MOSAICO FRANCO-CAROLINGIO IN DEGRADO, L’APPELLO DI CERVIGNANO: VENERDI’ 9 OTTOBRE UN INCONTRO SUL TEMA
CERVIGNANO / Versa in uno stato di degrado «pesante e inaccettabile» il prezioso mosaico franco-carolingio rinvenuto il 14 dicembre 1915, durante alcuni lavori di scavo, in piazza Marconi, a Cervignano, unico resto del complesso abbaziale di San Michele, in cui il disegno a tessere decorava il pavimento. Si tratta della più antica testimonianza della città medievale: Ugo Ojetti, che al tempo sovrintendeva alla protezione del patrimonio artistico nelle aree operative del fronte isontino e che in seguito, fra il 1926 e il ’27, fu direttore del Corriere della Sera, visitò subito il sito e descrisse con interesse il reperto. «Nel 2026 ricorrono gli 80 anni della sua morte: perché non onorare la ricorrenza provvedendo, finalmente, alle azioni di tutela che sollecitiamo da 20 anni?», sprona Michele Tomaselli, presidente dell’Associazione Cervignano Nostra, che appunto da lungo tempo si batte per favorire la messa in sicurezza e la valorizzazione del bene ma i cui reiterati appelli non hanno purtroppo sortito, finora, alcun effetto. Per proteggere il manufatto dell’VIII-IX secolo, che riproduce i simboli della vita eterna, sarebbe necessario rimuovere il lastrone in vetro che funge da copertura ma che anziché difendere il pavimento musivo lo compromette, provocando la formazione di condense e il proliferare di muschi ed erbacce, che incidono notevolmente sullo stato di conservazione. «Ripetutamente abbiamo sollecitato le istituzioni e gli enti preposti ad attuare progetti di riqualificazione e ad attivarsi per predisporre un adeguato sistema di protezione del mosaico», ribadisce il presidente di Cervignano Nostra, ricordando che sono stati avanzati suggerimenti progettuali semplici ma efficaci: fino ad oggi, tuttavia, nulla si è mosso, tanto che l’Associazione, esasperata, ha organizzato per venerdì 9 ottobre – alle 18.30 nella Casa della Musica, in Largo Galliano Bradaschia – un incontro dedicato. L’appuntamento si inserisce nel ciclo “Le settimane di storia” e punta a smuovere, finalmente, le coscienze, spronando al recupero e alla valorizzazione di un patrimonio storico-artistico di assoluto valore. Del prezioso manufatto, che include un’aquila di squisita fattura, il cui petto è stato realizzato con tessere di vetro dorato, sono ancora integri 10 metri quadri sui circa 20 originari; si compone di tasselli bianchi, neri e in cotto. Al centro spicca una palma, negli angoli quattro uccelli. Illustrerà nel dettaglio le caratteristiche dell’opera, ribadendo l’assoluta urgenza di un intervento, l’archeologa Simonetta Minguzzi, ordinaria all’Università degli Studi di Udine.



