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CILIEGIE, ANNATA ECCELLENTE MA MERCATO IN CRISI: “BELLE E ABBONDANTI, MA RESTANO SUGLI ALBERI” LO DICE CONFAGRICOLTURA PADOVA .

Belle, rosse, succose e croccanti. Le ciliegie venete di quest’anno presentano tutte le caratteristiche che normalmente farebbero presagire una stagione positiva. Eppure il mercato sta attraversando una fase di forte difficoltà. A lanciare l’allarme è Adriano Favazza, presidente della sezione di prodotto di Confagricoltura Padova e produttore a Montagnana, che individua proprio nell’abbondanza della produzione una delle principali cause della crisi. “Paradossalmente – spiega Favazza – il problema nasce da un’ottima annata. Negli ultimi anni le gelate tardive e le piogge intense di maggio avevano spesso compromesso la produzione, provocando danni durante la fase di allegagione o causando il fenomeno del cracking, cioè la spaccatura dei frutti in prossimità della raccolta. Quest’anno, invece, le ciliegie sono numerose e di ottima qualità”.

Una disponibilità di prodotto superiore alle aspettative che, tuttavia, non trova un corrispondente aumento della domanda. Il risultato è un rapido calo delle quotazioni e crescenti difficoltà di collocamento sul mercato. “Anche i principali mercati ortofrutticoli non riescono più ad assorbire tutta la produzione disponibile – osserva Favazza –. A questo si aggiungono le importazioni provenienti da altri Paesi, come la Romania, che aumentano ulteriormente l’offerta. E pesa anche il divario tra il prezzo riconosciuto ai produttori e quello praticato al consumatore finale”.

Secondo il presidente della sezione di prodotto di Confagricoltura Padova, infatti, sugli scaffali della grande distribuzione le ciliegie possono raggiungere anche i 7 euro al chilogrammo, mentre i produttori locali sono costretti a proporle a circa 2 euro al chilogrammo. Una situazione che genera effetti paradossali: nonostante l’abbondanza e la qualità del raccolto, parte della produzione rischia di non essere raccolta o commercializzata. “Le ciliegie restano sugli alberi – commenta amaramente Favazza – per la felicità degli uccellini”. Il problema, però, va ben oltre la singola stagione commerciale. La cerasicoltura è infatti una delle produzioni frutticole più delicate e costose da gestire. “Produrre ciliegie è estremamente difficile – sottolinea Favazza –. Gli agricoltori devono convivere ogni anno con il rischio delle gelate tardive, con le piogge durante la maturazione che possono compromettere il raccolto e con la diffusione della Drosophila suzukii, un insetto particolarmente dannoso per il frutto. Per questo è fondamentale garantire ai produttori una remunerazione adeguata al lavoro e agli investimenti richiesti”.

Secondo Favazza, il mercato dovrebbe valorizzare maggiormente la produzione nazionale. “Altrimenti la grande distribuzione continuerà ad approvvigionarsi da chi offre il prezzo più basso. La qualità passa spesso in secondo piano rispetto alla convenienza economica. E l’Italia parte svantaggiata perché i nostri produttori sono tenuti a rispettare disciplinari e standard produttivi molto rigorosi, mentre in altri Paesi sono consentite pratiche che da noi non sono ammesse. Questo crea una situazione di evidente disparità competitiva”. Per il comparto, quindi, la sfida non riguarda soltanto la quantità prodotta, ma soprattutto la capacità di riconoscere un valore economico adeguato a una filiera che investe nella qualità, nella sicurezza alimentare e nella sostenibilità delle produzioni.

 

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