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Gianpaolo Trevisi (Pd) “Tatuaggi in Polizia, se esclude le donne e non gli uomini, non è decoro, è discriminazione”

“Un piccolo tatuaggio sul polpaccio non può contare più della preparazione, dell’equilibrio e della capacità di una persona di servire lo Stato. E se quel tatuaggio escludesse una donna, ma non un uomo, non saremmo davanti a una regola di decoro, ma di fronte a una discriminazione”. Lo afferma Gianpaolo Trevisi, consigliere regionale del Partito Democratico e presidente della Commissione legalità dell’assemblea legislativa veneta, intervenendo “sulle conclusioni depositate dall’avvocata generale della Corte di giustizia dell’Unione europea nella causa riguardante una candidata esclusa dalla Polizia greca per un piccolo tatuaggio sulla gamba, visibile indossando la gonna prevista dalla divisa femminile. Lo stesso tatuaggio, coperto dai pantaloni della divisa maschile, non avrebbe impedito a un uomo di partecipare al concorso. Ho trascorso una vita nella Polizia e conosco il significato della divisa. La divisa rappresenta disciplina, appartenenza e rispetto per l’istituzione, ma non può diventare il pretesto per giudicare diversamente due persone chiamate a svolgere lo stesso lavoro. Alle donne e agli uomini devono essere richiesti gli stessi requisiti, con regole ragionevoli e uguali per tutti”.

Secondo Trevisi, “la vicenda mostra quanto sia necessario rivedere anche in Italia criteri di selezione ormai lontani dalla società e dalla realtà quotidiana delle Forze di polizia. Pensiamo a casi emblematici come quello di Arianna Virgolino, l’agente della Polizia Stradale esclusa per un tatuaggio al polso che aveva persino già provveduto a rimuovere prima del servizio. È la dimostrazione dell’eccessiva ed esasperata rigidità di regole anacronistiche, che finiscono per punire la buona volontà e la passione invece di valorizzare la competenza. Il paradosso è ancora più evidente perché questa verifica pesa soprattutto nel momento dell’accesso. Una ragazza può essere esclusa prima ancora di avere la possibilità di dimostrare il proprio valore, mentre per il personale già assunto la gestione di eventuali tatuaggi segue controlli e regole differenti. Non ha alcun senso perdere una futura brava poliziotta per un segno che non compromette né la sua professionalità né la dignità dell’uniforme”.

“Condivido quindi la richiesta avanzata dal Siulp – prosegue Trevisi – affinché il Ministero dell’Interno e il Dipartimento della Pubblica Sicurezza aggiornino le regole, senza attendere necessariamente la decisione definitiva della Corte europea. Difendere il prestigio della Polizia significa scegliere le persone migliori, formarle bene e metterle nelle condizioni di lavorare con autorevolezza. La sicurezza del Paese ha bisogno di donne e uomini preparati, coraggiosi ed equilibrati: non di criteri anacronistici che discriminano e ci fanno rinunciare a competenze preziose”.

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