DERIVAZIONI IDROELETTRICHE: SENTENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA UE. «LA DIRETTIVA BOLKESTEIN NON SI APPLICA AI PICCOLI IMPIANTI»
La Corte ha emesso la sentenza il 3 settembre. Assimpidro Fvg riunisce 45 di imprese titolari di oltre 60 piccole concessioni. «Un’ottima notizia, ora la Regione riveda la norma sulla durata di queste concessioni», commenta la presidente Gianna Cimenti

La Corte di giustizia dell’Unione europea, con la sentenza del 3 settembre 2026 (causa C-653/24), ha stabilito che la direttiva Bolkestein non si applica ai piccoli impianti di derivazione idroelettrica. «È un’ottima notizia, un risultato cui abbiamo direttamente contribuito e che permette di fare chiarezza dopo anni di grande incertezza che hanno pesato sulla vita e sugli investimenti delle nostre aziende», commenta Gianna Cimenti, presidente di Assimpidro Fvg, l’associazione affiliata a Confartigianato Udine che comprende 45 società in Friuli Venezia Giulia per 60 concessioni di piccoli impianti di derivazione idroelettrica; molte di queste società svolgono altre attività produttive sul territorio, garantendo occupazione e sviluppo soprattutto nelle aree montane.
L’annosa questione risale alla situazione che si è creata dopo che il Governo italiano, unico nel panorama europeo, ha deciso di mettere a gara le grandi derivazioni idroelettriche, determinando incertezza interpretativa riguardo all’applicazione della norma anche per le piccole derivazioni. «Nelle more di un chiarimento, le Regioni si sono mosse in modi differenti – spiega l’avvocato Cesare Mainardis, consulente di Assimpidro e di altre associazioni analoghe a livello nazionale –. Il Veneto, per esempio, ha congelato i rinnovi fino al 2029, mentre il Friuli Venezia Giulia, con una norma del 2021, ha optato per il rinnovo delle concessioni per lassi di tempo molto brevi, in genere fino al 2031 e, in alcuni casi fino al 2036». Un arco temporale estremamente ridotto per favorire gli investimenti delle imprese, con la conseguenza che «l’operatività economica ha fortemente risentito dell’incertezza – prosegue il legale –. Gli investimenti ordinari si sono drasticamente ridotti e ancor più quelli straordinari».
Ora l’auspicio è che «alla luce di questa sentenza della Corte di giustizia europea il legislatore regionale rimetta mano alla norma per ripristinare la precedente durata della concessione, ovvero almeno un ventennio», conclude Mainardis.
«Le imprese del Friuli Venezia Giulia titolari di piccole derivazioni si sono mobilitate per poter far arrivare la propria voce fino alla Corte – ripercorre la presidente di Assimpidro Fvg – affidando le proprie istanze a primari professionisti che hanno sensibilizzato grandi operatori economici di Paesi quali la Germania e la Francia, che infatti sono intervenuti in giudizio contro l’obbligo di gara per l’idroelettrico. Una voce corale che – conclude Cimenti – è riuscita a farsi sentire».
Per Confartigianato Udine la sentenza dei giudici europei è «motivo di soddisfazione perché testimonia l’ottimo e solido lavoro di sensibilizzazione svolto dalle nostre imprese anche a livello europeo», commenta il presidente di Confartigianato Udine, Graziano Tilatti. «Inoltre, essa apre finalmente la strada a nuovi investimenti per mantenere gli impianti aggiornati, sicuri ed efficienti. Un’opportunità importante per tante imprese che, in particolare in montagna, sono anche generatrici di importanti posti di lavoro». Il Friuli Venezia Giulia ha una lunga storia legata all’idroelettrico, come dimostrano le opere volute da Arturo Malignani tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900. «Su questa scia, le piccole centrali idroelettriche presenti oggi sul territorio – conclude Tilatti – rappresentano un contributo significativo alla transizione energetica con una produzione sostenibile, pulita e a basso impatto ambientale».



