CRISI IDRICA E CAMBIAMENTO CLIMATICO IN MONTAGNA: PROVINCIA DI BELLUNO E CAI VENETO AVVIANO UN PERCORSO COMUNE.
Verso un Protocollo d’Intesa per aumentare la resilienza dei rifugi e delle infrastrutture alpine. Tra le priorità, risparmio idrico, tecnologie innovative e una frequentazione più consapevole della montagna.

BELLUNO – La crescente scarsità d’acqua, le temperature elevate e gli effetti del cambiamento climatico sui territori alpini sono stati al centro dell’incontro svoltosi martedì 4 agosto a Palazzo Piloni tra il presidente della Provincia di Belluno, Marco Staunovo Polacco, e il presidente del Gruppo Regionale CAI Veneto, Francesco Abbruscato.
Il confronto, promosso dalla Provincia, ha preso le mosse dalle criticità provocate dalla persistente scarsità di precipitazioni e dalle alte temperature, fenomeni che stanno interessando in maniera sempre più diretta anche le aree montane.
Nel corso dell’incontro, il CAI Veneto ha illustrato la situazione dei rifugi delle Dolomiti, monitorata attraverso le Sezioni proprietarie delle strutture. Proprio i rifugi, considerati vere e proprie sentinelle dell’ambiente alpino, stanno evidenziando con crescente chiarezza la vulnerabilità della risorsa idrica e la necessità di introdurre nuove modalità di gestione.
Verso un Protocollo d’Intesa
Provincia di Belluno e CAI Veneto hanno condiviso la proposta di definire un Protocollo d’Intesa per individuare azioni comuni, sia nell’immediato sia in una prospettiva di medio e lungo periodo.
L’obiettivo è aumentare la capacità di adattamento e la resilienza dei rifugi e delle infrastrutture alpine rispetto agli effetti del cambiamento climatico.
Tra le priorità individuate figurano una campagna di informazione rivolta a escursionisti e alpinisti, la promozione di una frequentazione più consapevole e responsabile della montagna e la sperimentazione di tecnologie innovative per il risparmio, il recupero e la gestione sostenibile dell’acqua nei rifugi.
In questo percorso potrà essere coinvolto anche il sistema universitario, con l’obiettivo di sviluppare soluzioni tecnologiche e gestionali adeguate alle nuove condizioni climatiche.
Particolare attenzione sarà inoltre dedicata alla necessità di ridurre la pressione antropica nei periodi di maggiore afflusso turistico, favorendo una frequentazione della montagna più equilibrata e distribuita nel corso dell’intero anno.
Staunovo Polacco: «Il problema riguarda tutta la gestione della risorsa idrica»
«Abbiamo preso atto delle evidenze presenti nel report del CAI sulla situazione dei rifugi in provincia e abbiamo condiviso l’opportunità di instaurare un rapporto di analisi e ricerca congiunto», dichiara il presidente della Provincia di Belluno, Marco Staunovo Polacco.
«Il problema dell’acqua in montagna e degli effetti del cambiamento climatico non riguarda solamente i rifugi, ma incide più in generale sull’intera gestione della risorsa idrica. Per questo motivo chiederemo anche il supporto del Consiglio di Bacino idrico e di SIB, affinché questa analisi, oggi focalizzata sui rifugi, possa essere utile anche alle reti ordinarie di distribuzione e approvvigionamento attraverso il servizio idrico integrato».
Abbruscato: «L’acqua non può più essere considerata una risorsa illimitata»
«I rifugi ci stanno restituendo un segnale molto chiaro: l’acqua in montagna non può più essere considerata una risorsa scontata e illimitata», sottolinea Francesco Abbruscato, presidente del Gruppo Regionale CAI Veneto.
«Dobbiamo lavorare contemporaneamente sull’adattamento delle strutture e sulla cultura di chi frequenta le montagne. Il rifugio non può essere percepito come un punto di servizio dalle risorse infinite: occorrono maggiore autonomia, responsabilità e consapevolezza del limite».
«La sfida climatica – conclude Abbruscato – richiede una nuova alleanza tra istituzioni, CAI, ricerca scientifica, gestori e frequentatori della montagna».
Provincia di Belluno e CAI Veneto hanno infine sottolineato la necessità di individuare, insieme alla Regione Veneto e alle istituzioni nazionali, adeguate risorse economiche per sostenere gli investimenti necessari all’adattamento dei rifugi e, più in generale, dell’intero territorio montano ai nuovi scenari climatici.



