BELLUNOFRIULI VGMAI SENZAMUSICAPODCASTQUI REGIONE VENETOREDAZIONALISPECIALE ECONOMIA 24TG ECONOMIATG EUROPATG TURISMOTOP NEWSVENETOVIDEO

Trasferimento all’estero: come gestire lo shock culturale

Sono tantissime le persone che, ogni anno, scelgono di trasferirsi all’estero. Nel solo 2024, circa 191.000 italiani hanno cambiato vita andando a vivere fuori dai confini del Bel Paese. Quando si prende questa decisione, nella maggior parte dei casi si vivono, almeno all’inizio, dei momenti di forte adrenalina.C’è l’emozione del cambiamento, così come l’orgoglio di aver raggiunto traguardi lavorativi importanti nei casi in cui il trasferimento è legato a una promozione professionale. Esiste, però, anche un rovescio della medaglia del quale, per fortuna, si parla sempre più spesso. Si tratta dello shock culturale. 

Come gestirlo e vivere il cambiamento in maniera serena? Il primo passo è riconoscere l’esistenza di diverse fasi. Ci aiutano a tal proposito gli studi dell’antropologo Kalervo Oberg, che ha elaborato per primo il concetto a cui sono dedicate queste righe. Parte tutto con la cosiddetta fase di luna di miele, subito successiva al trasferimento e nel corso della quale si vivono momenti di vera e propria euforia. Si apre poi la fase di crisi. In questo lasso di tempo, invece, a essere in primo piano sono gli aspetti problematici. Tra questi rientra il disorientamento per le nuove abitudini. Da non dimenticare, molto spesso, sono anche le difficoltà legate alla lingua. In questo caso, facendo un corso mirato di business English, skill preziosa sul lavoro in tutto il mondo e praticamente in qualsiasi settore, si può fare la differenza.

Fondamentale per ottenere risultati è scegliere un percorso personalizzato e con lezioni basate su situazioni professionali reali. Grazie a scelte come quelle appena ricordata, si vive in maniera più funzionale la fase successiva, ossia quella di assestamento. Quando la si chiama in causa, si inquadra un momento di recupero, nel corso del quale la persona che si è trasferita all’estero tende, per migliorare la propria situazione, a cercare di apportare cambiamenti funzionali alle proprie abitudini. Si conclude il tutto con la fase di accettazione: l’ansia e l’approccio problematico alla realtà non esistono più e si hanno tutti gli strumenti per decodificare la nuova realtà che si ha intorno.

L’importanza delle aspettative

Un aspetto sul quale è fondamentale lavorare quando ci si trasferisce all’estero e si ha intenzione di evitare lo shock culturale riguarda le aspettative. Pensare di integrarsi in poche settimane è decisamente poco realistico. Un errore da non compiere riguarda il fatto di cercare di fare più conoscenze possibili. Si tratta, in molti casi, di un impegno che non porta da nessuna parte e che toglie molto tempo. Quando si inizia a vivere all’estero, costruire due, massimo tre legami solidi è qualcosa di estremamente prezioso e un modo per sentirsi maggiormente al sicuro.

Quando è il caso di chiedere aiuto

Prepararsi al trasferimento migliorando le proprie competenze linguistiche è indubbiamente utile, ma non sempre basta per affrontare il cambiamento con sufficiente serenità. A volte può avere senso chiedere aiuto a un professionista. Esistono diversi sintomi davanti ai quali è il caso di non abbassare la guardia: tra i principali spicca l’ansia. Quando va avanti per diverse settimane, è segno  che qualcosa non sta andando nel modo giusto. Un altro segnale che fa capire la necessità di rivolgersi a uno psicologo è il calo di rendimento lavorativo. Guardando i sintomi fisici, non si possono non citare l’insonnia e le somatizzazioni. Premettendo la differenza tra i vari casi, ricordiamo che tra i suggerimenti pratici che lo psicologo mette in primo piano rientra l’eliminazione dello scrolling di contenuti digitali legati alla propria vita nel Paese di origine, senza dimenticare il focus sulla pratica linguistica e sulle interazioni minime (può bastare inizialmente conversare con qualcuno al bar o in palestra).

Related Articles

Back to top button