidenza di un lavoro condotto giorno dopo giorno: la siccità non si combatte invocando la pioggia a luglio, ma investendo sulla flessibilità e sulla capacità di gestione della risorsa acqua, per fare in modo che ogni singola goccia sia messa a disposizione della terra. Abbiamo costruito una strategia fatta di progetti concreti e già cantierabili, che ora hanno bisogno di risorse certe. È su questo che chiediamo a Regione e Ministeri competenti di continuare a investire: perché la capacità di adattare il nostro sistema irriguo ai nuovi scenari climatici non è più una scelta, ma una necessità”.

Related Articles

Back to top button