MONSELICE – A pochi giorni dalla scadenza dei termini fissati dalla Regione per la riorganizzazione della chirurgia oncologica, Eleonora Guizzaro (PD) , lancia un appello per salvare i servizi dell’ospedale di Schiavonia, unica struttura di riferimento per la Bassa padovana.

I decreti regionali numero 46 e 47 del 9 luglio scorso hanno ridisegnato la mappa degli interventi chirurgici per i tumori di stomaco, colon e retto basandosi esclusivamente sul numero di operazioni effettuate nel 2024. Le soglie minime fissate sono 50 interventi annui per il colon, 25 per il retto e 20 per lo stomaco. Una scelta che esclude Schiavonia dalla chirurgia del tumore del retto, costringendo i pazienti del territorio a rivolgersi a Padova. «Non possiamo accettare che l’unico ospedale della Bassa padovana venga privato di servizi essenziali sulla base di criteri puramente numerici – attacca Eleonora Guizzaro -. La Regione deve considerare anche il tasso di sopravvivenza a trenta giorni, le complicanze post-operatorie, l’esperienza dei singoli chirurghi. Serve un approccio basato sugli esiti misurati, non solo sui volumi».
La candidata dem fa proprie le preoccupazioni recentemente espresse dal sindacato dei medici CIMO-FESMED e dall’Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani. L’ospedale di Schiavonia ospita già l’Unità Operativa Complessa di Oncologia e quella di Radioterapia dello IOV, oltre a servizi di chirurgia generale con approccio mini-invasivo. Una struttura che rischia di essere depotenziata proprio quando serve rafforzare la medicina di prossimità. «I pazienti oncologici della Bassa padovana saranno costretti a viaggi continui verso Padova, con disagi enormi per loro e le famiglie – sottolinea Guizzaro -. E gli ospedali hub hanno davvero la capacità strutturale e professionale di assorbire tutti questi interventi senza allungare ulteriormente le liste d’attesa? Ho forti dubbi, come li hanno i medici stessi».
Si rileva come la conformazione del territorio padovano, con le sue aree rurali e periferiche, renda ancora più grave l’impatto di questa riorganizzazione. «Stiamo parlando di pazienti fragili che hanno bisogno di cure tempestive e continuative. Allontanarli dal proprio territorio significa creare ulteriori disuguaglianze nell’accesso alle cure, proprio come sta accadendo nel veneziano con la sua complessa conformazione lagunare». Con la scadenza dei novanta giorni, che cade il 7 ottobre, la Guizzaro chiede alla Regione un ripensamento urgente. «C’è ancora tempo per rivedere questi criteri. Il Coordinamento Regionale per le Attività Oncologiche ha lasciato aperta la possibilità di un confronto. Cogliamo questa opportunità per salvaguardare la chirurgia oncologica di Schiavonia».
La proposta è chiara: integrare i parametri numerici con indicatori di qualità come l’indice di mortalità e la valutazione complessiva del successo degli interventi. «Non chiediamo di mantenere servizi inadeguati, ma di valutare la qualità reale delle prestazioni. I nostri medici hanno competenze ed esperienza che non possono essere misurate solo contando gli interventi. Inoltre, senza interventi in elezione, gli ospedali periferici non potranno eseguire nemmeno quelli urgenti collegati a queste patologie, con la naturale fuga dei professionisti verso i grandi centri».
La candidata Eleonora Guizzaro conclude con una domanda che pesa sul futuro della sanità territoriale: «Vogliamo davvero smantellare i presidi ospedalieri periferici proprio mentre tutti parlano di medicina di prossimità? La Bassa padovana merita risposte concrete, non tagli mascherati da riorganizzazione».
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