Sanità veneta, disavanzo delle aziende a 517,9 milioni. UIL FP: ” il riequilibrio non può essere pagato da lavoratori “

I bilanci consuntivi 2025 delle Aziende sanitarie del Veneto, al netto di Azienda Zero, evidenziano un risultato economico aggregato negativo pari a 517,879 milioni di euro. Nel dato rientra anche il disavanzo di circa 93 milioni di euro dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona. Il risultato positivo di Azienda Zero, superiore a 529 milioni di euro, consente al consolidato regionale di mantenere formalmente l’equilibrio economico, ma non cancella le difficoltà registrate nei bilanci delle singole Aziende sanitarie.
«Ora è necessario comprendere, Azienda per Azienda, quali siano le cause di questi risultati e quali correttivi la Regione intenda adottare. Una cosa deve però essere chiara fin da subito: il riequilibrio dei conti non può essere scaricato sul personale e sui servizi», dichiara Stefano Gottardi, Segretario Generale UIL FP Veneto.
«Non sarebbe accettabile rispondere ai disavanzi rallentando le assunzioni, comprimendo gli organici o aumentando ulteriormente i carichi di lavoro. Quando mancano lavoratrici e lavoratori, a pagare sono contemporaneamente chi opera nei servizi e i cittadini che devono accedervi».
Il quadro veneto si inserisce, peraltro, in un contesto nazionale caratterizzato da un finanziamento della sanità pubblica ancora inferiore rispetto ai principali Paesi europei. Secondo la Fondazione GIMBE, nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana si è attestata al 6,2% del PIL, contro il 7,1% della media OCSE-Europa, collocando l’Italia al quindicesimo posto su 27 Paesi europei e ultima nel G7, con un divario stimato in 36,1 miliardi di euro. Lo stesso Consiglio dell’Unione Europea, il 10 luglio 2026, ha raccomandato all’Italia di migliorare l’accesso alle cure e affrontare le carenze di personale sanitario. In Veneto il problema degli organici è già concreto. Per esempio, già il 12 agosto è stata segnalata nell’ULSS 2 Marca Trevigiana una situazione di forte difficoltà sul fronte delle nuove assunzioni, con un rapporto tra personale infermieristico disponibile e necessario indicato in 0,7, contro una media nazionale di 0,9.
Per UIL FP Veneto il rischio è che la combinazione tra disavanzi aziendali, tetti di spesa e carenza di professionisti finisca per rallentare non soltanto l’attività ordinaria, ma anche la costruzione della nuova sanità territoriale prevista dal PNRR.Secondo il monitoraggio della Fondazione GIMBE su dati AGENAS, al 31 dicembre 2025 soltanto 66 Case della Comunità sulle 1.715 programmate a livello nazionale risultavano pienamente operative.Alla data del 1° settembre 2026, dopo la scadenza PNRR del 30 giugno, non risulta ancora disponibile una rendicontazione pubblica e documentata sulla piena operatività delle almeno 1.038 Case della Comunità e dei 307 Ospedali di Comunità previsti.
In Veneto, ad aprile, era stato comunicato il completamento di 73 Case della Comunità, con una previsione di arrivare a 101 entro giugno. Ma realizzare le strutture non basta. «La vera questione è chi farà funzionare questi servizi», sottolinea Gottardi. «Una Casa della Comunità senza infermieri, operatori sanitari e professionisti in numero adeguato rischia di rimanere una struttura formalmente completata ma incapace di rispondere pienamente ai bisogni del territorio. Il rispetto del DM 77 passa necessariamente dalla programmazione degli organici».
In questo contesto si inserisce anche la delibera ANAC n. 318 del 29 luglio 2026, con la quale è stato approvato il Catalogo dei rischi corruttivi nel settore sanitario, individuando tra le aree maggiormente sensibili liste d’attesa, attività intramoenia, accreditamento, rapporti con l’industria farmaceutica e conflitti di interesse. UIL FP Veneto precisa che non esiste alcun automatismo tra il disavanzo delle Aziende sanitarie e fenomeni corruttivi. La questione posta dal sindacato è un’altra: quando le risorse sono limitate e i bilanci presentano forti squilibri, diventano ancora più indispensabili trasparenza, tracciabilità della spesa e capacità di verificare l’efficacia delle risorse impiegate.
LE RICHIESTE DELLA UIL FP VENETO
1. Revisione dei tetti di spesa del personale.
Intervenire tempestivamente sulle Aziende maggiormente in sofferenza, a partire dall’ULSS 2 Marca Trevigiana, evitando che i vincoli economici determinino un rallentamento delle assunzioni necessarie.
2. Piano straordinario regionale di reclutamento e stabilizzazione.
Definire i fabbisogni di personale, Azienda per Azienda, per Case della Comunità, Ospedali di Comunità e nuova organizzazione territoriale, indicando numeri, professionalità necessarie e tempi verificabili di assunzione.
3. Tavolo regionale sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Regionale.
Convocare entro l’autunno un confronto con le Organizzazioni sindacali su andamento economico delle Aziende, tetti di spesa, fabbisogni di personale, sviluppo della sanità territoriale e misure di trasparenza e prevenzione previste dal Catalogo ANAC.
4. Trasparenza sulle cause dei disavanzi.
La Regione renda pubblico un quadro analitico delle cause che hanno prodotto il risultato aggregato negativo di 517,879 milioni di euro, delle differenze tra le singole Aziende sanitarie e delle misure previste per il biennio 2026-2027.
«Il Veneto deve tenere insieme sostenibilità economica e sostenibilità organizzativa», conclude Gottardi. «Mettere in equilibrio i bilanci impoverendo gli organici non significherebbe risanare il sistema, ma trasferire il problema sui lavoratori e sui cittadini. Servono trasparenza sui conti, programmazione del personale e una scelta politica chiara: le risorse destinate alla sanità devono tradursi in professionisti, servizi e diritto alla cura».



